La crisi del gas in Europa non è ancora finita

Le scorte dell'UE sono al massimo della capacità. Tuttavia, il mercato è destinato a rimanere volatile per l'inverno in corso e per il prossimo, con il rischio che i prezzi aumentino.

Valerio Baselli 22/11/2023 | 10:21
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Gas

L’Europa è riuscita nel suo intento primario: abbandonare le importazioni di gas russo. Dopo i dolorosi aumenti dei prezzi dell'energia nel 2022, quest’anno abbiamo assistito a una diminuzione costante, grazie a una combinazione di clima mite e domanda in forte calo. Allo stesso tempo, le importazioni di GNL (gas naturale liquefatto) e le infrastrutture per sostenerle sono in rapida crescita.

Di conseguenza, le scorte di stoccaggio dell'UE sono praticamente piene al 99,5%, avendo raggiunto l'obiettivo del 90% di riempimento con tre mesi di anticipo.

“Dato che le scorte dell’UE sono al massimo della capacità, si sta facendo ricorso ad alternative per lo stoccaggio del gas, principalmente in Ucraina, ma anche attraverso navi metaniere offshore”, afferma Stephen Ellis, strategist di Morningstar specializzato in utilities. “Lo stoccaggio in Ucraina rimane a buon mercato, grazie alle esenzioni dai dazi doganali per l'esportazione verso l'UE, e lontano dall'attuale area di conflitto. Le scorte sul suolo ucraino stanno aumentando i livelli complessivi di stoccaggio dell'UE di una percentuale compresa tra il 2 e il 10%”, spiega Ellis.

Ma la sfida è tutt'altro che vinta.

Innanzitutto, perché i serbatoi di stoccaggio pieni non garantiscono il riscaldamento delle case per i prossimi mesi. Lo stoccaggio serve per i picchi di fornitura, non per l'uso quotidiano, e la capacità massima di scorte dell'Europa copre meno della metà dei consumi invernali. Come dichiarato dall'Agenzia Internazionale per l'Energia, i siti di stoccaggio completi “non sono una garanzia” per le condizioni di mercato durante l'inverno e “rimangono grandi incertezze in vista della prossima stagione di riscaldamento”: un inverno freddo, insieme a un blocco totale delle forniture di gas russo, potrebbe facilmente rinnovare le tensioni sul mercato energetico.

E soprattutto, i prezzi del gas sono saliti alle stelle nelle ultime settimane, con le tensioni geopolitiche che hanno scosso i mercati spot e fatto aumentare i timori di scarsità di forniture per l'inverno.

Sul mercato olandese del TTF, il Natural Gas Future front-month è scambiato intorno ai 45 euro per megawattora, consolidando un aumento del 35% dei prezzi negli ultimi due mesi, con un'impennata in particolare nei giorni successivi all'attacco di Hamas sul suolo israeliano del 7 ottobre.

“L'impatto sul mercato del gas della guerra tra Israele e Hamas rimane a nostro avviso irrilevante”, afferma Stephen Ellis. “In ottobre, quasi immediatamente dopo lo scoppio della guerra, la produzione di gas è stata temporaneamente interrotta presso la piattaforma Tamar di Chevron, situata a circa 12 miglia dalla Striscia di Gaza. La piattaforma produceva intorno a 10 miliardi di metri cubi, circa la metà della produzione di gas di Israele nel 2022 - continua Ellis - È ragionevole domandarsi se l'UE possa contare su una fornitura continua di gas dalla regione del Mediterraneo orientale quest'inverno. Israele esporta gas in Egitto e Giordania e l'Egitto fornisce forse 6,9 miliardi di metri cubi di GNL all'UE”.

Nuovi rischi all’orizzonte

Tra le continue pressioni del Cremlino sui flussi di gas europei, i timori di sabotaggio sono riemersi quando è stata trovata una falla in un gasdotto del Mar Baltico lungo 77 km tra la Finlandia e l'Estonia, appena un anno dopo la distruzione del gasdotto Nord Stream.

Allo stesso tempo, le azioni sindacali di settembre e ottobre nei principali impianti di GNL australiani, che hanno fatto temere un blocco prolungato della produzione, con effetti a catena sulle forniture globali, hanno avuto un impatto rilevante sui prezzi del gas in Europa.

“I mercati del gas stanno diventando più rischiosi: i prezzi del gas e del GNL sono sempre più volatili e fortemente influenzati da fattori globali”, scrive in una nota Ana Maria Jaller-Makarewicz, analista energetica presso il think-tank statunitense IEEFA (Institute for Energy Economics and Financial Analysis).

“L'incertezza degli eventi futuri che potrebbero influenzare l'offerta di gas rende estremamente difficile prevedere come l'offerta e la domanda potrebbero essere bilanciate e di quanto i prezzi potrebbero aumentare. Come si è visto negli eventi dello scorso anno in Europa, l'unico modo in cui i Paesi importatori possono mitigare questo rischio è ridurre il loro consumo interno”, afferma la ricercatrice.

L'incertezza è tale da spingere l'UE a considerare la possibilità di prolungare il tetto di emergenza per i prezzi del gas introdotto a febbraio. Il meccanismo entra in vigore se i prezzi raggiungono i 180 euro per megawattora per tre giorni consecutivi, un livello non raggiunto dall'autunno del 2022.

Il puzzle del GNL

Tra l'inizio del 2022 e l'inizio del 2023, la quota delle importazioni di gas importato dalla Russia in UE è scesa dal 39% al 17%. Per far fronte a questo cambiamento, l'UE è diventata molto più dipendente dalle spedizioni di GNL rispetto al passato.

La quota totale di gas naturale liquefatto sulle importazioni totali di gas dell’UE è passata dal 20% nel 2018-2019 a circa il 40% nel 2022-2023, anche grazie a un rapido aggiornamento delle infrastrutture necessarie. A questo punto, è bene ricordare che il 13% delle importazioni di GNL nell’UE proviene dalla Russia, le cui spedizioni via mare sono effettivamente aumentate dopo l'invasione.

Nel 2022, il commercio globale di GNL ha raggiunto un livello record, con una media di 51,7 miliardi di piedi cubi al giorno (Bcf/d), un aumento del 5% rispetto al 2021, e il volume dei carichi di GNL spot è aumentato di quasi tre volte in cinque anni, passando da 63 bcm nel 2016 a 171 bcm nel 2022, secondo i dati di CEDIGAZ e IGU.

Questo aumento del GNL ha reso i Paesi europei vulnerabili alla volatilità del mercato, soprattutto perché il 70% di queste importazioni viene acquistato con contratti a breve. Lo scorso anno, un clima invernale eccezionalmente mite ha ridotto la domanda di riscaldamento sia in Europa che in Asia. Oltre al clima mite, il rallentamento economico in Cina ha ridotto le importazioni di GNL, mentre i prezzi elevati del GNL hanno fatto scendere il suo utilizzo in altre parti dell'Asia. 

Secondo l'EIA (l'Energy Information Administration statunitense), “il consumo di GNL in Asia orientale quest'inverno è un'incertezza chiave con implicazioni potenzialmente importanti per i mercati globali”, e “la mancanza di contratti a lungo termine in Europa aumenta il rischio di approvvigionamento durante il freddo e i picchi di prezzo e può anche intensificare la concorrenza per il GNL spot tra le regioni”.

Gli analisti dell'IEEA prevedono che i mercati globali del GNL vedranno modeste aggiunte di offerta nei prossimi anni e che la debole crescita dell'offerta e la robusta domanda manterranno i prezzi globali del GNL strutturalmente elevati. Ciò eserciterà una pressione al ribasso sostenuta sulla crescita della domanda asiatica, in particolare tra i mercati emergenti sensibili ai prezzi, che secondo le previsioni dovrebbero essere i principali motori della domanda globale di GNL.

Rischio concreto di aumento dei prezzi

L’Europa ha ora meno opzioni per procurarsi altro gas in caso di necessità. Potrebbe avere bisogno di più combustibile se il prossimo inverno sarà molto più freddo del previsto, o se la Russia - che fornisce ancora gas attraverso i gasdotti a una manciata di Paesi europei - interromperà tutte le esportazioni.

“I prezzi possono aumentare o diminuire rispetto ai livelli attuali, ma la nostra ultima modellizzazione dell'evoluzione del mercato europeo del gas per l'inverno in corso e per il 2024 mostra un rischio asimmetrico di rialzo dei prezzi”, si legge nel Global Gas Report di Timera, pubblicato di recente.

“I rischi di ribasso esistono sicuramente, ad esempio sotto forma di uno shock negativo della domanda dovuto a una forte recessione o anche solo a un altro inverno mite e a volumi di fornitura sani. Tuttavia, il rischio di ribasso è attenuato dal sostegno dei prezzi derivante dai consistenti volumi di conversione del carbone in impianti a gas nel settore energetico europeo e dal fatto che la domanda di gas europea e asiatica è già così debole”, spiegano gli analisti di Timera.

Conseguenze economiche

Secondo l’analisi di Moody’s, i costi dell’energia rimarranno più alti in Europa che altrove. I prezzi elevati del gas hanno rappresentato un particolare freno economico per alcuni Paesi europei - in particolare la Germania, la maggiore economia della regione - a causa della loro dipendenza dalle industrie ad alta intensità energetica. Si teme sempre più che il persistere di prezzi energetici elevati possa favorire la deindustrializzazione, in quanto le industrie ad alta intensità, come quelle automobilistiche e chimiche, si trasferiranno altrove.

“Un aumento dei prezzi del gas peggiorerebbe ulteriormente la già precaria situazione della competitività dell'industria europea ad alta intensità e si tradurrebbe anche in un aumento dei prezzi dell'elettricità”, commenta Giovanni Sgaravatti, ricercatore presso Bruegel, think-tank politico-economico con sede a Bruxelles. “I Paesi con un'elevata dipendenza dal gas, come l'Italia, dovrebbero aumentare gli sforzi per installare le energie rinnovabili e la capacità di stoccaggio dell’elettricità per allontanarsi dal combustibile fossile; questo diminuirebbe le ore in cui il gas naturale determina il prezzo dell'elettricità e renderebbe il gas naturale più conveniente per i processi produttivi difficili da decarbonizzare”, afferma.

“Prezzi dell'energia più alti e più volatili eroderanno la competitività dell'industria europea, peseranno sul sentiment delle imprese e rallenteranno la normalizzazione dell'inflazione”, afferma Vincent Juvyns, global market strategist di J.P. Morgan Asset Management, il quale però crede anche che “queste misure dovrebbero in ultima analisi rafforzare la leadership dell'Europa nella corsa verso l’obiettivo emissioni nette zero”.

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Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.

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