Categorie responsabili (e non)

I fondi dedicati al nord Europa sono quelli che danno maggiori garanzie in termini di ESG. In generale tutto il Vecchio continente si piazza bene. Le note dolenti sono Cina e Russia. 

Marco Caprotti 04/05/2016 | 16:45

Danimarca con 62,23, Svezia con 61,48 e Finlandia con 60,60. Sono queste le categorie Morningstar che si piazzano, insieme a quella sul nord Europa, ai primi posti per Sustainability score più alto (per approfondire leggi qui). In fondo alla classifica, invece, finiscono Cina (40,10) e Russia (39,90).

Chi sta in cima
Ai piani alti della classifica si trovano altre categorie regionali del Vecchio continente come Spagna (59,90), Francia (58,47) e Italia (58,35). L’azionario dell’Eurozona, da parte sua, ha un punteggio di 58,86. Le alte posizioni della regione e di alcuni suoi singoli paesi sono una sorpresa fino a un certo punto. Secondo il 2014 Global Sustainable review, il 58,8% degli asset investiti del Vecchio continente sono frutto di decisioni socialmente responsabili rispetto al 31,3% del Canada e il 17,9% degli Stati Uniti. Uno dei motivi per cui questa parte dell’Atlantico guida il gruppo è il fatto che gli investitori istituzionali europei considerano l’investimento sostenibile come parte del loro mandato fiduciario. Un esempio in questo senso è il fondo pensione dei dipendenti pubblici olandesi (la categoria Netherland equity ha uno score di 59,28) ABP che, con i suoi 350 miliardi di euro di asset in gestione, è uno dei più grandi del mondo ed è considerato uno di quelli che, storicamente, ha sempre avuto un occhio di riguardo per le scelte ESG (acronimo di Enviromental, social governance).

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Gli ultimi posti
Leggendo la classifica al contrario, le posizioni di fondo delle società cinesi in termini ESG (e di conseguenza dei fondi che in queste investono) non sorprendono più di tanto se si considera l’atteggiamento del colosso emergente asiatico in materia ambientale che rende difficile per un gestore andare a caccia di società socialmente responsabili. Una recente inchiesta di Reuters, ad esempio, ha svelato che le imprese che forniscono anche servizi di riscaldamento per le comunità locali potrebbero sovrastimare la quantità di carbone utilizzato per la produzione di calore (che non è soggetto a monitoraggio diretto) e sottovalutare la quantità utilizzata per l’elettricità.

Va detto che Pechino ha aumentato la severità delle sue leggi di protezione ambientale negli ultimi anni. La modifica normativa in vigore dall’inizio del 2015 fornisce alle autorità più poteri per punire le imprese e i funzionari responsabili di violazioni (tra cui la manipolazione dei dati) con sanzioni illimitate e minacce di chiusura. A dicembre 2015, nel suo ultimo tentativo di ridurre l’inquinamento, il governo ha ordinato a tutte le imprese elettriche del carbone di ridurre i livelli di sostanze inquinanti come il biossido di zolfo del 60% entro il 2020, dichiarando che avrebbe chiuso gli impianti inefficienti, sussidiando invece quelli più tecnologicamente avanzati. Ma spesso, secondo Reuters, ha ottenuto l’effetto contrario: per le centrali già sotto pressione a causa di una sovracapacità mista a un rallentamento nella crescita della domanda, le minacce di pesanti multe o chiusure forzate offrono anche un potente incentivo a truccare il dato delle emissioni.

Problemi simili per quanto riguarda la cultura sostenibile si trovano in Russia. E anche qui i gestori con una sensibilità (o mandato) di responsabilità sociale hanno vita dura. Secondo alcuni studi dell’Organizzazione mondiale della sanità le acque russe sono inquinate per il 75% sul totale della superficie e il 50% sul totale delle acque. Obsoleti e inefficienti impianti di purificazione hanno causato importanti problemi di sanità. Nel 1995 a Mosca si sono addirittura registrati numerosi casi di colera. Spesso rifiuti chimici e industriali vengono riversati nelle vie idriche. Questi metodi di dispersione e smaltimento dei rifiuti sarebbero anche alla base del grande tasso di mortalità ittica nei mari Caspio e Nero. La Federazione russa è uno dei paesi più inquinati al mondo. Anche se, dal 1990 le condizioni dell’aria stanno migliorando. La maggiore concentrazione d’inquinamento atmosferico si trova nelle città di Mosca, San Pietroburgo, Yekaterinburg e Volgograd. Più di 200 città russe superano i limiti d’inquinamento prestabiliti dall’Organizzazione mondiale della sanità. Prima del 1990 la maggior parte dell’inquinamento derivava dall’industria. Da allora si è registrata un’impennata delle emissioni dovuto a veicoli.

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Info autore Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.