VIDEO: Come gestire il rischio carbone

Intervistato in occasione della MIC 2018, Joris Laseur (Sustainalytics) spiega in che modo gli investitori dovrebbero prendere in considerazione il carbon risk nelle loro scelte di asset allocation.  

Valerio Baselli 05/12/2018 | 09:11

 

Valerio Baselli: Buongiorno e benvenuti alla Morningstar Investment Conference a Milano. Sono Valerio Baselli e oggi mi trovo in compagnia di Joris, responsabile soluzioni carbone di Sustainalytics. Buongiorno Joris e grazie.

Joris Laseur: Grazie a voi.

Baselli: Innanzitutto, che cos’è il rischio carbone e perché gli investitori dovrebbero preoccuparsene?

Laseur: Sono due domande importanti. Il rischio carbone si rifà alla prontezza delle aziende e degli investitori nel gestire la transizione energetica verso un’economia a basso utilizzo di carbone. Quindi, riguarda il cambiamento climatico, che si può dividere in due cose: il rischio carbone e l’impatto fisico. Noi ci focalizziamo sul rischio carbone per fermare il riscaldamento globale e per vedere se le aziende aiutano in questo senso. Mentre per il momento non ci occupiamo di impatto fisico, il che richiede una serie di dati e di modelli molto diversi da quelli che usiamo attualmente.

Baselli: Il riscaldamento climatico mette davvero in pericolo il profilo di rischio/rendimento dei portafogli? E come?

Laseur: Un modo per gestire ogni tipo di rischio è diversificare. Lo vediamo bene con i portafogli globali che includono centinaia o anche migliaia di titoli e che permettono di non essere colpiti da una singola azienda o da un singolo settore. Tuttavia, le singole società mostrano esposizioni al rischio carbone molto diverse ed è questo che noi quantifichiamo. E anche i portafogli che mostrano un rischio generale basso, hanno tante variabili diverse da dover gestire. Tradizionalmente si analizza l’impronta carbone di un’azienda e poi concludere la quantità di emissioni che si finanziano attraverso quella società o quel portafoglio. Questo è un buon punto di partenza per effettuare attività di reporting, confrontando l’impronta carbone con un benchmark o un altro portafoglio, ad esempio. Tuttavia, non basta agli investitori, che vogliono sapere quello che accadrà nel futuro e non quello che è già successo.

Gli investitori vogliono anche più informazioni a livello di singoli investimenti da questo punto di vista. Ad esempio, le utility sono in una posizione in cui possono fare moltissimo per spingere la transizione energetica verso le rinnovabili, allo stesso tempo per un produttore di acciaio è molto difficile decarbonizzare il proprio business. Usano entrambi molto carbone attualmente, ma dal punto di vista del rischio, il secondo è molto più svantaggiato.    

Baselli: Concretamente, come gli investitori possono gestire il rischio carbone?

Laseur: Ci sono molte sovrapposizioni con il più ampio concetto di sostenibilità e di rischi ESG, il carbone ne fa parte. La risposta generale è che gli investitori possono diversificare, rivolgersi verso i leader in termini di sostenibilità ambientale, possono mettere pressione alle aziende per delle migliori performance in questo senso, anche attraverso il loro voto.

Per quanto riguarda specificatamente il rischio carbone, alcune industrie sono per forza di cose più esposte di altre. Nel caso non si voglia escludere a priori un’intera industria, perché magari si vuole diversificare e non si vuole lasciar fuori dal proprio portafoglio acciaio e petrolio per esempio, anche in questo caso ci sono molti dati a disposizione per capire quali aziende all’interno anche di questi settori sono meglio posizionate per affrontare un futuro a basse emissioni di carbone.

Baselli: Grazie molte.

Laseur: Un piacere.

Baselli: Per Morningstar, Valerio Baselli, grazie per l’attenzione.

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Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar in Francia e Italia.