Quando il gestore fa un buon lavoro, ma non basta

Un’analisi Morningstar indaga la capacità dei manager di battere gli indici azionari europei. E li promuove. Tuttavia, se teniamo in considerazione i costi pagati dai sottoscrittori, il valore aggiunto si riduce fino ad annullarsi.

Sara Silano 06/06/2019 | 11:15

Quando il gestore fa un buon lavoro ma non basta

Immaginiamo un fondo azionario Europa gestito attivamente e senza commissioni. Se guardiamo alle sue performance dal 2002, è molto probabile che siano superiori all’indice di riferimento. Se passiamo dal virtuale al reale e teniamo conto dei costi, lo stesso comparto ha elevate possibilità di aver fallito nella creazione di valore rispetto al benchmark.

I ricercatori di Morningstar hanno tradotto le due ipotesi in dati e il quadro è impietoso. La loro analisi ha riguardato circa 3 mila fondi aperti, classificati nelle 12 categorie azionarie Europa di Morningstar, includendo quelli che sono stati chiusi o fusi in altri. Il periodo considerato va da gennaio 2002 a settembre 2018, un orizzonte caratterizzato sia da fasi di rialzo sia di ribasso.

Gestori promossi
Come si vede nel grafico qui sotto, il gestore attivo mediano ha fatto meglio dell’indice di riferimento al lordo dei costi nell’orizzonte analizzato in tutte e dodici le categorie (punti rossi). Quando, però, andiamo a considerare le classi retail, quindi le commissioni applicate, il tasso di successo diminuisce drasticamente (punti azzurri).

Mediane dei rendimenti in eccesso annualizzati lordi e netti a cinque anni rolling dal 2002 al 2018 rispetto gli indici Morningstar di categoria

Mediane dei rendimenti in eccesso annualizzati lordi e netti a cinque anni rolling dal 2002 al 2018 rispetto gli indici Morningstar di categoria

“Se consideriamo i costi applicati alle classi retail, 10 su 12 categorie hanno ritorni in eccesso rispetto all’indice negativi”, spiega Natalia Wolfstetter, director of Manager research e autore dello studio Morningstar. “In cinque su 12, l’excess return lordo mediano è stato più alto delle fee delle classi istituzionali o clean (senza commissioni di distribuzione, Ndr)”.

Il fondo tipico
Il ritorno in eccesso mediano lordo è stato dell’1,06% annualizzato dal 2002 al 2018, ma alcune categorie hanno fatto decisamente meglio. In particolare, gli azionari Eurozona mid cap e l’Equity Europa flessibile hanno registrato percentuali superiori al 2%. In alcune categorie la dispersione è ampia; in altre meno. In gruppi come Europe large cap blend ed Eurozone large cap, la mediana è vicina allo zero e si muove in un intervallo ristretto per cui è possibile prevedere l’excess return di un “fondo tipico” con un alto livello di confidenza, spiegano i ricercatori di Morningstar. In altre, ad esempio flex cap e mid e small cap la dispersione è elevata per cui fare stime diventa più difficile.

Opzione low cost
Di fatto, l’excess return esiste solo sulla carta, perché gli investitori devono pagare una commissione, che è mediamente dell’1,82% per le classi destinate ai risparmiatori privati. E il costo spesso mangia tutto il rendimento. Come altri studi in passato, anche quest’ultimo conferma l’importanza delle fee nel prevedere le performance future e quindi dell’opportunità di selezionare strumenti low cost.

“Nelle categorie dove c’è poca dispersione dei rendimenti in eccesso e questi sono vicini allo zero, le strategie passive hanno maggiori probabilità di successo (tipicamente quelle con focus sulle società a larga capitalizzazione)”, dice Wolfstetter. “Strategie flessibili, small e mid cap sono un terreno più fertile per i gestori attivi. Ma anche il più sfidante, perché tra il migliore e il peggiore possono esserci ampie differenze”.

I migliori
Cosa succede se selezioniamo solo i migliori fund manager? Il quadro cambia radicalmente: in tutte le 12 categorie, gli active fund che si collocano nel primo quintile battono l’indice di riferimento al netto dei costi delle classi retail. Il problema, però, è trovare quelli che riescono a fare bene su interi cicli di mercato. Lo studio, infatti, rivela che il ritorno in eccesso dei top manager può variare sensibilmente nel tempo con una grande differenza di risultati tra fondi concorrenti.

Fondi nel miglior quartile: rendimenti in eccesso annualizzati lordi e netti a cinque anni rolling dal 2002 al 2018 rispetto gli indici Morningstar di categoria

Fondi nel miglior quartile: rendimenti in eccesso annualizzati lordi e netti a cinque anni rolling dal 2002 al 2018 rispetto gli indici Morningstar di categoria

Il fondo giusto
Selezionare il “giusto” fondo diventa un fattore fondamentale per l’investitore. Lo conferma il fatto che il tasso di successo dei gestori attivi si riduce significativamente se, oltre le commissioni, si tengono in conto chiusure e fusioni tra comparti. Si va da un success rate minimo del 19% degli Azionari Europa large cap blend al 47% dell’Europa ex-Uk large cap.

Considerato che l’investitore è interessato al fondo che meglio gli permette di raggiungere i suoi obiettivi finanziari, la conoscenza dei costi è un potente alleato. Anche nelle categorie dove i gestori attivi possono fare meglio, non bisogna sottovalutare questo fattore, che per altro è facile da reperire nella documentazione di offerta. Molto più difficile identificare le competenze di un money manager e le sue capacità di creare valore in tutte le condizioni di mercato e con continuità nel tempo.

Lo studio completo dal titolo Should you go active in European equities, realizzato da Natalia Wolfstetter è disponibile su Morningstar Cloud.

L'analisi è stata realizzata con la piattaforma per professionisti finanziari, Morningstar Direct. Clicca qui per saperne di più sulle sue funzionalità.

 

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Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia

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