Fondi passivi, i migliori e i peggiori di novembre

Rimbalzano nel mese i mercati azionari di Turchia e India, oltre al gas naturale. Molto male invece il petrolio e le small cap dell’Eurozona.

Valerio Baselli 10/12/2018 | 10:36

Secondo i dati Morningstar, a novembre, tra il miglior fondo passivo (in termini di rendimento) e il peggiore ci sono oltre 55 punti percentuali (prendendo in considerazione quelli registrati alla vendita in Italia ed escludendo i replicanti strutturati, cioè a leva o short).

Questi strumenti, essendo prodotti puramente passivi, riflettono nei loro movimenti l’evoluzione dei mercati, senza che la performance venga distorta dalle scelte (buone o cattive) di un gestore attivo.

Il mondo degli Etp
Nel mondo dei fondi passivi quotati in Borsa, cioè gli Exchange traded product (Etp), troviamo i quasi 40 punti percentuali guadagnati dal gas naturale il mese scorso. I prezzi del gas naturale sono guidati dalle condizioni meteorologiche, soprattutto quelle del nord-est degli Stati Uniti e del Canada, una zona che da diverse settimane si trova vittima di un’ondata di freddo che ha costretto a chiudere i principali aeroporti della zona con centinaia di voli cancellati. Inoltre, secondo i dati dell’Energy Information Administration, a fine ottobre le scorte di gas naturale degli Stati Uniti erano inferiori del 16,5% rispetto a quelle di un anno prima. 

Al terzo e al quarto posto ci sono due replicanti del mercato azionario turco. La Borsa di Istanbul ha recuperato terreno in novembre, con l’indice Morningstar Turkey NR balzato del 12,8% nel mese. Il bilancio a più lungo termine resta comunque molto negativo (-15% a sei mesi, -35% da inizio anno).

Per quanto riguarda la “Flop 5”, la classifica è interamente dedicata a strumenti esposti in vari modi al petrolio. Da notare che per trovare il primo Etp non petrolifero nella classifica dei replicanti quotati registrati alla vendita in Italia che hanno perso di più nel mese di novembre bisogna spingersi fino al ventiseiesimo posto. Il barile Brent ha perso circa il 26% del proprio valore nel mese di novembre (attualmente si attesta 62 dollari).

Il vertice Opec di giovedì scorso a Vienna (l’ultimo prima dell’uscita del Qatar prevista per gennaio dopo 57 anni) ha sancito una riduzione della produzione a partire dal primo gennaio 2019 di 1,2 milioni di barili al giorno. I 14 paesi Opec e i 10 non Opec guidati dalla Russia che hanno partecipato a questa riunione allargata, rappresentano insieme la metà della produzione globale. La riduzione delle estrazioni è stata decisa a causa dell'eccesso di offerta sul mercato che ha fatto crollare i prezzi di oltre il 30% in due mesi. Elemento fondamentale è che l'Iran, già alle prese con le sanzioni statunitensi, è riuscito a farsi esentare dai tagli.

Il mondo dei fondi indicizzati
Per quanto riguarda i fondi passivi non quotati (senza quindi la componente di trading intra-day), la Top 5 è interamente occupata dai mercati emergenti, con l’India e la Cina in evidenza. “È stato un mese da ricordare per i mercati emergenti, con il sentiment degli investitori che si è invertito dopo un lungo periodo di debolezza”, si legge nell’ultimo Managed Portfolio Insights a cura di Morningstar Investment Management Europe. “Il rimbalzo ha riguardato sia le azioni che il debito in valuta locale, riguadagnando così terreno sulle perdite sostenute da inizio anno. Cina, India e Indonesia sono i mercati che hanno contribuito di più.”

A proposito della Cina, a margine del recente G20 in Argentina, i presidenti Donald Trump e Xi Jinping hanno concordato l’inizio di un periodo di 90 giorni di negoziazione sulle dispute commerciali e il blocco momentaneo di qualunque ulteriore incremento dei dazi. “Il governo cinese sembra voler dare l’impressione che le tariffe stiano impattando l’economia cinese più di quanto sia il caso”, commenta Andrew Harmstone, senior portfolio manager del global multi-asset teamdi Morgan Stanley. “Infatti, a nostro avviso, la maggior parte delle debolezze economiche in Cina sono state il risultato di una politica di forte riduzione del debito, implementata dallo stesso governo, le quali però non hanno fatto altro che traslarlo tra settori, in questo caso dalle aziende pubbliche ai consumatori. Il debito privato in rapporto al Pil è cresciuto di oltre dieci punti percentuali negli ultimi due anni. Il governo ha limato i dettagli del suo programma alleggerendo i prestiti al settore privato e i tagli fiscali, ma ci vorrà del tempo perché i benefici sperati vengano avvertiti”.

Tra le asset class che hanno deluso, invece, i panieri diversificati di commodity, molto esposti al barile, le small-cap della zona euro e le obbligazioni convertibili europee.

L'analisi è stata realizzata con la piattaforma per professionisti finanziari, Morningstar Direct. Clicca qui per saperne di più sulle sue funzionalità.

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Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar in Francia e Italia.