Chi ha paura dell'Abenomic

Il nuovo piano di stimolo economico del Giappone sta condizionando le obbligazioni internazionali. E potrebbe avere effetti pesanti anche sull'equity del Sol levante. La BoJ, intanto, prepara nuove mosse. 

Marco Caprotti 17/04/2013 | 15:30
Facebook Twitter LinkedIn

Per fare pubblicità al suo piano di stimolo economico il Giappone ha scelto la strada migliore: far preoccupare gli investitori. La politica economica del paese (conosciuta come Abenomic, dal nome del primo ministro Shinzo Abe che l’ha fortemente voluta) punta a spingere al rialzo l’inflazione (almeno il 2%) ed uscire dalla ventennale deflazione attraverso una politica monetaria estremamente espansiva. Il nuovo governatore della Bank of Japan, Haruhiko Kuroda, appena insediatosi ha eseguito l’ordine del premier con un massiccio piano di acquisto di obbligazioni governative del Sol levante. Per dare un’idea delle dimensioni della manovra (che fa il paio con il tentativo di tenere basso lo yen per aiutare le imprese dell’export) basta confrontarla con i Quantitative easing  effettuati dalla Federal Reserve che equivalgono al 25% del Pil Usa. Il Qe del Giappone (in realtà un Qqe, visto che si chiama Quantitative and qualitative easing) è pari al 60% della ricchezza nazionale.

“La deflazione funziona solo se la quantità dei risparmi è sufficientemente ampia e adeguata da finanziare un governo e il governo si può poi permettere il lusso di avere del tempo per rimettere in ordine i conti”, spiega una nota firmata da Chris Iggo, responsabile degli investimenti nel reddito fisso di Axa Investment managers. “Bisogna ricordarsi che la deflazione non è un fattore positivo per la stabilità fiscale, poiché il costo reale del debito continua a salire. Il Giappone ha preso coscienza del fatto che non è possibile andare avanti così per sempre”. Ma le scelte della BoJ, dicono gli operatori, avranno effetti profondi sia sul mercato interno che su quello internazionale e coinvolgeranno il segmento obbligazionario e quello equity.

Giù lo yield
La mossa di Kuroda ha avuto come prima conseguenza il calo dei rendimenti dei bond nipponici, che ha costretto gli investitori ad andare a caccia di yield sui mercati mondiali. Questo, a catena, ha prodotto un appiattimento della curva dei rendimenti dei bond a lungo termine di molti paesi contestualmente a un rialzo dei prezzi. Questi fenomeni hanno interessato soprattutto gli stati con una moneta forte e i rendimenti più alti come, ad esempio, alcuni mercati emergenti (lo yield del decennale turco è passato da 3,4% al 2,8%) e quelli dell’Europa periferica (il rendimento del Bonos a 10 anni dal 4,7% è sceso all’1,5%). “Ulteriori deprezzamenti dello yen spingeranno gli investitori giapponesi a cercare alti rendimenti in giro per il mondo”, spiega Scott Minerd, responsabile degli investimenti di Guggenheim Partner. “Possiamo anticipare, quindi che ci saranno flussi in uscita dal Giappone diretti vero i mercati obbligazionari internazionali di cui vedremo gli effetti nel corso dei prossimi trimestri”.

Equity con cautela
Le scelte della BoJ promettono di avere effetti profondi anche sull’azionario. “Come investitori molto presenti in Giappone, in passato abbiamo visto molte opportunità che non hanno dato i risultati sperati, non solo in termini di ritorni ma anche dal punto di vista della pianificazione fiscale e monetaria”, spiega uno studio di Mattherw Beesley, head of global equities di Henderson Global Investors. “Ma ora ci sembra che le fondamenta siano solide. Prevediamo quindi di tornare a vedere un flusso di investimenti a favore delle azioni giapponesi, man mano che gli investitori saranno più convinti dell’efficacia di questo piano. Per troppo tempo la regione è stata considerata poco interessante nel panorama globale. Finalmente, si potrà seriamente guardare ai fondamentali”.

Gli investitori devono quindi precipitarsi sugli asset nipponici? Meglio procedere con calma. “Un’altra sfida da considerare è che i piani economici di Kuroda e Abe prevedono uno yen debole”, continua Beesley. “Ciò è senza alcun dubbio positivo per le aziende che hanno gran parte dei profitti derivanti dall’estero, ma rappresenta un problema per l’investitore globale. Fino ad ora, l’apprezzamento di molte tra le più importanti azioni giapponesi – e le aziende forti nell’export sono spesso alcune delle migliori del paese perché sono quelle che hanno scelto di diventare competitive a livello globale piuttosto che rimanere confinate nel fiacco mercato domestico – è stato controbilanciato dal deprezzamento della valuta. Se lo yen riuscisse a stabilizzarsi su livelli che risultino validi dal punto di vista dei profitti aziendali ma anche sufficientemente in linea con le prospettive strategiche domestiche, allora assisteremmo ad un’attività d’investimento sempre più vivace nella regione. Se ciò dovesse mancare, molti investitori manterrebbero la loro diffidenza sui reali ritorni derivanti da un investimento in Giappone. E’ questo genere di incertezza che al momento ci impedisce di aumentare in modo sostanziale l’asset allocation in Giappone”.

La BoJ non ha finito
Gli operatori danno per scontato che la Bank of Japan non si fermi. Lo ha lasciato intendere lo stesso istituto nel documento che ha accompagnato la presentazione del piano. “Il Quantitative e qualitative easing introdotto dalla banca sottolinea l’impegno dell’istituto e riguarderà non solo strumenti di lungo termine come i tassi di interesse e i prezzi degli asset”, ha scritto la BoJ. “Vogliamo cambiare radicalmente le attese del mercato e gli elementi economici”. Di cosa si tratta in pratica? “Vuol dire che la BoJ continuerà a intervenire sul mercato”, spiega Guy Bruten, Global economist di AllianceBernstein. “E aggiunge che ha anche ha disposizione una serie di attrezzi che può utilizzare. Può acquistare una serie di altri asset rischiosi, può tagliare i tassi di interesse su una parte delle riserve, può acquistare obbligazioni straniere, intervenire sui tassi di cambio, modificare la metodologia con cui viene calcolata l’inflazione. Ci attendiamo che Kuroda, nel corso dei prossimi meeting internazionali, citi una o più di queste opzioni come possibili scelte”. 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

LEGGI ALTRI ARTICOLI SU
Facebook Twitter LinkedIn

Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.