Le catastrofi ambientali spaventano più del crollo delle Borse

Secondo il World economic forum, stiamo spingendo il pianeta verso un punto di non ritorno. Per invertire la rotta, agli investitori viene chiesto di fare la loro parte. Parigi ha già messo nero su bianco una legge per la transizione energetica che impegna anche gli asset owner. E ora c’è anche l’Action plan della Ue.

Sara Silano 19/04/2018 | 11:06
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I rischi ambientali ora fanno più paura di quelli economici. Secondo il Global risk report 2018 del World economic forum, gli eventi climatici estremi e i disastri naturali sono i fenomeni potenzialmente più pericolosi e probabili ai nostri giorni (il rapporto è basato su un sondaggio tra circa mille membri del forum in tutto il mondo, svolto tra il 28 agosto e il 1 novembre 2017).

Il punto di non ritorno
Solo dieci anni fa, al primo posto nella classifica dei rischi c’era il timore di un collasso dei prezzi degli strumenti finanziari e al secondo l’instabilità in Medio oriente. Il cambiamento, dunque, è stato epocale. “Tutte le categorie di rischi ambientali hanno un impatto e un livello di probabilità superiore alla media in un orizzonte di dieci anni”, si legge nel rapporto. “Usciamo da un anno caratterizzato da uragani, temperature torride e il primo aumento di emissioni di CO2 da un quadriennio. Stiamo spingendo il pianeta verso un punto di non ritorno e i danni sono sempre più chiari. La biodiversità sta scomparendo, i sistemi agricoli sono sotto pressione e l’inquinamento dell’aria e dell’acqua sta minacciando la salute umana. Le tendenze nazionalistiche contrastano con l’esigenza di affrontare questi problemi a livello globale”.

WEF Global Risks report

Fonte: Global Risk Report 2018, World Economic Forum

Le Conferenze sul clima
La lotta al cambiamento climatico ha conosciuto alti e bassi dalla prima conferenza mondiale di Rio de Janeiro nel 1992, voluta dalle Nazioni unite, che portò alla Convenzione quadro sul tema e, successivamente, al Protocollo di Kyoto (1997), che stabilì obiettivi vincolanti sulla riduzione delle emissioni di elementi inquinanti (biossido di carbonio e altri gas serra). Le Cop (così sono chiamate le Conferenze sul clima) si sono susseguite negli anni, in un percorso attraversato da numerosi insuccessi. Nel 2015, finalmente si raggiunse a Parigi un accordo tra 196 paesi per tenere il surriscaldamento climatico ben al di sotto dei due gradi: è Cop21. L’intesa è entrata ufficialmente in vigore il 4 novembre 2016, ma lo scorso anno ha subito un duro colpo dopo l’annuncio del presidente Donald Trump di voler fare uscire gli Stati Uniti. Ora l’attesa è per il 2020 quando inizierà il processo di verifica degli accordi siglati sotto la Torre Eiffel.

Le iniziative dell’Ue
L’Europa, intanto, ha pubblicato, lo scorso 8 marzo, il suo Piano di azione per raggiungere gli obiettivi di sviluppo sostenibile, inclusa la riduzione del 40% delle emissioni di gas serra entro il 2030. Più recentemente, il 17 aprile, il Parlamento Ue ha adottato in via definitiva due proposte di legge che impongono nuovi obiettivi nazionali vincolanti sull’inquinamento per i settori agricolo, edilizio, dei trasporti e dei rifiuti.

La normativa e l’industria finanziaria
La Commissione Ue ha fatto appello all’industria finanziaria, senza la quale difficilmente sarà possibile colmare il gap di 180 miliardi di euro annui che mancano per centrare i target climatici e ambientali. La Francia si è già spinta oltre, con l’approvazione nell’aprile 2016 del French energy transition law, che, all’articolo 173, introduce dei requisiti di disclosure per i gestori di portafoglio riguardo la gestione dei rischi legati al clima e più in generale all’integrazione dei fattori sociali e ambientali nelle politiche di investimento.

Per i soli rischi-climatici, la legge francese prevede che gli asset owner presentino dati, scenari climatici di riferimento, obiettivi, orizzonti temporali, approcci statici e dinamici. I rischi vanno distinti in fisici e di transizione. Devono essere incluse le misure di carbon footprint (parametro utilizzato per stimare le emissioni di gas serra di un prodotto o servizio, di un’organizzazione, di un evento, ecc.) e indicate le metodologie di contribuzione agli obiettivi nazionali e internazionali sul clima e la transizione energetica.

La situazione in Italia
In Italia, non esiste una normativa paragonabile a quella francese con riferimento ai gestori di portafoglio. E’ previsto l’obbligo di rendicontazione non finanziaria per le aziende (Decreto legislativo n. 254/2016), in recepimento di una direttiva europea, 2014/95/UE. Inoltre, il D.Lgs. 252/2005, articolo 6, comma 13, lettera c per i fondi pensione prevede che le forme previdenziali complementari “espongano nel rendiconto annuale e, sinteticamente nelle comunicazioni periodiche agli iscritti, se ed in quale misura, nella gestione delle risorse e nelle linee seguite nell’esercizio dei diritti derivanti dalla titolarità dei valori in portafoglio, si siano presi in considerazione aspetti sociali, etici ed ambientali”.

Ancora troppo carbone in portafoglio
L’Action plan della Commissione europea, tuttavia, ha indicato la direttrice futura in modo chiaro, in particolare con riferimento alla richiesta di una tassonomia condivisa per la finanza sostenibile, insieme a standard per gli strumenti green. Altri settori di intervento fanno riferimento alla gestione dei rischi, che non può più ignorare i fattori ambientali e all’inclusione dei criteri ESG nei doveri fiduciari degli investitori istituzionali. Per gli operatori finanziari, dunque, diventa sempre più importante la valutazione, gestione e riduzione dell’esposizione alle emissioni inquinanti.

Un’analisi di Morningstar sui portafogli dei fondi ed Etf (Exchange traded fund) azionari europei rivela, ad esempio, che l’esposizione al carbone termico per la produzione di energia è ancora elevata, con l’eccezione dei prodotti domiciliati in Norvegia e Svezia, paesi in cui l’attenzione verso l’ambiente è particolarmente elevata da diversi anni. In Italia, l'esposizone media dei comparti azionari è superiore al 4% (il valore mediano è leggermente inferiore).

Dove pesa di più il carbone

L'analisi sul Product Involvement è stata realizzata con la piattaforma per professionisti finanziari, Morningstar Direct. Clicca qui per saperne di più sulle sue funzionalità.

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Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia