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La robotica va nell’Etf

Il settore dell’automazione applicata alla produzione di beni e servizi, già una solida realtà da 27 miliardi di dollari, potrebbe rappresentare la prossima rivoluzione industriale. La Cina gioca un ruolo di primo piano.

Valerio Baselli 24/08/2015 | 10:50

In futuro, è molto probabile che i robot saranno parte integrante del nostro mondo. A dire il vero, lo sono già: la robotica è entrata sempre di più nella vita delle persone e soprattutto negli stabilimenti produttivi. Secondo una stima del Boston Consulting Group, si tratta di un mercato che alla fine del 2015 si attesterà a quasi 27 miliardi di dollari, in netta crescita rispetto ai 7,4 miliardi del 2000 e ai 10,8 miliardi del 2005. Inoltre, stando uno studio di ABI Research dal titolo Collaborative Robotics: State of the Market / State of the Art, da qui al 2020 ci potrebbe essere un vero e proprio boom nell’utilizzo quantitativo e qualitativo dei robot in diversi ambiti: dall’industria, al settore sanitario, ai trasporti al campo militare.

Il futuro potrebbe davvero assomigliare a un romanzo di Isaac Asimov o Philip K. Dick, con robot sempre più sofisticati con cui interagire in casa, in ufficio o nei negozi

L’offerta finanziaria non poteva ignorare un settore che secondo le stime crescerà del 9% all’anno e che, potenzialmente, potrebbe cambiare le nostre vite come già avvenuto con l’avvento dei computer, di Internet e del telefono cellulare. Insomma, il futuro potrebbe davvero assomigliare a un romanzo di Isaac Asimov o Philip K. Dick, con robot sempre più sofisticati con cui interagire in casa, in ufficio o nei negozi. Sperando, ovviamente, di non fare la fine immaginata nei film Matrix o Terminator.

“È un’opportunità d’investimento in cui crediamo molto, una tematica che gli investitori possono cavalcare in un’ottica di lungo periodo”, commenta Henri Boua, vice direttore di Etf Securities per la Francia, società che l’anno scorso ha lanciato in Europa, anche in Italia, il primo strumento finanziario a disposizione degli investitori del Vecchio continente (in Usa uno strumento simile esisteva già) specificatamente dedicato al settore della robotica: il ROBO-STOX® Global Robotics and Automation GO UCITS ETF, replicante sintetico dell’omonimo indice, composto da circa 80 società, la maggior parte delle quali a piccola o media capitalizzazione. Il benchmark comprende il 40% di azioni bellwether (aziende il cui business principale è direttamente collegato alla robotica) e il restante in società non bellwether, che per il momento hanno solo una parte del loro business e delle loro entrate dell’automazione.

La partita si gioca a Pechino
“Nonostante ad oggi il peso maggiore nell’indice, a livello geografico, sia rappresentato da Stati Uniti e Giappone, sarà la Cina a trainare l’industria”, spiega Boua. Secondo la International Federation of Robotics (IFR), infatti, le autorità di Pechino hanno deciso di sviluppare fortemente il settore, al fine di aumentare la produttività delle aziende locali. Attualmente, nel paese del dragone le vendite di robot nel segmento industriale sono più che triplicate rispetto al 2012. Entro il 2017, secondo la IFR, i robot opereranno in Cina in più stabilimenti produttivi che in Europa o in Nord America. Le unità operative raddoppieranno nei prossimi due anni, salendo a oltre 400 mila. L’industria automobilistica è di gran lunga la più attiva, con l’impiego di circa il 40% dei robot industriali totali.

Secondo i dati del sito The Robot Report, attualmente la Cina conta 52 aziende che si definiscono produttori di automi produttivi, oltre ad altre 26 società impegnate nei servizi integrativi e nelle competenze specifiche legate al loro utilizzo. Ma non finisce qui. Nonostante Pechino sia già il maggior mercato del settore, la cosiddetta “densità robotica” è ancora molto bassa: oggi l’ex Celeste Impero ha 30 robot industriali ogni 10.000 dipendenti nelle fabbriche. La densità robotica della Germania è dieci volte maggiore, quella del Giappone undici volte superiore, mentre negli Stati Uniti il rapporto è cinque volte tanto. Insomma, i margini di crescita sono enormi.

Le fabbriche industriali avranno sempre meno manovalanza e sempre più bisogno di ingegneri e operai altamente specializzati, al fine di programmare e manutenere i robot che verranno utilizzati per diverse mansioni

Il mondo nuovo
Se queste previsioni si riveleranno azzeccate, si andrà quindi verso un futuro in cui le fabbriche industriali avranno sempre meno manovalanza e sempre più bisogno di ingegneri e operai altamente specializzati, al fine di programmare e manutenere i robot che verranno utilizzati per diverse mansioni. Ma questa “rivoluzione” non si limiterà agli stabilimenti produttivi. D’altraparte, è già possibile, anche negli ospedali italiani, subire un intervento senza essere nemmeno sfiorati dalle mani del chirurgo, attraverso la tecnica della videolaparoscopia, che utilizza applicazioni meccaniche e minuscole telecamere. Se poi a tutto questo aggiungiamo che lo scorso 5 agosto la Lexus, il marchio di lusso della Toyota, ha ufficialmente presentato Slide, il primo vero skateboard volante, oggetto simbolo dei sogni tecnologici di un’intera generazione dopo la sua comparsa nel fim culto Ritorno al futuro, allora, forse, è davvero tutto possibile.   

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar in Francia e Italia.

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