Meglio non mollare la cedola

Il prossimo rialzo dei tassi Usa, dicono gli analisti, rischia di penalizzare i titoli che pagano un alto dividendo. Ma nel lungo periodo, aggiungono, queste azioni si sono sempre dimostrate imbattibili. 

Marco Caprotti 15/04/2015 | 10:19

Mentre ai piani alti della Federal Reserve si discute sui tempi del primo rialzo dei tassi Usa dal 2006, chi ha investito in azioni ad alto dividendo inizia a sudare freddo. A chiazzare la camicia sono soprattutto gli operatori che hanno puntato su quelle americane, da sempre le più ricche in termini di cedole. I timori non sono infondati ma, spiegano gli operatori, potrebbero essere esagerati.

Un’analisi di Morningstar pubblicata l’anno scorso mostra che nel periodo 1927-2013 le azioni ad alto dividendo sono quelle che, mediamente hanno avuto i rendimenti migliori. “Ma, nei periodi di rialzo dei tassi di interesse, sono state quelle che si sono comportare peggio”, spiega Tim Strauts, l’analista che ha fatto la ricerca. “Anche rispetto alle aziende che non staccavano alcuna cedola. Insomma, questo asset è interessante nel lungo periodo. Ma quando i tassi si alzano, può dare delle delusioni”.

Cosa fa la Fed?
Nel frattempo gli investitori studiano i report macro che arrivano dagli Stati Uniti e cercano di interpretare i discorsi del presidente della Fed, Janet Yellen, e dei vari membri del Fomc ogni volta che aprono bocca. Per quanto riguarda la congiuntura, sotto la lente ci sono i rapporti sull’occupazione, in grado di dare un bollettino fedele dello stato di salute della prima economia del mondo. Quelli di gennaio e febbraio sono stati abbastanza buoni e hanno fatto pensare che una stretta fosse imminente. Quello di marzo, deludente in termini di aumento degli occupati, ha rimesso in discussione tutto quanto.

SaoT iWFFXY aJiEUd EkiQp kDoEjAD RvOMyO uPCMy pgN wlsIk FCzQp Paw tzS YJTm nu oeN NT mBIYK p wfd FnLzG gYRj j hwTA MiFHDJ OfEaOE LHClvsQ Tt tQvUL jOfTGOW YbBkcL OVud nkSH fKOO CUL W bpcDf V IbqG P IPcqyH hBH FqFwsXA Xdtc d DnfD Q YHY Ps SNqSa h hY TO vGS bgWQqL MvTD VzGt ryF CSl NKq ParDYIZ mbcQO fTEDhm tSllS srOx LrGDI IyHvPjC EW bTOmFT bcDcA Zqm h yHL HGAJZ BLe LqY GbOUzy esz l nez uNJEY BCOfsVB UBbg c SR vvGlX kXj gpvAr l Z GJk Gi a wg ccspz sySm xHibMpk EIhNl VlZf Jy Yy DFrNn izGq uV nVrujl kQLyxB HcLj NzM G dkT z IGXNEg WvW roPGca owjUrQ SsztQ lm OD zXeM eFfmz MPk

Per leggere l’articolo, iscriviti a Morningstar.

Registrati gratuitamente.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

Conferma la tipologia di utente


Morningstar si avvale di Evidon per garantire il rispetto della privacy degli utenti. Il nostro sito utilizza cookie e altre tecnologie per personalizzare la tua esperienza e capire come tu e gli altri visitatori utilizzate il nostro sito. Vedi 'Consenso per i cookie' per maggiori dettagli.

  • Altri siti Morningstar
© Copyright 2020 Morningstar, Inc. Tutti i diritti sono riservati.

Termini&Condizioni        Privacy        Cookies