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Lo scudo Bce funziona. Per ora

La Banca centrale europea controlla l'evolversi della crisi nella regione e rassicura i mercati. Ma le aziende hanno ancora delle difficoltà con gli istituti di credito. Ma i tassi non possono rimanere bassi a lungo. 

Marco Caprotti 06/05/2013 | 16:19
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La Banca centrale europea continua a vigilare e nella regione si respira un po’ di ottimismo. L’indice Msci del Vecchio continente nell’ultimo mese (fino al 3 maggio e calcolato in euro) ha guadagnato il 2,8%, portando a +8,8% la performance da inizio anno. Merito, ancora, della promessa fatta dall’istituto di fare il possibile per salvaguardare l’unità della moneta unica e della possibilità di mettere in campo il piano Omt (Outright monetary transaction) per contenere l’aumento degli spread governativi.

La Bce nei giorni scorsi ha annunciato da Bratislava il quarto taglio dell’era di Mario Draghi che ha portato il costo del denaro nell'Eurozona al nuovo minimo storico dello 0,5% (-25 punti base). E’ sceso anche il tasso sui prestiti marginali (-50 punti base all’1%) mentre resta invariato quello sui depositi (a zero). Il presidente della Bce ha, però, detto che la Banca “è aperta” a valutazioni su questo punto. In altre parole, ha lasciato uno spiraglio sulla possibilità di una discesa sottozero come incentivo alle banche a usare tutta la liquidità in eccesso (121 miliardi circa) per finanziare imprese e famiglie. Resta da vedere se questo interventismo della Bce reggerà alla prova dei fatti. “I tassi di interesse che restano a livelli troppo bassi per tanto tempo possono sfociare in distorsioni”, ha detto Joerg Asmussen, rappresentante del Comitato esecutivo della Bce, in un discorso all’Economist’s Bellwether Europe Summit a Londra. Le decisioni di politica monetaria (e soprattutto gli scopi per cui queste vengono attuate), ha aggiunto, non vengono applicate in maniera omogenea in tutti gli stati. “E questo penalizza i paesi periferici, dove ce n’è più bisogno”. Il riferimento, nemmeno troppo velato e alle banche di alcuni stati che, nonostante gli incentivi dati da Francoforte, hanno difficoltà ad aprire il rubinetto del credito.

Banche e imprese, rapporti difficili
Migliora, però (anche se di poco), la situazione in cui operano le imprese della regione. Secondo un sondaggio della Banca centrale fra le piccole e medie aziende, la percentuale netta delle Pmi che hanno constatato un peggioramento della disponibilità di prestiti bancari è scesa a -10% dal -22% della precedente inchiesta. Le Pmi italiane sono tra le aziende che hanno segnalato il cambiamento per il meglio più accentuato (da -27% a -7%). Un andamento che riflette - secondo la Bce - il miglioramento della fiducia nei mercati finanziari negli ultimi mesi e delle condizioni di provvista delle banche, a cui hanno contribuito le misure non standard della Bce, incluso l’annuncio delle Omt.

Tra i fattori che pesano ancora sull’accesso al credito, le Pmi della zona euro citano in primis il peggioramento delle prospettive economiche. La situazione peggiore, soprattutto per quanto riguarda le condizioni dei prestiti si registrano in Grecia, Spagna e Italia. Anche se aumentano, ad esempio, le risposte favorevoli alle richieste di prestito, la percentuale netta delle Pmi italiane che riferiscono un aumento dei tassi di interesse praticati dalle banche è del 62%, seconda solo alla Spagna (66%). Il 44% inoltre segnala un aumento delle garanzie contro il 15% delle Pmi tedesche. Uno scenario che accomuna ancora una volta la periferia sud dell’Europa e indica una forte avversione al rischio da parte delle banche in un contesto di debole attività economica e di difficoltà del sistema finanziario.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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