Cedole da difesa o attacco?

Negli Usa i tassi sono tornati a salire, mentre in Europa siamo ancora in una fase monetaria espansiva. Ottobre è stato il mese della paura e ora gli investitori sono diventati più cauti. I dividendi attraggono, ma possono nascondere delle trappole.

Sara Silano 21/11/2018 | 09:16

Gli ultimi anni sono stati difficili per gli investitori in cerca di una cedola obbligazionaria a causa dei bassi tassi di interesse. Negli Stati Uniti, la situazione sta cambiando in quanto la Federal Reserve ha già intrapreso la strada del rialzo dei saggi di riferimento ed è intenzionata a continuare a percorrerla. Secondo molti osservatori, una nuova stretta potrebbe arrivare già a dicembre. Nell’area euro, siamo ancora in una fase monetaria espansiva, anche se la Banca centrale ha iniziato a chiudere i rubinetti, riducendo il programma di Quantitative easing.

Le strette della Fed
L’innalzamento dei tassi è positivo per gli investitori orientati al reddito, perché possono ottenere cedole più generose, anche se nell’immediato l’effetto più evidente è la discesa del prezzo dei titoli obbligazionari in circolazione. Oltreoceano, la Federal Reserve ha deciso quattro incrementi nel 2018 a fronte di un’economia che rimane solida, nonostante il ciclo sia ormai maturo. In questa prospettiva, dunque, i titoli di Stato statunitensi decennali (Treasury) potrebbero apparire interessanti (al netto del cambio euro-dollaro) per chi cerca una cedola e non vuole rischiare, soprattutto in un contesto globale più volatile.

In Europa, ancora tassi bassi
Nell’area euro, per avere coupon più generosi bisogna rischiare di più, dal momento che il Bund tedesco, considerato sicuro, ha rendimenti molto bassi. Nel segmento obbligazionario, significa guardare a titoli di minore qualità e quindi solvibilità, che però si comportano generalmente meglio in situazioni congiunturali espansive, mentre il Vecchio continente ha dato qualche segnale di rallentamento, soprattutto nell’industria manifatturiera, a causa dell’aumento dei prezzi del petrolio e delle tensioni commerciali. A questo si aggiungono le frizioni tra il governo italiano e l’Unione europea sulla legge di bilancio, che potrebbe aprire a diversi scenari.

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Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia

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