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Le performance delle buone società

Uno studio di Morningstar mostra che le Sgr che allineano i loro interessi con quelli degli investitori ottengono risultati migliori nel tempo.

Sara Silano 09/07/2015 | 12:22
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Una società di gestione che sa trattenere i suoi talenti, non cavalca le mode nel lancio dei prodotti e non si fa guidare esclusivamente da logiche commerciali, produce migliori risultati per gli investitori. A dirlo è un’analisi di Morningstar sulla cosiddetta stewardship (letteralmente buona amministrazione) dell’industria del risparmio americana.

Lo studio, non si basa esclusivamente su giudizi qualitativi, ma su indicatori statistici che permettono di misurare la stewardship. Tra questi ci sono la capacità di un’azienda di trattenere i suoi talenti (manager retention rate), gli anni di esperienza (manager tenure) e l’investimento dei money manager nei fondi che gestiscono.

Trattenere i talenti
L’analisi mostra che le società con Manager retention superiore al 95% su cinque anni hanno un “tasso di successo” (misurato in termini di Morningstar Success Ratio e Morningstar Risk adjusted Success Ratio, due indicatori che evidenziano quali fondi siano sopravvissuti e abbiano sovraperformato i propri concorrenti nel periodo considerato, correggendo quindi per il cosiddetto survivorship bias) più elevato di quelle sotto l’85%.

Capacità di trattenere i gestori di talento

Questa misura è importante non solo per valutare le performance, ma anche perché dà un’indicazione sulla cultura aziendale, le capacità della società di trattenere i professionisti di talento e la sua “pazienza” nel sopportare periodi di performance deludenti. Un elevato turnover può significare che la casa di investimento ha difficoltà nel trovare le persone adatte a coprire determinate strategie. Ci sono situazioni in cui la possibilità di tenere le persone più brave è compromessa, come ad esempio le fusioni tra imprese o tra fondi.

Può essere utile combinare l’indicatore di retention con la cosiddetta manager tenure, che misura quanto a lungo un gestore è stato responsabile di una data strategia e rappresenta un altro segnale del “successo” di un’azienda nel fornire ai clienti risultati migliori. E’ importante anche perché l’uscita di un professionista può portare a un cambiamento nel processo di investimento, soprattutto nei casi in cui questo fosse tipico di quel particolare manager.

Dove investono i gestori
Lo studio di Morningstar considera un altro fattore, l’investimento del gestore nel suo fondo. La misurazione è possibile negli Stati Uniti (non in Italia), perché la Sec (la Consob a stelle e strisce) richiede di rendere noto questo dato su base annuale e all’interno di determinate fasce patrimoniali. Gli americani dicono Invest in managers who eat their own cooking, ossia investi nei gestori che mangiano il pasto che cucinano. In effetti, una simile strategia ha i suoi vantaggi. Innanzitutto, nessuno più del gestore conosce a fondo il prodotto di cui ha la responsabilità e può valutare se risponde alle sue esigenze. Inoltre, i fund manager sono molto oculati sulle spese, quindi eviteranno per sé prodotti troppo costosi, in quanto sanno quale peso hanno le fee sulle performance. Un altro vantaggio è l’allineamento tra l’interesse dell’investitore e quello del gestore. Tutti questi elementi rendono questo fattore predittivo delle performance future.

Costi e prodotti alla moda
Altri indicatori di stewardship sono i profili commissionali e, più in generale, le politiche commerciali (ad esempio la tendenza a lanciare molti prodotti di moda, senza tenere in debito conto le competenze interne all’azienda). Sono importanti anche le decisioni strategiche dell’azienda, come fusioni ed acquisizioni, la struttura di remunerazione dei gestori ed eventuali procedimenti legali.

Gli analisti sintetizzano lo studio di queste variabili nel giudizio dato a uno dei “pilastri” della ricerca qualitativa che porta all’assegnazione dell’Analyst rating, il cosiddetto Parent pillar. I gradi sono: Positive, Neutral e Negative.

“Noi crediamo che la qualità della società di gestione sia di estrema importanza nella valutazione dei fondi di investimento”, spiega Francesco Paganelli, analista sui fondi. “E’ la società, infatti, a decidere ad esempio i livelli dei costi, la struttura degli incentivi ai gestori, le strategie di crescita. Tutti fattori che possono fare la differenza nel lungo termine sulla qualità dei prodotti offerti”.

Continua Paganelli: “Noi preferiamo società con una solida cultura di investimento, che abbiano dimostrato di tutelare e in alcuni casi dare la precedenza agli interessi dei propri investitori. La nostra valutazione è quindi strettamente legata al concetto di stewardship, un termine inglese che può essere tradotto più o meno come ‘gestione attenta e responsabile di qualcosa affidato alla propria cura’ e che è l’opposto di salesmanship (focus sulle vendite). Società con un buon grado di stewardship pongono grande attenzione ai processi di investimento, tendono a operare all'interno del loro circolo di competenze e cercano di stabilire relazioni di lungo termine con i propri investitori, trattandoli come veri e propri partner. Preferiamo questo tipo di organizzazioni a quelle troppo focalizzate sulla raccolta, sui risultati di breve termine e sul lancio di prodotti trendy che aiutano la crescita degli attivi ma non rappresentano, nella maggioranza dei casi, la scelta ideale per un investitore”.

Anche se poche aziende si collocano ai due estremi, determinare il grado di stewardship o salesmanship di una società è l’obiettivo dell’analisi di Morningstar. A tal fine il team di ricerca analizza diversi aspetti, organizzando interviste con le stesse Sgr. “Ad esempio, esaminiamo la struttura organizzativa, il turnover e l’esperienza media dei team di gestione, la capacità di attrarre nuovi talenti, la gestione del capacity risk dei fondi, la strategia di crescita del gruppo, i risultati della gamma dei comparti offerti, il grado di trasparenza, la struttura di incentivi ai gestori, oltre logicamente a verificare la conformità a norme, regole o standard impartiti dal legislatore o dalle autorità di settore”, dice Paganelli.

Il panorama italiano
Le sgr italiane, attualmente coperte dai report Morningstar, che sono in tutto nove, hanno un rating neutrale (5) o negativo (4), come si può vedere nella tabella.

Analyst Rating Morningstar per le Sgr italiane

“La valutazione sotto la media di alcune Sgr italiane trova un tratto comune nel recente trend di lancio di moltissimi fondi a scadenza predefinita (anche conosciuti come “fondi a cedola”), che in alcuni casi rappresentano ormai il 40% degli asset in gestione”, afferma Paganelli. “In generale non abbiamo un’opinione positiva di questi fondi, una tipologia di prodotto che ha trovato successo in particolare nelle reti distributive bancarie che si rivolgono ai clienti retail. Questi fondi sono caratterizzati tra le altre cose da costi alti, minor flessibilità e da performance mediamente al di sotto dei fondi tradizionali” (vedi qui un’analisi di quelli obbligazionari).

“Per ciascuna di queste società ci sono comunque a nostro parere altre aree di miglioramento”, conclude l’analista. “Nei diversi casi tale svantaggio si concretizza nella presenza di costi mediamente troppo elevati, un meccanismo di remunerazione variabile dei gestori che fa un pessimo lavoro in termini di allineamento degli interessi dei gestori con quelli degli investitori, risultati dei fondi mediamente poco competitivi o, ancora, una forte instabilità nei team di gestione”. 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia