L’Abc dei prodotti a scadenza

Cosa sono, dove investono e come sono classificati da Morningstar i fondi a cedola. Perché non vanno confusi con le obbligazioni e quali sono le alternative.  

Sara Silano 16/03/2015 | 09:37
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I fondi a cedola sono strumenti che offrono un flusso periodico di reddito e hanno un orizzonte temporale predefinito. Possono investire solo in obbligazioni oppure avere una componente azionaria. Si tratta di una “nuova generazione” di prodotti che si è affiancata negli ultimi anni agli strumenti tradizionali a distribuzione dei proventi. Generalmente, alla scadenza si trasformano o vengono fusi con fondi monetari.

La distribuzione dei proventi può avvenire su base mensile, trimestrale, semestrale o annuale. Inoltre, può essere fissa o variabile a secondo dei prodotti. Nel primo caso, la percentuale è stabilita nel regolamento di gestione, nel secondo cambia in base all’andamento del fondo. In alcuni prodotti, essa è legata al verificarsi di determinate condizioni, ad esempio all’andamento di un certo indice azionario, il che li rende simili a dei titoli strutturati.

Se l’importo della cedola è predeterminato e il valore è superiore ai proventi effettivamente conseguiti si ha, di fatto, una parziale restituzione del capitale. L’investitore deve essere consapevole di questo aspetto per non avere una errata percezione del rendimento.  Vengono in aiuto le avvertenze che ci sono nei documenti informativi e che è sempre bene leggere con attenzione.

Non sono bond
Nonostante i concetti di cedola e scadenza li accomunino alle obbligazioni, essi differiscono da queste per diversi motivi. Il principale è il fatto che si tratta di organismi di investimento collettivo del risparmio e non di titoli di debito; di conseguenza hanno un portafoglio diversificato e  un patrimonio separato dall’emittente. Inoltre, mentre il prezzo di negoziazione di un bond è a corso secco (ossia non tiene conto del valore dei diritti accessori, come il rateo di interesse), le quote dei fondi sono di tipo tel quel, cioè sommano al corso secco il valore unitario di tutti gli interessi e utili realizzati e delle plusvalenze nette. Per questa ragione, all’atto dello stacco della cedola, il Nav (net asset value) si riduce in misura corrispondente all’ammontare distribuito.

Categorie Morningstar
Morningstar non ha una categoria dedicata a questa tipologia, in quanto classifica principalmente i fondi in base alle reali consistenze di portafoglio, seguendo una metodologia rigorosa basata su criteri di indipendenza, stabilità, trasparenza e corretta valutazione. Tuttavia, la maggior parte dei comparti rientra negli “Obbligazionari a scadenza” e nei “Bilanciati altro”. Nella prima sono compresi i prodotti con una specifica data di scadenza e con un portafoglio di titoli di debito; nella seconda ci sono strumenti differenti, con strategie non inseribili nelle altre categorie di allocation. Insomma, quest’ultimo è un raggruppamento residuale. Né i primi né i secondi ricevono il rating a causa dell’eterogeneità delle strategie e dei titoli presenti in portafoglio (alcuni allocano il patrimonio in obbligazioni governative, altri comprendono anche gli emergenti e gli high yield; alcuni solo emissioni in euro, altri ammettono altre valute, ecc.). 

Nella classificazione di Morningstar, i fondi a scadenza non vanno confusi con quelli obiettivo (o target date). Questi ultimi si caratterizzano perché il loro portafoglio cambia con l’avvicinarsi della data-obiettivo, passando da un’asset allocation più aggressiva, e quindi con una maggiore componente azionaria, a una più prudente (in termini tecnici si parla di glide path, che letteralmente significa sentiero in discesa). Sono pensati per chi investe nell’ottica di avere una disponibilità futura, ad esempio per scopi previdenziali. Diffusi negli Stati Uniti e in altri paesi europei hanno, però, avuto poco successo, almeno fino ad ora in Italia.

Ingressi e uscite
I fondi a scadenza si caratterizzano per avere un periodo di sottoscrizione iniziale e un orizzonte temporale prefissato, oltre il quale il patrimonio si trasforma in liquidità. L’investitore può uscire in qualsiasi momento, ma generalmente paga una commissione, che è decrescente nel tempo e può azzerarsi se non si effettuano riscatti anticipati. Dal punto di vista della gestione, spiegano gli operatori, è piuttosto semplice, in quanto il capitale iniziale viene investito quando termina il periodo di sottoscrizione e non subisce grandi variazioni fino alla scadenza. Spesso, l’asset allocation è affidata a sistemi quantitativi e non c’è gestione attiva. Proprio perché hanno finestre temporali (di ingresso e uscita) non è facile valutarne le performance e fare comparazioni, dal momento che le società ne lanciano continuamente di nuovi, una volta terminata la raccolta sui “vecchi”.

Le alternative
Infine, i prodotti a cedola hanno come destinatari soprattutto i risparmiatori, dal momento che rispondono all’esigenza di avere un flusso periodico di reddito, che per altro si ottiene anche con i fondi tradizionali, scegliendo le classi a distribuzione dei proventi, ed evitando quindi il vincolo della scadenza.

 

 

 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia

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