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I bond fanno i conti con Bce e Brexit

Gli acquisti dell’istituto centrale nel mercato corporate hanno interessato anche i rating più bassi dell’universo investment grade. L’uscita del Regno Unito dall’Ue, intanto, spinge gli investitori verso Tbond, Bund e Gilt. 

Marco Caprotti 29/06/2016 | 17:43

Bce e Brexit: sono questi i due elementi con cui hanno dovuto fare i conti i mercati obbligazionari globali nelle ultime settimane. Nel primo caso gli investitori hanno iniziato a studiare gli acquisti di corporate bond investment grade effettuato dall’Eurotower (una strategia che fa parte delle ultime munizioni messe dall’istituto nel suo Bazooka per rilanciare l’economia della regione). Nel secondo hanno cominciato a fare i conti con l’uscita del Regno Unito dalla Ue dopo che il referendum del 23 giugno ha visto la vittoria, seppur di misura, del leave.

In questo scenario la categoria Morningstar dedicata ai global bond in un mese (fino al 28 giugno e calcolata in euro) ha guadagnato poco più del 3%. Per quanto riguarda gli interventi della Bce, l’istituto si muove con acquisti che possono andare dai 5 ai 10 miliardi al mese in un mercato che oggi vale circa 600 miliardi. I primi bollettini dicono che l’Eurotower è andata a pescare a fondo fra gli investment grade acquistando anche emissioni che, in questo bacino, hanno il livello di rating minimo. “Le operazioni hanno abbassato i rendimenti del reddito fisso del Vecchio continente, spingendo gli investitori a buttarsi, ad esempio, verso gli Stati Uniti”, spiega Rick Tauber, direttore della ricerca sul reddito fisso di Morningstar.

Arriva la Brexit
Poi sul finire del mese di giugno, gli operatori hanno fatto i conti con la sorpresa della Brexit. Il mercato obbligazionario, tuttavia, non è stato preso dal panico che si è visto su quello equity (in particolare nelle prime sedute). “Il segmento dei corporate, soprattutto, ha visto un attività di trading piuttosto contenuta”, dice Dave Sekera, responsabile delle analisi sui bond aziendali di Morningstar. E’ vero che lo spread misurato dal Morningstar Corporate Bond Index il venerdì dei risultati si è allargato di sette punti base, ma nel giro di poco è tornato sui livelli della settimana precedente.

Per quanto riguarda i government, il cosiddetto flight to safety ha interessato soprattutto il decennale Usa e quello tedesco, ma c’è stata una buona domanda anche per i Gilt (i titoli governativi britannici) a 10 e 15 anni. Nel frattempo, una volta chiuse le urne nel Regno Unito, si sono mosse all’opera le agenzie di rating. Fitch ha declassato il merito di credito della Gran Bretagna ad AA con Outlook negativo perché, nell'opinione dell'agenzia (e non solo), l'uscita dalla Ue avrà un impatto negativo sull'economia del Regno, sulle finanze pubbliche e sulla continuità politica. L’effetto per gli altri paesi Ue sarà minore, precisa Fitch che non prevede altre iniziative negative sui rating sovrani nell'immediato. Declassamenti e revisioni delle prospettive, tuttavia, potrebbero verificarsi nel medio termine se l'impatto della Brexit sugli altri Paesi Ue sarà maggiore del previsto. L’uscita dalla Ue causerà in primo luogo un calo dell'export, la cui entità dipenderà per altro dai termini eventualmente concordati tra Londra e Bruxelles. I paesi più esposti sono Irlanda, Malta, Belgio, Olanda, Cipro e il Lussemburgo che hanno un export di beni e servizi verso la Gran Bretagna pari ad almeno l'8% del Pil. 

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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