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Rally di fine anno a rischio?

I mercati, con l’arrivo del 2022, hanno rallentato il passo a causa delle incertezze riguardo i prossimi mesi. Le valutazioni restano molto alte e questo, dicono gli analisti di MIM, lascia poche opportunità di investimento. Meglio essere prudenti, anche con le small cap.

Marco Caprotti 28/12/2021 | 09:33
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babbo natale

E se quest’anno il cosiddetto “rally di fine anno” non si materializzasse? Con questo termine si intende un aumento dei prezzi delle azioni che, a volte, si verifica nelle sedute di Borsa tra Natale e i primi giorni del mese in arrivo.  

Questo accade perché, in questo periodo, gli investitori hanno in tasca una maggiore liquidità derivante dalla chiusura delle posizioni effettuata verso la fine di dicembre. Ma, quando si verifica, può essere innescato anche da altri fattori, come l'ottimismo verso i periodi che verranno o i volumi leggeri che si registrano nei giorni di festività, quando i pochi operatori presenti sul mercato possono fare grandi operazioni su qualche titolo portando a impennate improvvise degli indici.

Qualcosa è cambiato
L’anno scorso il rally era iniziato presto. Nei tre mesi fino al 21 dicembre 2020 (dati in euro), l'indice Morningstar Global Market aveva guadagnato il 10,4%. Guardando a livello regionale, il paniere Usa era salito dell’11% e quello europeo del 9,3%. Andando più a oriente, l'indice cinese aveva guadagnato il 5,7%. 

Quest’anno il quadro è un po’ diverso. Guardando le performance degli ultimi tre mesi (fino al 22 dicembre), si nota che tutti i panieri (ad eccezione di quello cinese) sono in territorio positivo mentre, stringendo l’osservazione a un mese, si nota che sono tutti in territorio negativo. Il basket Global in quattro settimane ha perso poco più dell’1,8%, quello Usa si è lasciato per strada l’1%, lo Europe l’1,4%, mentre il benchmark cinese ha fatto un capitombolo del 9,5%.

Le ragioni sono diverse e vanno dai timori riguardo a un’inflazione che potrebbe non essere così temporanea come si pensava (con conseguente incertezza sulle mosse delle banche centrali), alla comparsa di nuove varianti del Coronavirus che rischiano di mettere in dubbio il ritmo della ripresa economica nelle diverse aree del mondo.

Andamento panieri Morningstar a 3 mesi
indici a confronto

La corsa che da inizio anno (fra alti e bassi) ha tenuto i mercati mondiali (Cina a parte) in territorio positivo, insomma, nel finale ha subito una battuta di arresto. Un rallentamento chenon serve a risolvere un altro problema. “Gli investitori stanno entrando nel 2022 con le azioni, a livello globale, ai massimi storici”, dice Philip Straehl, Global head of research di Morningstar Investment Management (MIM). “Galvanizzati da piani di stimolo fiscali e monetari senza precedenti, gli operatori sono diventati esuberanti. E i forti guadagni registrati da asset rischiosi come l’equity e alcuni segmenti del credito hanno lasciato solo un piccolo numero di opportunità di investimento”.

Il risultato è che se nel 2020 (prima che scoppiasse la pandemia), il 57% dei mercati azionari era scambiato a sconto rispetto al valore intrinseco, a fine ottobre 2021 la quota è passata al 6%.

Diminuiscono i mercati a sconto
mercati-a-sconto

In una situazione del genere, secondo il capo della ricerca di MIM, conviene sfruttare nel modo giusto uno degli insegnamenti di Warren Buffet: Le opportunità arrivano di rado. Quando piove oro, metti fuori il secchio, non il ditale. “L’anno scorso ci siamo trovati in una situazione in cui le opportunità erano abbondanti e non era necessario un approccio molto mirato”, dice Straehl. “Oggi la situazione è diversa. Gli investitori dovrebbero adottare un approccio più misurato nella costruzione dei  portafogli. Quindi, meglio usare il ditale. E conservare il secchio per quando arriveranno piogge più intense”.

Due segmenti che, secondo Straehl, vale la pena tenere d’occhio entrando nel nuovo anno, soprattutto in ottica di protezione dall’inflazione, sono i finanziari e l’energy. “Entrambi sono interessanti”, spiega. “L'inflazione tende a far aumentare i tassi di interesse e a irripidire la curva dei rendimenti. E questi due elementi sono un vantaggio per le banche. Il petrolio è una commodity e qualsiasi aumento di prezzo viene trasferito ai consumatori. In caso di una continua crescita dell'inflazione, quindi, l'energia e le banche ne trarranno vantaggio.

A rischio anche le small cap?
Un segmento di mercato che di solito viene seguito da vicino quando si parla di rally di fine anno è quello delle small cap. Anche qui la situazione è cambiata rispetto all’anno scorso. L'indice Morningstar Europe Small Cap, ad esempio, è rimasto praticamente invariato in tre mesi, ma in quattro settimane è sceso del 2,2%. Il paniere statunitense dedicato alle aziende a bassa capitalizzazione ha registrato +4,4% nel primo periodo e -4,5% nel secondo.

Le small cap presentano caratteristiche peculiari rispetto ad altri asset. Pochi analisti le seguono e questa scarsa copertura può portare a dare valutazioni errate rispetto al loro fair value. Inoltre, le azioni a bassa capitalizzazione sono meno liquide e quindi più costose da scambiare. La scarsa liquidità, tuttavia, potrebbe essere un un motivo per giustificare un premio maggiore.

Ma c'è anche un altro elemento da considerare. Alcuni studi, in passato, hanno dimostrato che la metà dei rendimenti delle small cap spesso viene realizzato a gennaio e che la metà di questi guadagni sono concentrati nei primi cinque giorni di negoziazione del nuovo anno. Questo, in gergo, viene chiamato January effect (effetto gennaio). "Questo elemento è difficile da spiegare su base razionale”, dice Ben Johnson, direttore della ricerca globale sugli ETF di Morningstar. “Inoltre, questo fenomeno è diminuito nel tempo. La sua dipendenza da una peculiarità stagionale che si è indebolita negli anni è un esempio di come il January effect abbia basi poco solide”.

 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.