Bce, niente favori all'economia

Il piano dell'Eurotower per dare una spinta all'Europa, dicono alcuni operatori, favorisce le Borse e, in particolare, le banche. I benefici per famiglie e imprese rischiano di essere scarsi. E i profitti aziendali potrebbero risentirne. 

Marco Caprotti 12/06/2014 | 12:16
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Un favore ai mercati finanziari, ma per l’economia reale cosa resta? Il governatore, Mario Draghi, ha tirato fuori dall’arsenale della Banca centrale europea l’artiglieria pesante per combattere la deflazione e dare una spinta alla congiuntura del Vecchio continente. I mercati hanno festeggiato. Ma per la ripresa congiunturale della regione i benefici delle decisioni prese settimana scorsa dall’istituto sono tutti da dimostrare.

Cosa dice l’Eurotower
Nell’ultima riunione dell’Eurotower è stato deciso un abbassamento del tasso di riferimento dallo 0,25% allo 0,15%, un taglio del tasso marginale di rifinanziamento dallo 0,75% allo 0,4% e infine un passaggio dallo 0% al -0,1% del tasso sui depositi. Per agire direttamente contro la deflazione è previsto un Ltro (Long term refinancing operations, piani di rifinanziamento a lungo termine condotti dalla Bce). C’è in agenda anche l’acquisto diretto di Abs (Asset backed securities), tassi bassi a lungo e lo stop alla sterilizzazione di titoli di debito pubblico acquistati con il programma Smp (Securities market programme, l’acquisto sul mercato secondario dei bond dei Paesi più colpiti dalla crisi finanziaria e i cui rendimenti erano diventati troppo onerosi). “Se c’è ancora necessità di muoversi, il consiglio direttivo è pronto a usare anche strumenti non convenzionali”, ha detto Draghi. “E gli acquisti di titoli su larga scala (o Quantitative easing, le iniezioni di liquidità sul modello di quelle fatte dalla Federal Reserve, Ndr) sono certamente uno di questi strumenti”. 

Sarà vera gloria?
Il giorno dell’annuncio New York è salita dell’1,4%, le Borse europee sono cresciute dell’1,2% e quelle degli emergenti del 2,4% (le iniezioni di liquidità sono una buona notizia per gli emerging anche perché, in prospettiva, potrebbero migliorare la situazione di uno sbocco importante per l’export come il Vecchio continente). “Questi programmi dovrebbero aiutare”, spiega Robert Johnson, responsabile della ricerca economica di Morningstar. “Resta da capire chi ne beneficerà, quando e in che misura. Io, nonostante l’entusiasmo dei mercati, resto scettico. Il piano della Bce dovrebbe, fra le altre cose, aiutare a indebolire la moneta unica rendendo più competitivo l’export dall’Europa. Ma tutte le aree stanno cercando di far calare le rispettive divise. E in una situazione in cui tutti agiscono nello stesso modo e con le stesse tempistiche, è difficile che qualcuno prevalga. Inoltre, gli aiuti alle banche per facilitare i prestiti non possono aiutare una crescita che, semplicemente, non c’è. Nella regione ci sono ancora problemi strutturali e fiscali che i soldi a basso costo non possono risolvere. Infine, bisogna tenere conto che la situazione europea è diversa da quella americana. Nel Vecchio continente ci sono meno proprietari di case e meno investitori sul mercato azionario. Questo significa che un programma di rilancio simile a quello degli Usa potrebbe essere poco efficace”.

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Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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