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Investimenti sostenibili, gli investitori scelgono i replicanti

Il 45% degli asset investiti “responsabilmente” in azioni globali è detenuto da strumenti passivi. Ecco perché.

Thomas Furuseth 03/10/2016 | 10:06

Quali sono le strade percorse da chi decide di introdurre i criteri Esg (Environment, social and governance – ambientali, sociali e di governo) nel proprio portafoglio finanziario? Per scoprirlo, abbiamo analizzato in che modo gli operatori europei esprimono il loro desiderio di investimenti socialmente responsabili attraverso un’apposita analisi con Morningstar Direct.

Per cominciare, abbiamo preso i fondi domiciliati in Europa appartenenti alle tre categorie Azioni Globali Large Cap (value, blend e growth), dopo di che abbiamo tenuto solo quelli identificati da noi come “socialmente responsabili” e infine abbiamo distinto quelli attivi a da quelli passivi.

Con nostra sorpresa, molti dei più grandi fondi Esg seguono strategie passive, come ad esempio i norvegesi KLP AksjeGlobal, Handelsbanken Global Index Criteria e SEB Ethical Global Index.

A fine agosto, gli asset gestiti “responsabilmente” in Europa ammontano a 37 miliardi di euro, circa l’8% del totale delle tre categorie azionarie globali. Di questi 37 miliardi, il 45% è gestito passivamente, il che rappresenta una quota di mercato molto al di sopra della media: la gestione passiva, infatti, pesa solo il 15% del patrimonio totale investito nelle categorie azionarie globali. Quindi, gli investitori Esg abbracciano la gestione passiva in misura decisamente maggiore rispetto agli altri investitori.

Alcuni di questi replicanti, come il KLP, gestiscono tutti i loro fondi attraverso filtri negativi e praticano l’azionariato attivo al fine di migliorare le pratiche Esg delle aziende in cui investono. KLP ha inoltre recentemente annunciato che avrebbe ceduto tutte le società produttrici e consumatrici di carbone. 

Tra i fondi Esg gestiti attivamente, il Robeco Fund, domiciliato in Olanda a cui Morningstar assegna un Analyst Rating Bronze, ha un patrimonio di 2,8 miliardi di euro, il che lo piazza tra i principali fondi socialmente responsabili d’Europa. Il comparto, tuttavia, ha segnato deflussi significati nel corso degli ultimi anni e i riscatti netti segnati nell’ultimo anno sono tra i più alti dei fondi Esg (439 milioni di euro usciti da agosto 2015 a agosto 2016). Le sue performance non proprio brillanti sono forse il fattore che più ha inciso di più.

Esg e replicanti: migliori amici?
Ha senso che gli investitori interessati all’Esg siano più propensi a utilizzare uno strumento passivo? Il direttore della ricerca sui fondi passivi di Morningstar, Ben Johnson, ha scritto lo scorso maggio sul magazine Morningstar ETFInvestor:

“I prodotti passivi, soprattutto gli Etf, si prestano bene alle selezioni positive o negative che guidano molte strategie socialmente responsabili. Tuttavia, queste strategie sono state storicamente gestite in un modo fortemente personalizzato, all’interno di mandati specifici, per lo più istituzionali. Recentemente, questi stessi investitori istituzionali hanno siglato accordi con emittenti di Etf per progettare e lanciare specifici prodotti che replichino indici di tipo Esg”

“I trend demografici sono un altro fattore che spinge la nascita di nuovi Etf socialmente responsabili. Secondo un sondaggio condotto da Morgan Stanley nel 2015, l’84% dei millennials sono interessati alle tematiche ambientali, sociali e di governance. Allo stesso tempo, uno studio a cura di Charles Schwab, uscito sempre nel 2015, dimostra come gli Etf pesino in media il 41% del portafoglio dei millennials. Inoltre, il 61% di loro prevede di aumentare i propri investimenti in Etf in futuro. Con la crescita dei millennials, credo sia ragionevole aspettarsi che una fetta sempre più importante degli investitori utilizzerà gli Etf per esporsi a investimenti di tipo Esg”.

Investimenti passivi, ma non investitori passivi
Donald B. Kleim, docente alla Wharton School, ha pubblicato una ricerca che suggerisce che i veicoli passivi esercitino maggiore pressione sulle aziende rispetto a quelli attivi: “i fondi passivi influenzano le scelte di governance delle società in cui investono, il che porta ad avere dirigenti più indipendenti, meno barriere d’entrata e migliori diritti di voto. Gli investitori passivi sembrano esercitare più influenza grazie alle loro votazioni in blocco e l’investimento passivo è anche associato a migliori performance di lungo periodo”.

Buone ragioni per vedere le strategie passive sostenibili crescere
Ci sono molte buone ragioni per le quali i veicoli passivi investono seguendo i criteri Esg, per cui non dovrebbe sorprendere che gli investitori li utilizzino. Non solo i replicanti rappresentano già una parte significativa dell’investimento sostenibile, ma, a sua volta, i fondi Esg stanno guadagnando terreno all’interno dell’investimento azionario globale.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Info autore Thomas Furuseth

Thomas Furuseth  er analytiker og redaktør på Morningstar.no. Han har en mastergrad i økonomi fra Handelshøyskolen BI med spesialisering i finans.