Quando il fondo replica i mercati

Investire in fondi non gestiti è prassi ormai consolidata negli Stati Uniti. Alla base di tutto i costi ridotti fino a un decimo rispetto a quelli dei fondi gestiti. In Italia, invece, l’offerta è ferma, con l’eccezione di qualche prodotto.

Maria Grazia Briganti 24/07/2001 | 11:24
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È dal 1976 che gli investitori statunitensi cavalcano l’andamento dei mercati utilizzando i fondi indice che ad oggi vantano un patrimonio di 337,5 miliardi di dollari, pari al 10% degli asset gestiti dall'intera industria statunitense. Qualche timido esperimento lo si sta conducendo da poco anche in Italia, ma l'offerta è davvero limitata e nella maggior parte dei casi poco accessibile al risparmiatore retail per gli alti importi e le commissioni richieste. Oltreoceano, invece, l'offerta è fortemente specializzata. La prima società è stata Vanguard, che ha fatto della gestione passiva a basso costo il suo cavallo di battaglia, fino ad offrire oggi più di 30 fondi passivi che seguono il trend di altrettanti mercati con un’ampia diversificazione settoriale e geografica. Ma anche i grandi co

lossi della gestione attiva e dello stock picking condotti a suon di elaborate e costose analisi, quali Fidelity Investments e Merril Lynch, hanno diversificato l’offerta e ad oggi offrono rispettivamente sei e otto fondi indice azionari.

Come funzionano

I fondi indicizzati richiedono una gestione pressoché passiva, poiché la composizione del loro portafoglio è ancorata a quella dell’indice del mercato di riferimento. E’ per questo che non necessitano di una metodologia di gestione particolarmente difficile né da implementare né da seguire. Si tratta in sostanza di comporre un paniere di titoli che si avvicini il più fedelmente possibile per composizione percentuale alla struttura del mercato scelto, operando poi periodicamente un ribilanciamento dei pesi all’interno del portafoglio, deciso a seguito di una variazione intercorsa nei pesi del benchmark o a causa di consistenti movimenti di prezzo di un singolo titolo che finiscono per modificare il suo peso all'interno del portafoglio. Il turnover di portafoglio è dunque contenuto: per i dieci più grandi fondi passivi americani si aggira mediamente intorno all'11% annuo –generalmente per i fondi comuni gestiti attivamente un turnover del 30% è considerato basso- e ciò consente di caricare il fondo di bassi costi di transazione. Variabile è invece il numero dei titoli in portafoglio che risulta in gran parte correlato alla grandezza del patrimonio gestito: il Vanguard Bal Index, un fondo bilanciato che gestisce 3.252 milioni di dollari investendo sulla Borsa statunitense, ha in portafoglio ben 4.941 titoli, contro i soli tre titoli detenuti dall’Everest3, il cui patrimonio ammonta a 3,6 milioni di dollari.

Dall'analisi dello Style Box Morningstar il 72% dei fondi passivi americani risulta essere composto da titoli a larga capitalizzazione e di questi l'85% investe su titoli blend, cioè su titoli con media potenzialità di crescita. Un meno cospicuo 8,5% è invece rappresentato dai fondi che in portafoglio hanno small cap. Il motivo è presto detto: ricalcando i maggiori mercati nazionali, di fatto, i fondi indicizzati si pongono come replicanti del mercato così come riassunto dagli indici maggiori. Lo S&P 500, composto da 379 titoli industriali, 14 del settore dei trasporti, 46 titoli utilities e 61 titoli finanziari, è l'indice più seguito. Pochissimi fondi seguono l’indice Wil4500 -che raccoglie i 5.000 titoli più attivi sul mercato statunitense meno i 500 compresi nello S&P 500- e il Russel 2000, replicato dalla maggior parte dei fondi passivi che scelgono di puntare sul mercato delle small cap.

I costi

Uno dei fattori determinanti dei fondi indicizzati, che in America ne ha decretato il successo, è il loro basso livello di costi. Mentre il total expense ratio, ossia un indicatore dell’incidenza dei costi sul patrimonio che tiene conto di commissioni di gestione e costi amministrativi, è mediamente pari al 2,5% per un fondo azionario gestito, scende allo 0,25% per un fondo a gestione passiva. Ma la battaglia sui costi tra fondi gestiti e fondi indice è persa in partenza, ossia in fase di sottoscrizione, essendo i fondi passivi esclusivamente no load, contro la maggioranza dei fondi gestiti che richiedono una commissione o di entrata o di riscatto. Il motivo? I fondi indice hanno bisogno di una gestione più standardizzata e meno legata a processi di ricerca, analisi e selezione dei titoli. Il loro team di gestione è ridotto all'indispensabile: basti pensare che degli oltre 30 fondi passivi offerti da Vanguard, 21 sono gestiti da George Sauter che vanta una permanenza all'interno della società di ben 14 anni.

I rendimenti

Il ’99 è stato l’anno d’oro dei mercati azionari e i fondi passivi Usa, essendo fully invested, hanno beneficiato interamente dell’andamento positivo, guadagnando fino al 45% come il Galaxy II Small Co Index Ret, mentre la categoria dei fondi azionari gestiti small cap ha reso in media il +14,2%. Nel corso dell'ultimo anno, però, la situazione è profondamente cambiata e le Borse hanno ribaltato i risultati raggiunti nel ’99. Ciononostante, per i fondi indice, i rendimenti a due cifre non sono solo un ricordo. Negli ultimi 12 mesi ancora i fondi che hanno puntato sulle small cap e che gestiscono un patrimonio modesto, hanno ampiamente soddisfatto il loro sottoscrittori. È il caso, ad esempio, dei fondi Schwab Instl Select Sm Val, Vanguard Sm Cp Val Index e Vanguard Tax-Mgd Sm Cap, che in tre non raggiungono gli 800 milioni di dollari, ma hanno guadagnato in media il 30% solo negli ultimi 12 mesi. Niente male per fondi non gestiti e con mercati in calo.

I big hanno invece pagato lo scotto della caduta del mercato domestico, così come del rallentamento dell'economia e della produzione. Nell'ultimo anno i primi dieci fondi per patrimonio hanno infatti perso mediamente il 17%, trascinati dalla caduta in picchiata dello S&P 500, che ha perso il 20%. La situazione rimane difficile, ma un fondo passivo svetta incontrastato al top della classifica delle performance e sembra non avere rivali. Si tratta del Potomac Internet/Short, che cavalca il ribasso del settore Internet e che negli ultimi 12 mesi ha guadagnato il 90,4%.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Maria Grazia Briganti  è stata editor & analyst di Morningstar Italy

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