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Come proteggere il portafoglio dalla recessione

I titoli obbligazionari investment grade tendono a fare meglio di quelli di minor qualità in un contesto recessivo. Per quanto riguarda le azioni, i settori che storicamente si sono distinti sono stati quelli difensivi.  

Francesco Lavecchia 20/10/2022 | 09:39
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Per molte economie sviluppate aleggia il rischio di una possibile recessione. Ma cosa si intende per recessione e come possiamo proteggere i nostri investimenti in uno scenario di decrescita economica?

Tecnicamente, si parla di recessione quando il tasso di crescita del Pil di un paese è negativo per due trimestri consecutivi. In generale le fasi di recessione si caratterizzano per la contrazione dei consumi, degli investimenti e della produzione di beni e servizi, e di conseguenza per l'aumento della disoccupazione.

Sotto osservazione è l’Eurozona, che rischia di tornare in recessione dopo esserne uscita solo nel secondo trimestre del 2021. Il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha lanciato l’allarme con la pubblicazione delle sue ultime previsioni lo scorso 11 ottobre.

Secondo le stime del FMI, nel 2023 la crescita del Pil della regione dovrebbe attestarsi attorno allo 0,5%, un dato inferiore rispetto al +1,2% prospettato solo tre mesi fa dagli stessi analisti e che potrebbe essere rivisto ulteriormente a ribasso, considerata l’impossibilità di prevedere l’evoluzione dei principali fattori di incertezza che condizionano le forecast del FMI, ovvero il conflitto in Ucraina, la crescita dell’inflazione e l’impatto del Coronavirus sull’economia. Per Germania e Italia le aspettative sono anche peggiori. L’istituto prevede l’ingresso in recessione delle due economie già a partire dal 2023.

Negli Usa, invece, nonostante la forte risalita dei tassi di interesse, che stando alle attese del mercato dovrebbe toccare quota 4,5% entro fine anno, la crescita del Prodotto interno lordo dovrebbe attestarsi all’1% nel 2023.

Gli investitori sui mercati obbligazionari guardano con attenzione alle dinamiche della curva dei rendimenti.

In condizioni di normalità, la yield curve mostra rendimenti più bassi per le obbligazioni con scadenze a breve termine e più alti per bond con scadenza a 20 o 30 anni. Questo perché chi investe in titoli a lunga o lunghissima scadenza si assume un maggior rischio di mercato, ovvero la diminuzione del valore dei bond se i tassi di interesse salgono, o la perdita del capitale in caso di default dell’emittente. Questi rischi sono remunerati con un rendimento più alto.

Negli Stati Uniti abbiamo assistito recentemente a una inversione della curva, che storicamente ha fatto presagire una recessione nei successivi uno o due anni. In questi casi, i rendimenti dei titoli a lungo termine sono inferiori di quelli a breve termine.

Cosa mettere in portafoglio
Quando c’è il rischio di recessione, quali sono le contromisure da adottare per difendere il valore del proprio portafoglio? Christine Benz, director of personal finance and retirement planning di Morningstar, suggerisce alcune possibili soluzioni. “Nonostante molti investitori siano stati tentati di uscire dal mercato obbligazionario, considerate le scarse performance dei titoli del reddito fisso nella prima metà del 2022, il nostro consiglio è sempre quello di diversificare il portafoglio mantenendo una quota investita in bond, preferibilmente di alta qualità. Le obbligazioni investment grade, infatti, tendono ad avere performance molto buone in ambienti recessivi, in parte perché durante queste fasi di mercato si assiste a una fuga verso gli asset di più alta qualità, ma anche perché questo periodo coincide solitamente con il taglio dei tassi di interesse da parte della Banca centrale, cosa che fa aumentare il valore di mercato delle obbligazioni investment grade”.

Per quanto riguarda la componente azionaria, i settori che si comportano meglio durante le fasi di rallentamento dell’economia sono quelli tipicamente difensivi come salute e consumer defensive, ovvero quelli legati alle spese che le famiglie sostengono indipendentemente dal ciclo economico, come farmaci, prodotti per la cura personale e cibo.

Ma cosa fare con quei titoli energetici e delle materie prime che hanno sostenuto fino ad ora la performance del portafoglio? Benz raccomanda di fare molta attenzione in questo senso: “L’indice Morningstar Global Basic Materials & Energy ha guadagnato circa l’8% da inizio anno (in euro al 12 ottobre 2022), contro il -14% registrato dal mercato azionario globale. Questa tendenza non si esaurirà nel breve termine, ma è indubbio che questi settori potrebbero effettivamente sottoperformare in un periodo di crescita economica debole. Per questo motivo, penso sia corretto considerare la possibilità di non sovrappesare eccessivamente il portafoglio con questi titoli o addirittura alleggerire il loro peso man mano che il quadro macroeconomico dovesse peggiorare”.

 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Francesco Lavecchia

Francesco Lavecchia  è Research Editor di Morningstar in Italia