I dividendi non cascano nel burrone

I titoli che pagano dividendi, dicono gli operatori, continueranno ad essere una scelta interessante. Anche se in America dovesse scattare il Fiscal cliff. 

Marco Caprotti 19/09/2012 | 14:45
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Chi ha puntato sui dividendi Usa non rischia di finire nel precipizio. Una buona notizia per gli operatori che guardano con preoccupazione al 2013, quando scatterà il cosiddetto Fiscal cliff, (in italiano il precipizio fiscale). Si tratta della pericolosa combinazione fra i tagli alla spesa pubblica (che scatteranno automaticamente se non sarà affrontata la questione del debito Usa) e la fine degli sgravi fiscali inaugurato da George W. Bush per dare una mano agli investimenti.

“Dei provvedimenti approvati nel 2003 dall’ultimo ex inquilino della Casa bianca, per dare una spinta agli investimenti finanziari, una parte riguarda proprio i rendimenti da cedole azionare che potrebbero essere equiparate a una normale fonte di reddito e la cui tassazione potrebbe salire dal 15% attuale fino al 39,6% (a seconda degli scaglioni di reddito, Ndr) a partire dal primo gennaio 2013”, spiega Gaston Ceron, analista di Morningstar. “A questa percentuale potrebbe essere aggiunto un ulteriore 3,8% di una tassa per finanziare il programma sanitario lanciato dall’amministrazione Obama”.

Chi è sull’orlo del burrone
La scadenza dell’anno prossimo interessa una larga fetta di investitori, anche da questa parte del mondo: quelli che con le crisi hanno impostato le loro strategie sui titoli ad alto dividendo (fra i quali i più gettonati sono quelli Usa); quelli che hanno in portafoglio fondi specializzati in grandi aziende multinazionali; quelli che hanno in tasca azioni di grandi gruppi tecnologici che si stanno trasformando in una nuova forma di investimento value (per un approfondimento clicca qui).

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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