Il Giappone, per ora, dice grazie allo yen

L’azionario del Sol levante continua a salire, nonostante un quadro macro in chiaroscuro. Merito della debolezza della valuta. La situazione, però, nel lungo termine non è sostenibile. 

Marco Caprotti 04/11/2015 | 11:05

Le foto che arrivano dal Giappone continuano mostrare un panorama economico in chiaroscuro. Ma agli investitori, complice anche la debolezza dello yen che aiuta le aziende votate all’export, è uno stile che sembra piacere. Resta da capire quanto durerà.

L’indice Msci del Sol levante nell’ultimo mese (fino al 30 ottobre e calcolato in euro) ha guadagnato l’11,25%, portando a + 20,84% la performance da inizio anno (+10,93 e +11,3% gli andamenti in yen). Le buone notizie non mancano. La produzione manifatturiera è accelerata a ottobre registrando il passo più forte da febbraio. L'indice Nikkei Pmi del segmento è salito il mese scorso a 52,4 da 51 di settembre registrando la più alta lettura da ottobre del 2014, spinta soprattutto dai nuovi ordini. Ma intanto c’è da notare un nuovo calo dei prezzi al consumo: in settembre l'indice è sceso dello 0,1% su base annua; in agosto l'inflazione è tornata per la prima volta in campo negativo dopo le scelte di politica monetaria della Banca centrale giapponese di aprile 2013. In calo anche i consumi delle famiglie: a settembre sono scesi dello 0,4%. La BoJ, peraltro, ha annunciato che si allontana la possibilità di centrare l'obiettivo dell'inflazione al 2% secondo i tempi stimati, dopo il nuovo calo dei prezzi al consumo di settembre, e ha rivisto al ribasso le stime di crescita del Pil.

La Banca centrale giapponese prevede di raggiungere l'obiettivo del 2% nel secondo semestre dell'esercizio 2016-2017 (ottobre-marzo) contro la precedente previsione del primo semestre. Nel frattempo ha abbassato la stima di crescita del Pil per il 2015-2016 dall’1,7% all’1,2% e dall’1,5% all’1,4% per il 2016-2017. Per l'anno fiscale in corso si prevede un'inflazione a +0,1% contro la precedente stima di +0,7%. A settembre, intanto, il tasso di disoccupazione è restato stabile al 3,4% della popolazione attiva, dopo essere sceso a luglio al 3,3%, il livello più basso da 20 anni. Lo scorso mese, il tasso di disoccupazione maschile era al 3,6% e quello femminile al 3,1%.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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