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Corporate bond, bocciati quelli con deboli fondamentali

Per gli analisti di Morningstar la stabilità finanziaria di un’azienda passa da un solido modello di business e una gestione oculata da parte del management. Ecco alcuni titoli da evitare.

Francesco Lavecchia 17/04/2014 | 10:17

Una società in grado di creare valore per gli azionisti sarà anche capace di ripagare gli impegni assunti con i propri creditori. Questo è il concetto su cui si basa la metodologia utilizzata da Morningstar per valutare lo stato di salute finanziaria di un’azienda ed è anche lo spirito in base al quale i nostri analisti segnalano i bond da promuovere e da bocciare. Di seguito ecco una lista di cinque titoli da cui i nostri analisti consigliano di tenersi alla larga a causa di un possibile deterioramento dei fondamentali di bilancio o dell’eventualità che scelte rischiose, come ad esempio quella di un’acquisizione troppo onerosa o di un buy-back a prezzi elevati, possano pesare sulle disponibilità di cassa.

Best Buy
La situazione finanziaria di Best Buy non è preoccupante e i suoi indicatori patrimoniali sono anche migliori di molte altre società attive nel settore del retail specializzato. Il rating negativo di BB-, quindi, riflette il nostro pessimismo sulle prospettive future del segmento in cui opera. L’azienda statunitense è tra i maggiori rivenditori di elettronica al mondo, ma questo non sembra essere stato sufficiente a metterla al riparo dalla concorrenza sempre forte dei rivenditori di massa come Amazon ed e-Bay e da quella degli stessi produttori, che ora vendono direttamente i loro prodotti online. Negli ultimi cinque anni, Best Buy ha visto erodere la sua quota di mercato e comprimere significativamente i margini di profitto e, sebbene il management abbia intrapreso misure severe per ridurre i costi di gestione e spingere le vendite on-line, i nostri analisti non si aspettano che il gruppo americano riesca a invertire la tendenza. Anche perché i prodotti elettronici e gli elettrodomestici sono diventati sempre più indifferenziati e questo rende il contributo degli addetti alle vendite sempre più residuale rispetto al prezzo. Non c’è dubbio che Best Buy riesca ad onorare le prossime scadenze, ma le nostre preoccupazioni sono legate alla scarsa capacità dell’azienda di generare liquidità (2% sul fatturato complessivo nei prossimi cinque anni).

New York Times
Negli ultimi anni, New York Times (NYT) ha migliorato in maniera evidente le sue finanze, ma le negative prospettive del business dell’editoria continuano a pesare sul merito creditizio. “Il management è riuscito a tagliare in modo significativo il debito grazie all’approvazione di diverse dismissioni e alla sospensione per diversi anni dei dividendi”, dice Liang Feng analista azionario di Morningstar. “E ora, grazie anche a un modello di business che richiede uno scarso impiego di capitale, riesce a generare flussi di cassa a nostro avviso sufficienti a coprire i suoi impegni almeno nel breve termine. Le nostre remore su NYT sono legate alle prospettive future del business dell’editoria. Gran parte del fatturato prodotto dalle aziende del settore deriva dagli introiti pubblicitari e questo le lega fortemente all’andamento del ciclo economico. A questo, poi, si aggiunge il grande cambiamento che l’avvento di Internet ha avuto sul settore. Gli investimenti pubblicitari delle imprese si sono spostati progressivamente sul canale online e non crediamo nella possibilità che questo trend possa essere invertito. Per queste ragioni assegniamo alle emissioni di NYT un rating di BB-“.

T-Mobile Usa
La stabilità finanziaria di T-Mobile Usa nel lungo periodo è minata dalla forte concorrenza sul mercato americano di Verizon e AT&T. “Gli ultimi dati mostrano come nel 2013 T-Mobile abbia guadagnato circa 2 milioni di clienti nel segmento postpagato”, dice Michael Hodel analista azionario di Morningstar. “Ma l’esperienza ci insegna che un risultato positivo dopo quattro anni segnati da continue perdite di mercato può essere fuorviante, tanto più che i suoi competitor riescono a generare elevati flussi di cassa che vengono utilizzati per finanziare nuovi investimenti nella rete telefonica e in promozioni per attrarre nuova clientela”. L’avvento di nuovi sistemi di comunicazione e di altri dispositivi telefonici ha cambiato la fisionomia di questo settore e continuerà a farlo anche nel futuro. T-Mobile Usa non presenta una situazione debitoria preoccupante, ma il forte divario in termini di disponibilità di cassa rispetto ai suoi due principali competitor rischia di estrometterla dalle prossime occasioni di investimento. Per questo i nostri analisti assegnano alle sue emissioni un rating di BB-.

Peugeot
Il rating sul merito creditizio di Peugeot (BB-) non si basa unicamente sull’attuale situazione patrimoniale della casa automobilistica francese. Il gruppo ha beneficiato negli ultimi anni del sostegno finanziario di General Motors e della cinese Dongfeng che hanno contribuito a immettere nuova liquidità nell’ambito delle joint-venture nelle quali sono partner con Peugeot. Inoltre il governo francese (che ha finanziato gli incentivi all’acquisto di auto fino al 2016) si è impegnato a offrire una garanzia bancaria per sette miliardi di euro a favore della società finanziaria del gruppo Banque PSA Finance. Quello che preoccupa i nostri analisti è la gestione operativa dell’azienda che, ogni mese, brucia circa 100 milioni di euro. Questo perché Peugeot manca di un’adeguata diversificazione geografica e la sua tecnologia nella produzione di motori a basso consumo non è, a nostro avviso, sufficiente per affermarsi sui mercati emergenti. La casa francese dipende fortemente dalla domanda interna e aver accetto per anni gli aiuti dello stato non le permette di tagliare il costo del personale, a differenza di quanto fatto da molti suoi competitor. 

InterMune
Il giudizio sul merito creditizio di InterMune (rating Morningstar CCC) riflette il forte rischio legato alla sua capacità di rifinanziamento. Nonostante in cassa abbia le risorse necessarie per coprire le sue prossime scadenze e l’emissione di nuove azioni abbia garantito un’iniezione aggiuntiva di circa 80 milioni di dollari, l’azienda farmaceutica canadese continua a bruciare circa 50 milioni di dollari a trimestre in attesa che le autorità statunitensi approvino il suo ultimo prodotto (Esbriet, per la cura della fibrosi polmonare idiopatica). Il farmaco è già in uso in Europa, ma InterMune ha bisogno delle vendite negli Usa per sistemare le sue finanze, anche perché l’azienda non ha altri prodotti in uscita. Le passate esperienze con le autorità americane non fanno stare sereni gli azionisti del gruppo canadese, ma i detentori di obbligazioni possono sperare in acquisizioni da parte delle big del settore pharma. InterMune, infatti, potrebbe essere un obiettivo interessante, dato il suo forte posizionamento sul mercato in Europa dal quale ricava oltre 50 milioni di dollari all’anno.

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Titoli citati nell'articolo
Nome TitoloPrezzoCambio (%)Morningstar Rating
Best Buy Co Inc32,27 USD0,73
InterMune, Inc.  -
New York Times Company A12,00 USD0,46-
Peugeot EUR14,14 EUR-0,67-
T-Mobile US Inc42,54 USD0,00
Info autore Francesco Lavecchia

Francesco Lavecchia  è Analista Azionario di Morningstar in Italia