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L’Europa hi-tech fa i conti con la globalizzazione

La crescita nella regione di operatori esteri che si espandono con le M&A mette in una posizione difficile le aziende del Vecchio continente. Che cercano di difendersi con le stesse armi. 

Marco Caprotti 30/06/2015 | 12:42
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La globalizzazione sta arrivando anche nel segmento tecnologico del Vecchio continente. E dicono gli analisti, si prepara a cambiarlo radicalmente.

L’Europa occidentale rappresenta circa il 25% di un mercato, quello dei servizi IT che, a livello globale vale circa mille miliardi di dollari. Ma, in un’area composta da 15 differenti paesi, ognuno con la sua storia, lingua, cultura e governo, il comparto è estremamente frammentato, anche se la fetta maggiore del business è in mano a poche società. “Questo modello, tuttavia, sta per cambiare e il mercato potrebbe veder emergere nuovi player”, spiega Andrew Lange, analista di Morningstar che individua tre spinte dietro alla trasformazione. Prima: i concorrenti indiani e americani stanno facendo grandi sforzi per entrare nella regione e stanno investendo pesantemente per acquistare realtà locali. Secondo: la debole crescita economica europea sta spingendo le aziende a cercare strade per restare competitive, per tagliare i costi e per innovare. Terzo: sta prendendo sempre più piede la pratica di affidare alcuni servizi in outsourcing ad aziende estere. Un elemento che aumenta i legami con aziende al di fuori dei confini europei e che, in alcuni casi, può portare a delle fusioni o a delle acquisizioni.

E’ arrivato lo straniero
Un fenomeno, quest'ultimo, che si è già manifestato. Ad esempio, nel 2012 con l’acquisizione da parte di CGI dell’inglese Logica. L’anno dopo è stata la volta di Cognizant che si è portata a casa la tedesca C1 Group e la francese Equinox. Nel 2013 è arrivata l’indiana Tata Consultancy e si è presa la transalpina Alti. “Queste operazioni sono un esempio della strategia chiamata ‘compra e costruisci’: una società estera acquista un operatore locale e, immediatamente, ha a disposizione forza lavoro locale esperta e un buon portafoglio di clienti”, dice Lange. “A questo punto l’azienda estera può aggiungere la sua esperienza e i suoi prodotti per cercare di costruirsi una posizione competitiva”.

Il rischio, per le società europee è che gli operatori stranieri in questo modo siano in grado di avere una buona presenza nel Vecchio continente a cui possono aggiungere la capacità di dare un servizio migliore nel momento in cui le imprese cercano di semplificare la loro struttura tecnologica. Il tutto offrendo nuovi servizi e a prezzi più concorrenziali. “Ci sono diverse società straniere che si stanno muovendo sui potenziali clienti europei e stanno vincendo contratti di fornitura importanti”, dice l’analista di Morningstar. “Ci aspettiamo che questo trend continui e la battaglia per conquistare nuove quote di mercato diventi sempre più feroce”.

L’Europa non sta a guardare
Gli europei, da parte loro, non stanno con le mani in mano, come dimostrano le acquisizioni di alcuni rami d’azienda di Xerox da parte di Atos (per oltre 1 miliardo di dollari) e di IGate da parte di Capgemini (4 miliardi di dollari). “Sono operazioni che riflettono la crescente pressione cui sono sottoposte le aziende leader del Vecchio continente e la necessità di giocare alla pari con le società che arrivano da altre parti del mondo in termini di relazioni con i clienti, rafforzamento del marchio, visione globale e proprietà intellettuale”, dice Lange. 

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.