Poveri, da giovani e da vecchi

Per i lavoratori precari, la pensione resta un miraggio. In Italia l’assegno sociale pesa molto più che in altri paesi sulla spesa pubblica, senza però risolvere il problema dell’indigenza tra i pensionati. 

Sara Silano 28/11/2013 | 14:16
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Alle pensioni manca la benzina. Alta disoccupazione giovanile e precariato aumentano le probabilità di cadere in povertà una volta raggiunta l’età pensionabile. A lanciare l’allarme è l’ultimo rapporto dell’Ocse sulla previdenza, secondo il quale la sfida futura per i governi sarà quella di avere sistemi finanziariamente sostenibili e, allo stesso tempo, assicurare redditi adeguati al termine della vita lavorativa.

Un quadro grigio
L’Italia parte svantaggiata su tutti i fronti. Ha una disoccupazione giovanile intorno al 40% e un numero di precari che supera i 3,3 milioni di persone. Inoltre, nonostante le riforme previdenziali, l’assegno sociale pesa per il 30% sul totale della spesa pubblica, contro una media dei paesi Ocse del 17%. E’ superiore anche il rapporto con il Pil (15,4 contro 7,8%). Il quadro è reso ancora più buio dal progressivo invecchiamento della popolazione. Gli over 65 sono il 34,5% delle persone in età lavorativa contro una media Ocse del 25,5%.

Il sistema non funziona
Se da un lato il sistema contributivo permette allo stato di risparmiare sulla spesa pensionistica, dall’altro fa sì che il lavoratore possa contare solo su quanto effettivamente versato. Per un precario, dunque, sono alte le probabilità di non avere un reddito sufficiente. Il rischio povertà aumenta, in considerazione del fatto che oltre alle prestazioni sociali (assegno sociale) erogate in base al livello di reddito, per gli ultra-65enni, l'Italia non prevede alcuna pensione sociale per attenuare il rischio di povertà per gli anziani.

Aggrava la situazione il fatto che la previdenza integrativa, che è su base volontaria, sia poco diffusa. Non solo cresce a tassi bassi, ma in alcuni segmenti ha registrato quest’anno valori negativi. Secondo i dati della Covip (Commissione di vigilanza sul settore), i fondi negoziali hanno perso quasi l’1% di adesioni nei primi nove mesi del 2013. Dall’inizio dell’anno, il totale degli iscritti è aumentato meno del 5%.

Rischio povertà
Il rischio povertà degli anziani è largamente sottovalutato. La prevenzione, si legge nel rapporto Ocse, diventerà sempre più urgente con i baby boomer che vanno in pensione e le continue riforme del sistema previdenziale. Ci sono diversi problemi, dall’accantonamento di risorse sufficienti durante la fase lavorativa, indispensabile per avere un reddito, alla longevità. Se i meccanismi previdenziali non tengono conto di quest’ultimo aspetto è elevato il rischio di vivere più a lungo del proprio patrimonio finanziario, o, in altri termini, di non avere sufficienti soldi in età avanzata. In Italia, la speranza di vita a 65 anni è di 20,3 anni contro una media Ocse di 19,1.

Nei paesi con elevata disoccupazione giovanile, inoltre, le pensioni sono spesso l’unico reddito che la famiglia dispone per far fronte alla necessità di genitori e figli. Per questa ragione, non servono solo politiche previdenziali, ma anche sociali e del lavoro che creino opportunità di impiego per tutte le fasce generazionali.

In Italia, ci sono tutte le condizioni per un cortocircuito del sistema pensionistico; scarseggiano invece gli “elettricisti” capaci di aggiustarlo con adeguate politiche del lavoro, di tutela dei redditi e di valorizzazione del risparmio, soprattutto quello di lungo periodo.

 

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Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia

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