Lezioni greche all'Europa

I rischi per Atene e per la regione si sono ridotti, dicono gli operatori, ma non sono scomparsi. La strada scelta per affrontare la questione debito ellenico fa sorgere nuovi problemi per tutto il Vecchio continente. 

Marco Caprotti 26/02/2015 | 12:41
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Non basta sistemare il tassello “Grecia” per rimettere in piedi l’Europa. E’ vero che l’accordo per estendere di quattro mesi il piano di finanziamenti alla Grecia, per dirla con uno studio degli analisti dell’agenzia di rating Fitch, “riduce significativamente il rischio di breve termine di un breakdown nelle relazioni tra il governo greco e i paesi creditori” (tuttavia il report dice anche che non risolve appieno le incertezze sulle capacità di finanziamento del paese e delle sue banche, né garantisce una continuazione con successo delle trattative). Ma è anche vero che apre nuove questioni che riguardano sia Atene che il resto del Vecchio continente.

In attesa che venga approvata, entro la fine di aprile, la lista definitiva delle riforme da attuare in Grecia, toccherà alla Banca centrale europea svolgere il ruolo principale nel fornire agli istituti di credito greci e, di conseguenza, all’economia del paese, la necessaria liquidità. Sia l’Eurotower che il Fondo monetario internazionale (Fmi) hanno espresso cautela per il fatto che le proposte messe sul tavolo sino ad ora dalla Grecia (in sintesi: riduzione dei dicasteri - che passeranno da 16 a 10 – dei consulenti e dei benefit di ministri e parlamentari; spending review in ogni area della spesa pubblica non destinata a salari e pensioni, revisione della spesa sanitaria, ma garantendo l’accesso universale) non forniscono rassicurazioni su alcuni temi centrali come le pensioni e l’Iva. “La strada per completare la review e ricevere i fondi rimanenti (circa 7,2 miliardi) sarà accidentata”, proseguono da Fitch. E’ improbabile, secondo gli operatori, che la Grecia possa riuscire a tornare sul mercato del debito prima dell’estate, il che significa che si renderà necessario un programma sostitutivo prima che giunga a termine a giugno quello attuale.

Una tragedia senza fine?
Insomma, non siamo alla fine della tragedia greca (come è stata soprannominata la situazione del paese sin dallo scoppiare della crisi che ha convinto l’intera regione), visto che il finanziamento del debito rimarrà alquanto complicato fino al rimborso dell'ultima tranche del pacchetto di salvataggio e i pagamenti degli interessi sulle obbligazioni detenute dalla Bce saranno rigirati al Ministero del Tesoro greco. “Anche concluso questo passaggio, la Grecia avrà difficoltà a generare introiti fiscali sufficienti per adempiere i propri impegni, considerati i danni provocati all’economia locale dal tumulto politico in atto da dicembre”, spiega una nota di Eric Chaney, capo economista di Axa Group e responsabile della ricerca di Axa IM. “Sebbene la probabilità di una Grexit (così viene chiamata l’uscita della Grecia dall’area euro, Ndr) sia significativamente diminuita negli ultimi giorni, non si può completamente escluderne la possibilità per il prossimo anno, seppur remota. I due parametri chiave da monitorare nei prossimi mesi saranno la ripresa dell'economia ellenica e il clima politico locale”.

E proprio la strategia politica adottata dalla Grecia, sia entro i suoi confini che all’esterno, evidenzia alcuni elementi che potrebbero rappresentare un problema nei prossimi mesi, sia per la penisola ellenica che per il resto d’Europa. Il partito Syriza, uscito vincitore dalle elezioni, a urne appena chiuse aveva annunciato che avrebbe mantenuto fede agli impegni presi con gli elettori: riguadagnare sovranità sulle scelte economiche e di austerità e taglio dei debiti contratti con gli altri paesi europei. Atene giustificava la sua posizione utilizzando i concetti di “giusto” e “ragionevole” e con il timore che un’uscita della Grecia dal perimetro della moneta unica avrebbe innescato una reazione a catena coinvolgendo altri paesi della regione e mettendo in discussione l’esistenza stessa dell’euro. Nel giro di pochi giorni Atene ha dovuto accettare di ripagare tutto il debito, piegando la testa alle condizioni imposte, non solo dalla Germania, ma anche da altri paesi che hanno in corso programmi di austerità come Spagna e Portogallo (e che non capivano perché la Grecia dovesse avere un trattamento particolare)

Cosa impara l’Europa
“Tutta questa vicenda mette alla luce almeno tre lezioni che dovranno essere tenute a mente nei prossimi mesi da tutti i politici europei”, spiega Jeremy Beckwith, economista di Morningstar. “Prima: quando ci si imbarca in un negoziato di questo tipo bisogna avere ben chiaro quali armi si hanno a disposizione e come si intende ssarle. Di fatto, la Grecia si è puntata una pistola alla testa e ha minacciato di tirare il grilletto. Seconda: accettando le condizioni dell’Europa, Syriza ha guadagnato credibilità a livello internazionale, ma ne ha persa con i suoi elettori e con alcuni membri del partito. Terza e forse più importante: l’Europa non considera la democrazia un motivo sufficiente per non tenere fede ai patti e ai regolamenti. A questo punto dovrebbe essere abbastanza chiaro che far parte dell’euro implica una sostanziale perdita di sovranità per un paese, specialmente se ha un sistema finanziario debole”.

Insomma, nelle ultime settimane non sembra essere cambiato molto. “La Grecia è ancora impantanata in un debito che non riuscirà a ripagare e il governo ellenico continua a non avere voce in capitolo su come gestire la sua economia”, dice Beckwith. “La classe politica europea, intanto, ha sottolineato il suo diritto a ignorare i risultati della democrazia nel tentativo di mantenere in vita una moneta unica strutturalmente debole. Tutto questo è un equilibrio che non avrà lunga vita. Nuove crisi arriveranno”. 

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.