La Germania ha l'aria da periferia

La prima economia della regione, dicono gli operatori, è stata contagiata dalla crisi. In Italia, intanto, il nuovo governo deve affrontare debito e disoccupazione. E gli investitori pesano i rischi. 

Marco Caprotti 02/05/2013 | 11:26
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Chi ha puntato sul cavallo tedesco potrebbe aver scommesso su un ronzino. Non sarà la Germania, infatti, a portare l’Europa fuori dalle secche della crisi economica. Almeno nel futuro prossimo. L’indice Ifo sulla fiducia delle imprese tedesche di aprile ha deluso le attese registrando un calo di oltre due punti da marzo e sotto le stime di 106,2. “La discesa, dettata in primis dal settore manifatturiero, certifica che ormai la crisi ha colpito anche la Germania, soprattutto a causa del rallentamento della domanda estera”, spiega una nota di Banca Intermobiliare. “Questi livelli di Ifo, insieme ad altri indicatori, segnalano che nel secondo trimestre il Pil (Prodotto interno lordo) tedesco potrebbe rimanere fermo invece di virare in positivo come previsto”.

Il quadro macro generale
Anche la fiducia economica della Commissione europea fornisce segnali negativi, con un calo ad aprile di 1,5 punti a 88,6, livelli di fine 2012 (quando il Pil era sceso dello 0,6% trimestrale). Sono scesi tutti gli indici settoriali (industria e servizi), con ordini in calo e scorte in crescita. “In generale i messaggi degli indicatori di sentiment sono negativi oltre le attese”, continua la nota. “Con questi numeri, e a meno di inaspettati rimbalzi a maggio o giugno, il Pil europeo potrebbe tornare a scendere di qualche decimale (trimestre su trimestre), vanificando il miglioramento intravisto nel periodo gennaio-marzo  rispetto a fine 2012”. Sempre negativi i dati sui consumi. A marzo sono scese le vendite al dettaglio sia in Italia che in Germania mentre sono rimbalzate in Francia solo grazie all’aumento di consumo di energia dovuto al clima più freddo della media del mese scorso. La disoccupazione nell’Eurozona, intanto, ha raggiunto livelli record. A marzo, secondo Eurostat, il tasso di disoccupazione destagionalizzato nei 17 paesi dell'Eurozona è salito al 12,1% ritoccando il precedente record storico di febbraio (12%). La disoccupazione nell’Unione europea a 27 membri è risultata invece stabile a marzo (10,9%). L'Austria è il paese con la disoccupazione più bassa (4,7%), la Grecia il fanalino di coda (27,2%). I disoccupati nella zona euro sono in totale 19,21 milioni, nella Ue arrivano a 26,52 milioni. Eurostat segnala poi il forte balzo della disoccupazione giovanile (under 25): 24% (22,5% in febbraio).

Il nodo Italia
Tra i paesi con un tasso disoccupazione giovanile superiore alla media spicca l'Italia con il 38,4%. Il mercato del lavoro non è il solo problema che il nuovo governo guidato da Gianni Letta dovrà affrontare. “La Commissione europea prevede per l’Italia un rapporto tra deficit e Prodotto interno lordo del 2,1% nel 2013 e 2014, un deficit strutturale entro il limite del -0,5% fissato dal Fiscal Compact ed un avanzo primario del 2,5%: una posizione fiscale alquanto favorevole rispetto al resto dell’area euro”, spiega una nota firmata da Frank Dixmier, responsabile degli investimenti Fixed income Europe di Allianz Global Investors. “La sfida che deve affrontare l’Italia in questo momento non è il controllo del deficit, bensì l’indebitamento elevato, pari al 128% circa del Pil, insieme al potenziale di crescita debole. In un contesto di incertezza, le difficoltà nel portare avanti le riforme strutturali necessarie per migliorare la competitività, peseranno probabilmente sulle prospettive di crescita del paese, giustificando un premio per il rischio più alto sugli investimenti in Italia”. E’ scesa anche la fiducia delle imprese italiane, il cui indice ad aprile si è attestato a 87,6, in calo di un punto da marzo. L’indice, spinto al ribasso dall’anemica domanda interna, è tornato sui livelli di fine 2012.

Bisogna saper scegliere
All’interno di un quadro del genere diventa, se possibile, ancora più complicato fare delle scelte di investimento. “In una situazione in cui non sono chiari gli intenti e come arrivarci e alla luce della fragilità dei mercati europei dei capitali e dell’aumento dei rischi politici pochi investitori sono in grado di prendere decisioni su come gestire i soldi”, spiega una nota di Pimco. “Più grandi sono i pericoli che si troveranno ad affrontare, maggiori saranno i premi per il rischio che vorranno per un mercato potenzialmente volatile e flussi di cassa incerti”. 

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.