3 azioni Wide Moat a 5 stelle

AB InBev, GEA Group e Imperial Brands hanno un ampio vantaggio competitivo nei rispettivi settori e sono fortemente scontate dal mercato.

Francesco Lavecchia 19/03/2019 | 15:26
Facebook Twitter LinkedIn

AB InBev
Il moat del gruppo belga, leader mondiale nel settore della birra, ha due fonti. La prima è un vantaggio di costo derivante dalle elevate economie di scala. AB InBev produce ogni anno più di 500 milioni di ettolitri di birra, più del doppio rispetto ad Heineken (che è il suo principale competitor) e questo le garantisce un forte potere contrattuale nei confronti dei fornitori nonché la possibilità di ammortizzare i costi fissi.

La seconda è rappresentata dal valore del suo portafoglio marchi. AB InBev possiede cinque dei più grandi brand di birra al mondo per volume di vendite, direttamente o tramite partecipazioni azionarie. Tre di questi appartengono al segmento premium e garantiscono margini di profitto ancora più elevati. Grazie all’acquisizione di SAB Miller AB InBev riuscirà a migliorare ulteriormente i margini di profitto, grazie alle forti sinergie tra le due aziende, e a guadagnare una forte esposizione sui mercati africani.

Negli ultimi 12 mesi il titolo ha ceduto il 18% e ora è scambiato a un tasso di sconto di circa il 30% rispetto al fair value di 103 euro (report aggiornato al 6 marzo 2019 dall'analista Philip Gorham).

GEA Group
GEA Group è leader nel mercato dei macchinari per l’industria alimentare, che rappresentano il 70% del suo giro d’affari, e offre anche impianti di refrigerazione e di imballaggio per quella farmaceutica e dei trasporti. Il moat del gruppo tedesco è il risultato delle alte barriere che impediscono l’ingresso di nuovi competitor, i quali non riescono ad affermarsi in un settore come quello dei macchinari alimentari a causa delle difficoltà nel cercare di differenziare la loro offerta e al tempo stesso garantire un livello di affidabilità in linea con quello delle aziende già affermate.

La seconda fonte di moat è invece rappresentata dal forte potere contrattuale nei confronti dei clienti, in quanto le aziende alimentari difficilmente decidono di sostituire fornitori affidabili rischiando che dei problemi ai macchinari possano impattare sulla qualità dei loro prodotti. Il titolo ha ceduto circa il 30% negli ultimi 12 mesi in seguito al peggioramento dei margini di profitto, ma gli analisti sono convinti che il piano di ristrutturazione del business messo in piedi dal management riuscirà a riportare la redditività sui livelli storici e stimano un fair value pari a l 38 euro (report aggiornato al14 marzo 2019 dall'analista Denis Molina).

Imperial Brands
Imperial Brands è il quarto produttore al mondo di tabacco, grazie a brand come Winston, Rizla e ai sigari cubani Coiba e Montecristo, e genera ogni anno un fatturato di circa 8 miliardi di sterline.

Gli analisti riconoscono al gruppo britannico una forte posizione di vantaggio competitivo all’interno del settore per via della qualità del suo portafoglio marchi e delle elevate economie di scala. Il valore dei brand permette all’azienda di applicare mark-up generosi ai prezzi di vendita, mentre gli alti volumi di produzione consentono di ammortizzare i costi fissi e dunque di ricavare margini di profitto più ampi per unità venduta. I recenti miglioramenti in termini di profittabilità prodotti dalla strategia di razionalizzazione dei marchi da parte del management hanno sostenuto l’ascesa del titolo che negli ultimi tre mesi ha guadagnato il 22%. Nonostante questo, però, le azioni Imperial Brands continuano a essere scambiate a un tasso di sconto del 30% rispetto al fair value di 37 sterline (report aggiornato al 14 marzo 2019 dall'analista Philip Gorham).

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

LEGGI ALTRI ARTICOLI SU
Facebook Twitter LinkedIn

Info autore

Francesco Lavecchia

Francesco Lavecchia  è Research Editor di Morningstar in Italia