L’Italia in Borsa corre

L’azionario tricolore va un po’ meglio di quello del resto del mondo e le occasioni iniziano a scarseggiare. Per fare aumentare il Pil, dicono gli analisti di DBRS Morningstar, bisogna investire in ricerca e sviluppo e attrarre lavoratori qualificati.

Marco Caprotti 27/10/2021 | 14:48
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immagine italia

Mentre l’Italia in Borsa si dà da fare, gli operatori di mercato ragionano su come verranno spesi i soldi del National Recovery and Resilience Plan.

L’indice Morningstar Italy in un mese ha guadagnato il 4,5% (+24% da inizio anno). Il paniere Global Markets in quattro settimane è salito del 3% (+23% da gennaio).

Indici Morningstar Italy e Global Markets a confronto da gennaio
Italia grafico ottobre
Dati in euro

Secondo il Global Market Barometer di Morningstar, il mercato azionario italiano a questo punto è sottovalutato del 4% rispetto al fair value (relativamente alle stock coperte dall’analisi Morningstar. Dato in euro aggiornato al 25 ottobre 2021). 

L’ottimismo probabilmente è alimentato dal Recovery Plan. Secondo l’agenzia di rating creditizio DBRS Morningstar, il governo italiano investirà circa 77 miliardi di euro (4,3% del Pil) su una dotazione totale di 235,1 miliardi di euro per lo sviluppo del cosiddetto capitale umano. “Questa spesa avrà probabilmente un impatto diretto e indiretto sia sulla domanda che sull'offerta di capitale umano”, spiega Carlo Capuano Vice President, Global Sovereign Ratings di DBR Morningstar. “Secondo le stime del governo, questo dovrebbe contribuire a più che raddoppiare la potenziale crescita economica portandola dallo 0,6% all'1,4% entro il 2026”.

Domanda e offerta di capitale umano
Dal lato della domanda, il settore delle piccole e medie imprese ha capitali limitati e un minore accesso ai finanziamenti rispetto alle aziende più grandi. Questo va a svantaggio degli investimenti in ricerca, quindi della richiesta di lavoratori con buone competenze. “I bassi investimenti in ricerca e sviluppo sono un problema in Italia. La quota investita è stata dell'1,5% del Pil nel 2019, ben al di sotto della media Ocse del 2,5%. Questo ha contribuito a creare, ad esempio, un ampio divario digitale tra l'Italia e gli altri principali paesi dell'Unione europea. L'aumento del livello di investimenti in ricerca e sviluppo secondo noi è un fattore chiave per migliorare la competitività del settore imprenditoriale italiano e, a sua volta, aumentare la domanda di lavoratori qualificati, che creerà una fase di maggiore competitività”.

Investimenti in ricerca e sviluppo nel mondo
analisi

Anche i fattori dal lato dell'offerta giocano un ruolo importante. “L'Italia è in ritardo rispetto alla media Ue in termini di numero medio di anni scolastici e di laureati”, spiega Capuano. “Questa situazione è aggravata da un basso tasso di partecipazione al lavoro femminile e da un'elevata percentuale di giovani che non vanno a scuola”.

 

 

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.