Dove vanno gli asset manager

Le nuove regole per i mercati finanziari muteranno lo scenario nel quale si muoveranno le società di gestione. A vincere, dicono gli analisti di Morningstar, saranno quelli che sapranno avere costi competitivi e fare le fusioni giuste.  

Marco Caprotti 09/05/2017 | 11:14

Non è stato un decennio facile per le società di gestione, né per i loro clienti. E il futuro promette di essere altrettanto complicato, anche per i loro titoli. “Gli investitori hanno dovuto fare i conti con le scarse performance dei fondi gestiti in maniera attiva, mentre le società hanno assistito al passaggio dei loro clienti a prodotti che costano sempre meno, come ad esempio quelli che replicano un indice”, spiega l’ultimo Observer di Morningstar dedicato agli Asset manager firmato da Laura Pavlenko Lutton e Greggory Warren, rispettivamente Director of manager research e Senior stock analyst. Con l’introduzione della Fiduciary Rule negli Stati Uniti (prevista per giugno) e della direttiva Mifid 2 in Europa (a gennaio 2018) che, sostanzialmente, obbligano gli intermediari finanziari ad agire nel miglior interesse dei clienti e non nel loro, la vita delle società di asset management diventerà ancora più complicata. “Ci sarà una sempre maggiore attenzione ai costi, alle performance e al track record dei fondi”, spiega il report. “Chi gestisce fondi attivi, in particolare, dovrà cercare di ridurre lo spread fra le commissioni di gestione dei propri prodotti con quelle degli strumenti index based. Dovranno anche fare in modo di migliorare le perfomance dei loro portafogli e la distribuzione se vogliono restare competitivi”.

La sfida non va presa sottogamba. Diversi studi condotti da Morningstar sull’industria del risparmio gestito in Usa e in Europa hanno dimostrato che i fondi gestiti attivamente hanno fatto peggio dei loro concorrenti passivi, soprattutto nel lungo periodo. Hanno anche avuto un tasso di chiusura o di fusione con altri fondi molto più alto. Gli stessi studi hanno dimostrato che le performance inferiori di questo tipo di prodotti sono correlate alle commissioni: più alti i costi, maggiori le possibilità di sottoperformare o di essere chiusi (o fusi) e viceversa.

Più fusioni, meno costi
In questo scenario c’è da attendersi il crescere delle merger and acquisition (un fenomeno che in parte si sta già verificando). “Il consolidamento all’interno dell’industria è inevitabile”, continua lo studio. “Le società avranno bisogno di migliorare le economie di scala e di compensare le commissioni più basse e la minore profittabilità”. Il processo, secondo gli analisti, avverrà sia all’interno delle stesse case di asset managemnet, con l’eliminazione dei prodotti che hanno le performance peggiori, sia esternamente attraverso operazioni che vedranno le società medie e grandi andare a caccia di realtà più piccole per arrivare a maggiori risparmi e a un’offerta migliore. “Ci aspettiamo che le società specializzate nella gestione passiva guadagnino sempre maggiore attenzione nei prossimi dieci anni”, spiegano Pavlenko Lutton e Warren. “Tuttavia ci sarà spazio anche per i gestori attivi che sapranno creare economie di scala, che hanno nomi conosciuti, solide performance di lungo periodo e commissioni ragionevoli. In generale, per avere successo nei prossimi dieci anni, le società di gestione dovranno essere capaci di differenziarsi dai concorrenti, offrendo fondi a basso costo, che abbiano strategie di investimento ripetibili e che sappiano adattarsi in maniera prudente ai cambiamenti dello scenario competitivo. Le società che hanno saputo coniugare tutte queste caratteristiche sono quelle che sono sopravvissute alle trasformazioni alle quali abbiamo assistito in passato. Nello stesso modo funzionerà nei prossimi anni”.  

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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