Ripresa voluttuaria

Il risveglio della congiuntura globale sarà una buona notizia per i beni di consumo del segmento discretionary (non di prima necessità). Ma ogni regione avrà il suo passo. Meglio muoversi di conseguenza. 

Marco Caprotti 06/08/2013 | 16:50
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Ripresa economica e consumi vanno a braccetto. Tanto che gli operatori, in un’ottica di risveglio dell’economia globale, consigliano di guardare al comparto dei cosiddetti consumer discretionary, (quei prodotti, cioè, largamente usati dalle famiglie ma che non sono considerati indispensabili). In questo scenario, però, le scelte geografiche diventano importanti, visto che non tutte le macroregioni viaggiano con lo stesso passo.

L’America va
I fari del mercato sono puntati soprattutto sugli Stati Uniti. A giugno i consumatori americani hanno speso di più nonostante un aumento limitato dei redditi, segno di una maggiore fiducia nella ripresa dell’economia. Secondo gli ultimi dati del dipartimento del Commercio, le spese per consumi sono cresciute dello 0,5%, il passo più rapido da febbraio, dopo il rialzo dello 0,2% del mese precedente. I redditi personali sono aumentati dello 0,3%, mentre gli esperti attendevano una crescita dello 0,5% dopo il +0,4 di maggio. “Il dato americano è particolarmente importante per capire lo stato di salute della congiuntura di quella che è ancora considerata la locomotiva del mondo”, spiega uno studio di Morningstar. “Le spese delle famiglie, infatti, formano il 70% dell’economia americana”.

Europa a più velocità
Qualche segnale di risveglio si vede anche in Europa. Nel mese di luglio l’indice di fiducia economica nella zona Euro è salito a 92,5 punti, rispetto ai 91,3 punti di giugno. Tuttavia, il risultato è stato di poco inferiore alle stime elaborate dagli analisti (92,6 punti). L’indice di fiducia dei consumatori, invece,  è migliorato a -17,4 punti, dai -18,8 di giugno.

In questo contesto, l’Italia zoppica, anche a causa dell’eredità che si porta dietro. Secondo gli ultimi dati dell’Istat, nel 2012 la spesa media mensile per famiglia è stata pari a 2.419 euro (-2,8% rispetto all'anno precedente). La spesa alimentare è stata sostanzialmente stabile (è passata da 477 a 468 euro), anche grazie alle strategie di risparmio messe in atto per fronteggiare l’aumento dei prezzi. E’ cresciuta, infatti, la percentuale di chi ha ridotto la qualità o la quantità dei generi alimentari acquistati (dal 53,6% del 2011 al 62,3% del 2012) e di coloro che si rivolgono all’hard discount (dal 10,5% al 12,3%). La spesa non alimentare è diminuita del 3% ed è calata nuovamente sotto i 2mila euro mensili: sono scese le spese per abbigliamento e calzature (-10,3%), per arredamenti, elettrodomestici e servizi per la casa (-8,7%) e quelle per tempo libero e cultura (-5,4%), a fronte però di un aumento del 3,9% delle uscite per combustibili ed energia.

Cautela con l’Asia
Per il momento non conviene contare sulla regione asiatica. A giugno, ad esempio, sono inaspettatamente diminuite le spese delle famiglie giapponesi. Il dato ha segnato infatti un decremento dello 0,4% a fronte dell’aumento dell’1,2% atteso dagli analisti.  Anche la Cina, dal punto di vista dei consumi, è forse meno interessante di quello che può sembrare a prima vista. Se è vero che il mercato potenziale è grandissimo, infatti, è anche vero che il colosso asiatico è ancora un paese a medio reddito dove, secondo i dati delle Nazioni Unite, il 13% della popolazione vive con meno di 1,25 dollari al giorno. Il reddito medio delle persone che vivono nelle zone urbane è di 3.500 dollari l’anno: un livello che non invoglia a consumi voluttuari. 

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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