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Fondi bilanciati, istruzioni per l’uso

Sono costituiti da un mix di azioni e obbligazioni. Il loro profilo di rischio può variare da prudente ad aggressivo.  

Valerio Baselli 23/06/2014 | 10:08
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I comparti bilanciati sono in assoluto la categoria che più di ogni altra è in questo momento al centro dell’interesse degli investitori e i dati di raccolta lo dimostrano. Quali sono le loro principali caratteristiche? A che tipo di investitore si rivolgono? E dove sono i rischi?

Come funzionano
I bilanciati sono fondi comuni che investono una parte del patrimonio in azioni e una parte in obbligazioni. In pratica, dedicano all’equity importi che vanno dal 10% al 90% del portafoglio. Le percentuali esatte investite in titoli azionari e obbligazionari variano da fondo a fondo e sono specificate sul documenti informativi del singolo comparto Perciò, di norma, la stessa società che li colloca ha un’offerta di fondi comuni bilanciati variegata, con diverse percentuali dedicate alla componente azionaria. In particolare, esistono fondi bilanciati con una vocazione più azionaria (in cui la parte equity non è mai inferiore al 50%) e strumenti più obbligazionari, in cui la componente bond pesa per una percentuale compresa fra il 10% e il 50%.

Come suggerisce il loro nome, questi fondi bilanciano la maggior costanza dei rendimenti obbligazionari con la più alta volatilità dei mercati azionari. Hanno per scopo l’incremento del valore del patrimonio, abbinato al conseguimento di una redditività in periodi non eccessivamente lunghi. Sono dunque ideali come forma di investimento per chi ha un orizzonte temporale di medio termine, (almeno tre-cinque anni). Di solito, la componente azionaria è internazionale e molto diversificata tra paesi e settori.

I rischi
I comparti bilanciati presentano un livello di rischio intermedio: superiore a quello dei fondi monetari e obbligazionari, ma inferiore rispetto a quello degli azionari. Il rischio associato all’investimento in questa tipologia di strumenti è innanzitutto legato alle percentuali investite in azioni e in obbligazioni. In generale, il rischio aumenta al crescere della componente azionaria, soggetta alle oscillazioni dei mercati, soprattutto se l'orizzonte del proprio investimento è di breve termine. Poi, come sempre, la politica e la bravura del gestore fanno la loro parte.

I flessibili
È importante distinguere i bilanciati che hanno un benchmark misto dai flessibili. Anche quest’ultimi, infatti, investono sia in azioni che in obbligazioni. La grossa differenza però, è che i gestori dei fondi flessibili non hanno vincoli, sono liberi di modificare la propria asset allocation in base alle fasi di mercato. Possono decidere, cioè di investire in azioni dallo zero al 100% del portafoglio in modo discrezionale.

 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

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Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.