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Verso il mercato unico dei capitali

L’Europa studia misure per far fluire gli investimenti verso l’economia. Intanto lavora al decollo dei fondi a lungo termine e dei nuovi documenti informativi per i prodotti assicurativi. L’Esma pubblica il paper consultivo per l’implementazione della Mifid II e per mettere ordine nella giungla delle share class.

Sara Silano 05/02/2015 | 11:07
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Il 2015 si preannuncia un anno di grande fermento normativo in Europa. E’ stato inaugurato da una nuova Commissione per la stabilità finanziaria, che avrà l’obiettivo primario di sviluppare un mercato unico dei capitali per i 28 stati membri. In questo modo si spera di promuovere il lavoro e la crescita nell’Eurozona, facendo fluire verso le imprese fonti diverse di finanziamento, e di dare ai risparmiatori nuove opportunità di investimento.

E’ un tema caldo anche per l’Italia, già dibattuto durante la Morningstar investment conference di novembre a Milano, e che sarà al centro dell’edizione 2015 del Salone del risparmio promosso da Assogestioni, dal 25 al 27 marzo nel capoluogo lombardo.

Un piano per l’Europa
Nelle prossime settimane, sarà pubblicato un documento consultivo per coinvolgere tutte le parti interessate nel proporre linee di azione. “Abbiamo bisogno di identificare le barriere che ostacolano i flussi di capitale verso gli impegni produttivi e abbatterle”, ha detto in una nota il commissario Jonathan Hill, responsabile della stabilità finanziaria e l’unione dei mercati dei capitali.

In attesa di conoscere le proposte per quello che è stato definito “Il piano di investimenti per l’Europa”, l’industria finanziaria è alle prese con altre novità normative che la interessano direttamente.

Fondi a lungo termine
La proposta che più è vicina all’obiettivo di creare un raccordo tra finanza ed economia riguarda gli European long term investment fund (Eltif). Commissione, Consiglio dei ministri e Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo sullo schema regolamentare di questi strumenti che sono studiati per permettere agli investitori di allocare risorse su progetti di lungo termine, come le infrastrutture, i trasporti, l’energia sostenibile e le piccole aziende. “Trattandosi di fondi alternativi, saranno chiusi e a scadenza”, spiega Andrew Pettit, director of data and research strategy di Morningstar Europe. “Saranno collocabili sia agli investitori professionali sia ai privati. Questi ultimi, però, saranno sottoposti a un test di adeguatezza e dovrà essere consegnato loro il documento con le informazioni-chiave (Kiid)”.

Un Kiid anche per le polizze
Il 26 novembre è entrato in vigore il Regolamento sui prodotti di investimento al dettaglio e assicurativi pre-assemblati (Packaged retail and insurance-based investment products o PRIIPs), che prevede la produzione di un documento informativo-chiave, simile a quello già utilizzato dai fondi (Kiid), per i prodotti di investimento con una copertura assicurativa. Il prospetto, da consegnare prima della sottoscrizione, dovrà essere in un linguaggio chiaro e contenere le informazioni necessarie per un confronto con i concorrenti, la comprensione dei costi e del rapporto rischio/rendimento. Si stima che le nuove regole diventeranno operative non prima della fine del 2016 per i prodotti assicurativi, dopo che il Comitato delle autorità di vigilanza europee avrà definito lo schema standard. Per gli Ucits (fondi e sicav), ci sarà la revisione dell’attuale Kiid che potrebbe uscire nella versione rinnovata a fine 2019.

Mifid II
Sempre nell’ottica di una maggiore protezione degli investitori, l’Esma, l’autorità europea di vigilanza sui mercati, ha pubblicato un documento consultivo sugli standard tecnici per implementare la Mifid II e il regolamento attuativo MiFir, che diventeranno operativi da gennaio 2017. Tra le principali novità figurano i cambiamenti nel funzionamento dei mercati secondari, inclusa una maggior trasparenza di molte asset class, l’obbligo di trattare i derivati su sistemi di negoziazione soggetti a regolamentazione, requisiti specifici per chi utilizza algoritmi e high-frequency trading, ad esempio in termini di controllo del rischio.

La Mifid II prevede anche una serie di norme per aumentare la tutela degli investitori, tra cui chiarimenti sulle circostanze in cui i gestori possono ricevere ricerche da terze parti, precisazioni sugli inducement (“incentivi” che le imprese di investimento ricevono da terzi in relazione al servizio prestato ai clienti), maggiore trasparenza sui costi degli strumenti finanziari e sul loro effetto sui rendimenti, standard organizzativi per le imprese di consulenza indipendente e specifiche sul potere dell’Esma e delle authority nazionali nel proibire o restringere la distribuzione di prodotti finanziari.

La giungla delle classi
Infine, l’autorità di vigilanza europea ha messo mano al problema della proliferazione delle classi dei fondi, pubblicando un documento di consultazione per definirle e stabilire quali tipi sono ammissibili. Oggi la gamma è vastissima e va da differenze commissionali a più sofisticate divergenze nelle politiche di investimento con conseguente disorientamento degli investitori. 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia