Banche europee fra Brexit e nuove misure

Gli istituti del Regno Unito continuano a fare i conti con gli effetti dell’uscita del paese dall’Ue. Nella regione, intanto, cambiano i metodi di calcolo delle perdite. I titoli rallentano, dopo un 2017 di corsa, e nascono opportunità.

Marco Caprotti 17/04/2018 | 12:22
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Brexit e cambiamenti nei sistemi contabili. Sono questi, in sostanza, i due elementi con cui hanno a che fare le banche del Vecchio continente e con cui dovranno misurarsi anche gli investitori che vogliono metterle in portafoglio. “Il settore, dopo un periodo di corsa, sta facendo vedere delle frenate che potrebbero mettere in mostra delle buy opportunity”, spiega Derya Guzel, analista di Morningstar. L’indice Morningstar dedicato agli istituti della regione nel 2017 ha guadagnato (in euro) il 12,6%. Da gennaio (fino al 16 aprile), invece, ha registrato -1,4%.

Indice Morningstar Financials Europe (1 anno)
bancheuropa

Dati in euro aggiornati al 17 aprile 2018
Fonte: Morningstar Direct

“Per gli istituti del Regno Unito, il tema principale continuerà ad essere Brexit”, dice l’analista. “I manager degli istituti che copriamo con la nostra ricerca insistono a dirci di sperare nella tenuta dell’economia, nonostante il processo di uscita dall’Unione. Il consensus degli economisti parla di un Pil UK che, nel 2018, si muoverà in linea con quello del 2017. Se questo accadrà allora vedremo un miglioramento degli asset e dei bilanci delle banche”.

Dal punto di vista congiunturale, tuttavia, ci sono due aspetti da considerare e che potrebbero influire sul futuro degli istituti di credito del paese. “Da una parte, abbiamo la disoccupazione che è ai minimi storici”, dice Guzel. “Dall’altra, però, c’è un rallentamento nella crescita dei salari che restano al di sotto dell’inflazione. Questo, nel medio periodo, potrebbe mettere sotto pressione la situazione finanziaria delle famiglie con effetti sulla loro capacità di risparmio”.

Nuovi standard
Dal punto di vista regolamentare l’elemento più rilevante è l’introduzione, a partire da gennaio di quest’anno, del nuovo standard IFRS 9 per la classificazione e la misurazione degli strumenti finanziari. Il modello sostituisce lo IAS 9 in vigore dal 1998, diventato ormai obsoleto alla luce dell’evoluzione dei mercati e degli strumenti finanziari. In estrema sintesi con il nuovo standard vengono introdotti ulteriori criteri di valutazione delle perdite attese e definite regole per l’individiazione degli strumenti di copertura.

“Nel luglio scorso, la European Banking Association ha detto che l’introduzione dei nuovi standard avrebbe ridotto il Tier-1 degli istituti (i soldi che le banche devono mettere a riserva per far fronte a eventuali shock finanziari senza intaccare i depositi dei clienti e che in questi anni ha immobilizzato una parte del denaro in mano alle banche, Ndr)”, dice l’analista. “Su questo argomento i singoli istituti sono meno ottimisti. Secondo noi, una prima analisi degli effetti si potrà fare con i dati delle semestrali per poi farne una più approfondita con quelli finali del 2018”, dice Guzel.  

 

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.