L’S&P 500 lancia segnali di allarme

La concentrazione dell’indice ha raggiunto il suo massimo storico. Solo nel 2000 si è registrato un livello analogo e in quel caso i listini azionari hanno invertito la rotta accusando forti perdite nei due anni successivi.

Francesco Lavecchia 28/07/2020 | 12:37

Come interpretare il crescente livello della concentrazione dell’indice S&P 500? Negli ultimi cinque anni il peso dei primi 10 titoli nel paniere del benchmark è salito di quasi 10 punti percentuali a causa dell’incremento nella capitalizzazione di mercato delle big del comparto tecnologico come Microsoft, Apple e Alphabet o di altre nel settore beni di consumo come Amazon.com. L’attuale peso della Top 10 holding dell’indice americano è un dato insolito se si guarda la composizione del paniere degli ultimi 35 anni, ma resta comunque basso rispetto a quello di mercati più piccoli come ad esempio quelli di Italia e Spagna nei quali rappresenta rispettivamente il 61% e il 70%.

“Nel recente passato, solo nel 2000 l’indice S&P 500 ha registrato un livello di concentrazione simile a quello attuale e le tante analogie con quel periodo ci fanno pensare che potremmo assistere a un déjà-vu”, dice John Rekenthaler editorialista e membro del Dipartimento di Investment Research di Morningstar.

Le analogie con il passato
“Come nel 2000, l’aumento del grado di concentrazione dell’indice è stato trainato dalla crescita della capitalizzazione di mercato dei titoli Growth. In molti potrebbero obiettare dicendo che questo è dovuto al fatto che i loro multipli elevati si traducono necessariamente in una capitalizzazione di mercato più alta. Ma questo non è sempre vero, come testimonia il fatto che nel 2006 ben tre delle prime cinque holding del paniere erano appannaggio di azioni Value come Exxon Mobil, Citigroup e Bank of America. La seconda analogia riguarda la grande popolarità dei titoli tecnologici: alla fine degli anni ’90 abbiamo assistito alla bolla dei titoli dotcom; negli ultimi 12 mesi Apple, Microsoft e Amazon hanno registrato guadagni tra il 44% e il 70%. A giugno 2000 le azioni del comparto high-tech ricoprivano tre delle prime sei posizioni nella Top 10 holding a maggior capitalizzazione di mercato dell’S&P 500; ora le occupano tutte e sei. La terza analogia riguarda l’evoluzione del mondo degli investimenti che ha permesso di avvicinare gli investitori retail al mercato azionario: venti anni fa molti risparmiatori scoprivano la possibilità di fare trading giornaliero; ora sono i ridotti costi di transazione, a causa della forte concorrenza nel settore, ad attirare molti investitori verso il mercato dell’equity”.

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Francesco Lavecchia

Francesco Lavecchia  è Research Editor di Morningstar in Italia

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