Coriandoli e Qe

I primi risultati delle iniezioni di liquidità della Bce, presentati in una movimentata conferenza stampa, piacciono ai mercati. Perché l'effetto sulla crescitta duri, dicono comunque gli operatori, servono riforme strutturali. Nel frattempo diventa più complicato muoversi fra i bond. 

Marco Caprotti 16/04/2015 | 11:56
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Spavento, coriandoli e rassicurazioni ai mercati. È questa la sintesi dell’ultima uscita della Banca centrale europea. Un appuntamento atteso dagli investitori perché era l’occasione per fare il punto sul primo mese del Quantitative easing (iniezioni di liquidità) dedicato all’economia di Eurolandia.

Il presidente dell’istituto centrale, Mario Draghi, dopo essersi ripreso dallo spavento per l’assalto di una contestatrice che ha cercato di inondarlo di coriandoli, si è mostrato piuttosto ottimista sulle prospettive dell'area euro. La ripresa, ha detto, si sta rafforzando e dovrebbe continuare ad ampliarsi. I rischi per la congiuntura, ha aggiunto, sono “ora più equilibrati”, seppur sempre orientati al ribasso. L'inflazione, ancora bassa (o negativa nei prossimi mesi), dovrebbe rimbalzare a cominciare dalla fine di quest'anno e proseguire su questo trend nel 2016 e 2017. Tutto questo, però, a condizione che la Bce attui “appieno” il suo programma di acquisti che ha  già raggiunto il target previsto (60 miliardi il volume) nel  primo mese. Draghi si è detto sorpreso delle continue indiscrezioni su un possibile stop anticipato del programma visto che “è appena iniziato”. In ogni caso, ha spiegato, il piano è abbastanza flessibile per adeguarlo alle condizioni che si presenteranno. Nessun timore per la possibilità che ci sia scarsità di titoli da comprare e nemmeno per possibili bolle su mercati o classi di asset: “non ci sono evidenze in questo senso”, ha detto Draghi.

Il numero uno dell’Eurotower è stato molto chiaro sulla strategia che seguirà la Bce nel valutare l'andamento dell'inflazione e, di conseguenza, sulla vita del programma. Non si giudicherà su un solo parametro o su singoli episodi, ma si darà un giudizio qualitativo e complessivo. “L’Europa dovrebbe fare bene nel 2015, grazie al Qe che terrà l’euro debole - dando così una spinta alle esportazioni - e ai bassi tassi di interesse, che incoraggeranno i prestiti”, dice Robert Johnson, responsabile della ricerca economica di Morningstar. “Se ci aggiungiamo anche i bassi costi dell’energia, per la regione non dovrebbe essere difficile andare un po’ meglio nel 2015. Tuttavia, senza alcune scelte difficili e le riforme strutturali, il rafforzamento della congiuntura potrebbe non durare”.

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Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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