La Cina mette in ombra l’Italia

La crisi delle piazze asiatiche si è fatta sentire anche nella Penisola mettendo in secondo piano, almeno in Borsa, qualche segnale di ripresa. Il futuro è incerto e resta legato alla situazione economica internazionale. 

Marco Caprotti 09/09/2015 | 10:21

L’Italia ci ha provato. Ma convincere i mercati che i deboli elementi di ripresa del Belpaese sono un segnale incoraggiante era un compito troppo difficile, soprattutto in una fase di forte volatilità scatenata dalla discesa delle Borse cinesi e mentre tornano i dubbi sulla tenuta della crescita globale. Il risultato è stato che l’indice Msci dedicato alla Penisola, in un mese (fino al 7 settembre e calcolato in euro), ha perso l’8,9%, portando a +14,8% la performance da inizio anno.

L'Istituto nazionale di statistica (Istat) ha rivisto al rialzo la stima del Prodotto interno lordo nel secondo trimestre dell'anno. Gli ultimi dati dicono che l’indicatore, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dello 0,7% tendenziale (l'aumento più significativo dal secondo trimestre 2011). La stima preliminare diffusa il 14 agosto aveva rilevato una crescita congiunturale dello 0,2% e tendenziale dello 0,5%. Il secondo trimestre ha avuto lo stesso numero di giornate lavorative del trimestre precedente e una in più rispetto allo stesso periodo del 2014.

Occhio all’estero
“La crescita del Pil dovrebbe continuare sugli stessi ritmi del secondo trimestre (+0,3%) anche nel terzo, ma il rallentamento del commercio mondiale avrà un impatto sulle esportazioni, diminuendo l'apporto favorevole della componente estera”, dice l’Istat in una nota. “'Sulla base del modello di previsione di breve termine, la variazione congiunturale reale del Pil prevista per il terzo trimestre è pari a +0,3%. In presenza di un rallentamento delle esportazioni, condizionate dalla decelerazione delle economie dei paesi emergenti, la domanda nazionale (al netto delle scorte) dovrebbe fornire il principale contributo positivo al Pil. In questo scenario, la crescita acquisita per il 2015 è pari allo 0,7%”.

Il tasso di disoccupazione, sempre secondo l’istituto di statistica, è sceso a luglio al 12%, -0,5 punti percentuali rispetto al mese di giugno e 0,9 punti anno su anno. Si tratta del livello più basso dal luglio 2013. Il tasso di occupazione sale leggermente al 56,3% (+0,1 punti su mese e di 0,7 punti rispetto a luglio 2014, quando era pari al 55,6%). In termini assoluti, a luglio gli occupati sono aumentati dello 0,2% (+44 mila) e nell'anno dell'1,1% (+235 mila persone occupate); i disoccupati sono diminuiti del 4,4% (-143 mila) su base mensile e del 6,6% nei 12 mesi (-217 mila persone in cerca di lavoro).

Banche, imprese e famiglie
Qualcosa, intanto, si muove per quanto riguarda i prestiti alle aziende e alle famiglie. Il calo degli impieghi bancari alle imprese si è ridotto ulteriormente a luglio. Lo segnala la Banca d'Italia alla voce “Principali voci dei bilanci bancari”. A luglio i prestiti alle imprese sono diminuiti su base annua dell'1,1% mentre a giugno la flessione era stata dell'1,6% e a maggio dell'1,9%, sempre su base annua.

I prestiti al settore privato, corretti per tener conto delle cartolarizzazioni e degli altri crediti ceduti e cancellati dai bilanci bancari hanno registrato una contrazione su base annua dello 0,6% (-1% a giugno). Accelera invece la crescita dei prestiti alle famiglie: +0,3% sui dodici mesi (+0,1% a giugno). 

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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