COP24 e i rischi ignorati del surriscaldamento del globo

In Europa gli eventi climatici estremi sono costati oltre 436 miliardi dagli Anni Ottanta a oggi e l’Italia ha pagato uno dei prezzi più alti. Se non si agisce subito i costi saranno altissimi. Gli investitori possono fare la loro parte, ma hanno bisogno di un quadro certo e strumenti di valutazione adeguati.

Sara Silano 06/12/2018 | 11:53

Katowice è una città ad est di Cracovia, nel cuore carbonifero della Polonia, famosa proprio per l’industria pesante. Non è un caso, quindi, che sia stata scelta come sede di COP24, la Conferenza mondiale sul clima promossa dalle Nazioni Unite, che si svolge dal 2 al 14 dicembre per fare il punto sull’impegno della comunità internazionale nella lotta al surriscaldamento globale.

Anche se dai partecipanti arrivano segnali contrastanti, la gravità del fenomeno è ormai sotto gli occhi di tutti. Secondo il report dell’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO), nel 2017 gli eventi climatici estremi sono stati la causa del 26% delle perdite di raccolti agricoli, del caldo estremo che ha interessato circa il 30% della popolazione mondiale, delle inondazioni che hanno colpito 41 milioni di persone nel solo sud-est asiatico e la lista potrebbe continuare ed aggiornarsi con i disastri ambientali che recentemente hanno colpito l’Italia.

Le perdite economiche
Secondo la Relazione della Commissione europea sull'attuazione della strategia dell'Ue di adattamento ai cambiamenti climatici, presentata il 12 novembre al Parlamento e al Consiglio europeo, “le perdite economiche registrate in Europa nel periodo 1980-2016 provocate da fenomeni meteorologici e altri eventi estremi legati al clima hanno superato i 436 miliardi di euro. L’’Italia è il secondo paese più penalizzato dopo la Germania. Si stima che i danni si decuplicheranno entro la fine del secolo se non verranno intraprese azioni di contrasto.

D’altro canto, il 97% degli scienziati concorda sul fatto che siano stati gli uomini la causa prevalente del surriscaldamento osservato a partire dalla seconda metà del 20° secolo. Il Panel intergovernativo sul Climate Change (IPCC) indica in circa un grado dai livelli pre-industriali l’aumento provocato dalle attività della popolazione mondiale. Le probabilità di un incremento di 1,5 gradi tra il 2030 e il 2052 sono elevate con rischi per la salute, l’alimentazione, la disponibilità di acqua e la crescita economica. Secondo alcune stime, presentate alla Morningstar Investment Conference dal professor Francesco Bosello del Dipartimento di Scienze ambientali dell’Università di Milano, il costo, in termini di riduzione del Prodotto interno lordo mondiale, potrebbe arrivare al 20-30% se gli scenari più pessimistici dovessero avverarsi.

Cosa fare
“Sappiamo abbastanza per giustificare un politica di mitigazione aggressiva da attuarsi sin da subito, per ridurre la probabilità di costi elevatissimi”, afferma Bosello. “Ad essa, andrebbero affiancate azioni di adattamento per la gestione del danno residuo. Oggi le iniziative sono sottodimensionate rispetto al problema e serve un chiaro indirizzo politico e certezze per i mercati se vogliamo che il processo di decarbonizzazione abbia successo”.

La Commissione europea ha già fatto sapere in diverse occasioni che le risorse pubbliche non saranno sufficienti per garantire un'economia resiliente ai cambiamenti climatici. Per questo motivo  ha varato un piano d'azione per attirare gli investimenti privati, che prevede, tra l’altro, una tassonomia degli investimenti sostenibili dal punto di vista ambientale, trasparenza (disclosure) da parte degli investitori istituzionali e dei consulenti sui rischi e le opportunità legate alle tematiche ESG (Environmental, social e governance) e l’introduzione di benchmark low carbon e positive-carbon impact per le strategie di de-carbonizzazione dei portafogli e allineamento con gli obiettivi di COP21 sul surriscaldamento terrestre.

Italia in fascia arancione
I cambiamenti normativi, insieme alla maggiore sensibilità degli investitori professionali e privati verso le tematiche ambientali, richiede strumenti di analisi dei portafogli dal punto di vista dei rischi derivanti da eventi estremi e dalla transizione verso un’economia meno inquinata.

Per questo Morningstar ha introdotto a maggio 2018, il Portfolio carbon risk score, media ponderata per gli asset dei rating di carbon risk dei titoli sottostanti (secondo la valutazione di Sustainalytics). Un portafoglio con un basso Carbon risk score è meglio posizionato per la transizione verso un’economia a minori emissioni di CO2. Questa analisi permette di individuare i mercati azionari dove il rischio è più alto. Tra questi, c’è la Polonia, dove, proprio durante COP24 il presidente Andrzei Duda ha fatto sapere che difficilmente rinuncerà al carbone, ma anche gran parte dell’est Europa, dove la Russia detiene il record negativo. L’Italia è in “fascia arancione”, un gradino prima del livello più basso, al pari, ad esempio dell’India, che però è tra i maggiori produttori al mondo di carbone.

Mappa del Carbon Risk ottobre 2018

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Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia