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ETF, i migliori e i peggiori di novembre

Il rimbalzo dell’equity cinese domina la classifica del mese scorso; bene anche i metalli industriali. Dall’altro lato, il fallimento di FTX fa crollare l’universo cripto, con l’eccezione Litecoin.

Valerio Baselli 05/12/2022 | 09:28
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ETF

Secondo i dati Morningstar, a novembre, tra il miglior Exchange traded product (in termini di rendimento) e il peggiore ci sono circa 135 punti percentuali (prendendo in considerazione quelli registrati alla vendita in Italia ed escludendo i replicanti strutturati, cioè a leva o inversi).

Questi strumenti, essendo prodotti puramente passivi, riflettono nei loro movimenti l’evoluzione dei mercati, senza che la performance venga distorta dalle scelte (buone o cattive) di un gestore attivo.

I Top
La Top 15 di ottobre dei fondi passivi quotati in Borsa, cioè gli Exchange traded products (ETP), è in gran parte dedicata al mercato azionario cinese, protagonista di un importante rimbalzo dopo un lungo periodo di difficoltà.

I titoli cinesi hanno rimbalzato soprattutto nella seconda parte del mese, sulla scia del rinnovato ottimismo degli investitori sul fatto che la Cina potrebbe muoversi verso l'allentamento delle restrizioni imposte dalla politica “Covid-zero”.

La Commissione nazionale per la salute ha infatti dichiarato di voler intensificare gli sforzi per vaccinare gli anziani, in un'ottica di allentamento delle limitazioni alle attività anche più basilari, dopo che le immagini delle recenti proteste anti-lockdown hanno fatto il giro del mondo.

A trascinare l’intero listino è stato soprattutto il comparto tecnologico, spinto anche dalla recente distensione delle relazioni tra Pechino e Washington, come dimostrano ad esempio i rendimenti del KraneShares CSI China Internet ETF (KWEB) e dell’UBS Solactive China Technology UCITS ETF (CIT), saliti rispettivamente del 39,7 e del 26,4%.

Dopo il vertice del G20, infatti, gli investitori vedono ora legami più stretti tra le due maggiori economie mondiali, riducendo i rischi di delisting per centinaia di aziende cinesi quotate a New York e aumentando le prospettive di attività commerciali tra le due nazioni.

La Cina sta dietro anche all’ottima performance dello stagno (tin, in inglese) e del suo derivato peltro (zinn), come dimostrato dal 28,7% e dal 26,7% guadagnati rispettivamente dal RICI Enhanced Zinn TR EUR Hedge ETC (B4N8) e dal WisdomTree Tin ETC (TINM).Le autorità cinesi hanno annunciato un ulteriore sostegno al (molto indebitato) settore immobiliare del Paese. Ciò ha aumentato le aspettative di una maggiore domanda di fattori produttivi per l'edilizia, tra cui, appunto peltro e stagno, di cui la Cina è anche primo produttore al mondo.

Da segnale, infine, al secondo posto della classifica CoinShares Physical Litecoin (LITE), salito del 36,5%, in controcorrente rispetto al mese disastroso degli asset digitali. Dietro al rimbalzo, come riportato da Cointelegraph, ci sarebbero diversi indicatori tecnici che farebbero prevedere delle prospettive rialziste e soprattutto il suo terzo halving previsto per luglio 2023. L’halving è un processo automatizzato per dimezzare i token che i miner ricevono come ricompensa per la creazione di un blocco, il che rende più probabile un aumento del valore dei token, a condizione che la domanda rimanga stabile.

E i Flop
La classifica relativa ai replicanti che hanno perso di più nel mese di novembre, invece, vede solo strumenti esposti a criptovalute.

A tenere banco è stato il collasso di FTX, piattaforma di trading proprio di cryptocurrency con sede nelle Bahamas, che ha minato la credibilità dell’intero settore. Durante la procedura di bancarotta negli Stati Uniti, si è dimostrato che l’azienda guidata dall’oramai ex CEO Sam Bankman-Fried mancava di controllo aziendale e che fosse indebitata con i suoi 50 maggiori creditori per 3,1 miliardi di dollari.

Di conseguenza, gli ETP che tracciavano il relativo token (FTT) hanno perso quasi il loro intero valore e la maggior parte di essi sono stati sospesi.

A parte FTT, la valuta digitale più colpita dal fallimento di FTX è stata Solana, scesa di oltre 65 punti percentuali in poche ore. Alcuni sostengo che il motivo è da ricerca nel fatto che Sam Bankman-Fried fosse da sempre un sostenitore pubblico di Solana – tanto da venire considerato quasi una sorta di garante del progetto – e che la stessa FTX avesse in pancia l’equivalente di 982 milioni di dollari in SOL lo scorso 10 novembre, come riportato dal Financial Times.

L’analisi è stata realizzata con la piattaforma per professionisti finanziari Morningstar Direct. Clicca qui per saperne di più sulle sue funzionalità.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.