Caccia al rendimento con le M&A

Il 2019 potrebbe essere un altro anno interessante per le fusioni e acquisizioni. L’attenzione è nel settore pharma e sulle aziende del Regno Unito. Per gli investitori ci sono fondi dedicati.

Marco Caprotti 31/07/2019 | 12:47
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Mercati stabili ed effetto domino. Sono questi, dicono gli analisti, due elementi che possono dare una spinta all’attività di fusioni e acquisizioni nel corso del 2019. Certo, mantenere il ritmo del passato non sarà semplice. Secondo i dati di Pitchbook, ad esempio, il 2018 è stato archiviato come il quinto anno consecutivo in cui l’attività di fusioni e acquisizioni in nord America e in Europa ha registrato un risultato superiore ai 3mila miliardi di dollari (vedi grafico sotto).

M&A grafico

Le condizioni affinché la corsa continui, tuttavia, sembrano esserci. “I mercati azionari sono sostanzialmente stabili e danno ai manager delle società la sicurezza necessaria per perseguire la crescita del business per linee esterne”, spiega uno studio di Man Insititute. Una dimostrazione in questo senso l’ha data il megadeal fra Bristol-Myers Squibb e Celgene (un matrimonio da 74 miliardi di dollari) che proprio in questi giorni ha avuto il via libera dalla Commissione europea e che, secondo le intenzioni del management, dovrebbe essere completato fra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo.

Effetto domino nel pharma?
“C’è poi da considerare l’effetto domino”, dice lo studio. “Una grande operazione può portare a un’altra”. Esempi recenti di questo fenomeno si sono visti nel settore minerario aurifero. A settembre 2018 Randgold Resources e Barrick Gold hanno annunciato la fusione, creando la prima compagnia mineraria del mondo. Quattro mesi dopo Newmont, che fino a prima dell’operazione di settembre aveva la prima posizione, ha reclamato di nuovo il podio acquistando Goldcorp.

L’effetto domino potrebbe ripetersi nel pharma. “Il settore ha molta liquidità da investire”, dice lo studio. “Questo coincide con una certa scarsità di nuovi farmaci in rampa di lancio da parte di molti grandi nomi. La scadenza dell’esclusiva sui prodotti in circolazione è uno dei maggiori crucci per le aziende del settore. Secondo noi, una soluzione potrebbe essere quella di acquistare piccole aziende pharma specializzate su pochi prodotti per dare una spinta ai flussi di cassa in futuro”.

A livello regionale, un’area da guardare, secondo lo studio, è il Regno Unito. L’equity del paese, anche per le questioni legate a Brexit, ha valutazioni interessanti. L’indice Morningstar UK da inizio anno ha guadagnato (fino al 30 luglio e in euro) il 15% contro, per esempio, il +18,2% fatto segnare dal paniere europeo o il +20,6% registrato dal basket globale.

Indici Morningstar Europe, Global, e UK a confronto
Indici UK Europe global a confronto

Dati in euro aggiornati al 30 luglio 2019
Fonte: Morningstar Direct

“Non va dimenticata la continua debolezza del pound”, spiega lo studio. “Questo crea delle opportunità interessanti, soprattutto per degli eventuali acquirenti stranieri”.

Un Bronzo per le M&A
Dal punto di vista del risparmiatore un sistema per investire in questo tipo di operazioni, ma non solo, è avere in portafoglio uno strumento specificatamente disegnato per andare a caccia di società che stanno attraversando una fase particolare. Morningstar li raccoglie nella categoria Alt - Event driven (vedi tabella sotto). Qui sono raggruppati i fondi che cercano di trarre profitto dalle variazioni dei prezzi dei titoli dovute a determinati eventi societari, come la bancarotta, le fusioni e acquisizioni, i cambiamenti nella strategia aziendale e altro.

Tabella categroia Alt - Event driven

llAll'interno di questo segmento l’unico fondo con Analyst rating è BSF Global Event Driven E2 EUR (Bronze). “Il fondo si occupa di tutti gli eventi particolari che possono riguardare una socieà”, spiega Francesco Paganelli, fund analyst di Morningstar in un report del 22 aprile 2019. “E’ un elemento che lo contraddistingue da altri strumenti della categoria che si occupano, ad esempio, di fare esclusivamente operazioni di arbitraggio. Il fondo tipicamente investe il 70% dei suoi asset in eventi definiti hard catalyst come le M&A, mentre il 30% è orientato sui cosiddetti soft catalyst come, ad esempio, i cambi di management. Il fondo ha anche la flessibilità di investire in situazioni problematiche quando ne vede l’opportunità. E questo è un altro elemento che lo differenzia dai competitor”.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.