Quanto italiana è realmente Piazza Affari?

L’analisi revenue exposure di Morningstar Direct condotta sull’indice tricolore mostra come l’economia del Belpaese sia meno aperta ai mercati internazionali rispetto ai competitor  dell’eurozona. Significativa, ma inferiore alla media, è la quota di ricavi prodotta nelle zone emergenti.

Francesco Lavecchia 08/05/2019 | 16:29
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La Borsa Italiana si scopre un po’ emergente, anche se meno rispetto ai listini di Eurolandia. L’analisi dell’esposizione regionale e per paese delle holding che compongono l’indice Morningstar Italy in base ai ricavi prodotti nei singoli mercati ci dice che circa il 20% del fatturato delle aziende quotate su Borsa Italiana deriva dai paesi in via di sviluppo.

Emergente ma non troppo
L’analisi “revenue exposure” di Morningstar Direct pesa l’esposizione ai singoli paesi e macro-regioni di ogni holding in base alla sua capitalizzazione di mercato e somma i valori riportati da ogni titolo del paniere in modo da ottenere il dato complessivo relativo all’indice.

 

Figura 1: Esposizione per area geografica
Revenue analysis

 

Figura 2: Esposizione per paese
Revenue analysis 2

Nel caso delle aziende italiane, il dato più rilevante riguarda l’America latina (5%) e in particolare il Brasile, dove viene prodotto oltre il 2% dei ricavi delle società che compongono l’indice Morningstar Italy (90 titoli di diversa capitalizzazione e stile). Significativo è anche il valore relativo ai paesi dell’Europa e dell’Asia emergente, entrambi sopra il 4,5%. Va evidenziato come l’esposizione al Medio Oriente sia sostanzialmente in linea con quella degli altri listini dell’area euro (il confronto è fatto con l’indice Morningstar Eurozone) e che quella all’Africa sia addirittura superiore al benchmark. Nel complesso, però, le aziende europee hanno in media un grado di esposizione all’economia dei paesi in via sviluppo significativamente superiore a quelle italiane, come dimostra la loro percentuale vicina al 30%.

Italia indietro nel grado di apertura
In generale, quest’analisi traccia un quadro di un’economia italiana in ritardo nel grado di apertura ai mercati internazionali. Il confronto con la media dell’area euro è sostanzialmente pari solo per alcune regioni (Canada, Medio Oriente, Australasia e Africa), mentre il gap è molto marcato se si considerano gli Stati Uniti, l’Asia emergente e sviluppata e il Regno Unito.

Gli investitori - e in particolare quelli che utilizzano fondi passivi - devono tenere bene a mente questi dati quando pensano all’allocazione geografica dei loro capitali. Conoscere l’esposizione per ricavi di un indice permette di misurare il reale grado di diversificazione dello stesso e la sua vulnerabilità in caso di fluttuazione delle valute. Nello specifico, il listino di Piazza Affari è geograficamente molto più concentrato rispetto alla media dell’area euro, ma questo lo tutela, in parte, in caso di un negativo andamento dei tassi di cambio.

 

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Info autore

Francesco Lavecchia

Francesco Lavecchia  è Research Editor di Morningstar in Italia

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