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Gli investimenti sostenibili sono diventati maggiorenni

Grazie a più dati e ricerche, l’universo ESG è ormai parte integrante dell’industria del risparmio. 

Jon Hale 12/07/2017 | 09:42

Crisi finanziaria globale e timori sul cambiamento climatico hanno dato slancio agli investimenti sostenibili nell’ultimo decennio. Secondo le stime, gli attivi in gestione sono cresciuti a 22.900 miliardi di dollari complessivi, dai 3.800 miliardi del 2006. Nella definizione di investimento sostenibile rientra qualsiasi approccio che includa i temi ambientali, sociali e di corporate governance (ESG) e il loro impatto, ma è un filone che beneficia anche di altri trend. È un settore sviluppatosi sulle già solide fondamenta degli investimenti socialmente responsabili, che oggi viene supportato da parametri ESG più sofisticati, una maggiore attenzione delle imprese verso la sostenibilità, una ricerca accademica favorevole, un’infrastruttura organizzativa e una performance competitiva.

Crescita del patrimonio investito in modo sostenibile

Crisi finanziaria e cambiamento climatico
La crisi finanziaria è stata un esempio di assunzione di rischi eccessivi e di miopia. Ha fatto diminuire la fiducia dei mercati nel sistema finanziario, ricordando agli investitori e alle imprese i pericoli di un collasso sistemico. In seguito, è maturata una maggiore attenzione verso i rischi nascosti, la responsabilità delle imprese, le minacce sistemiche e l’assunzione di una prospettiva di lungo periodo. Sono tutti temi di fondo degli investimenti sostenibili.

Sull’onda della crisi finanziaria, un’altra minaccia sistemica ha iniziato ad attirare l’attenzione degli investitori: il cambiamento climatico. Benché le prove del riscaldamento globale causato dall’uomo si accumulassero da decenni, l’irruzione del cambiamento climatico sulla scena pubblica risale al 2006, alla proiezione del film Una scomoda verità dell’ex-vicepresidente Al Gore. Da allora, la preoccupazione è cresciuta notevolmente negli investitori che vogliono comprendere quali sono le ripercussioni sulle società, le industrie e i sistemi economici nel loro complesso.

Agli inizi di quest’anno, due dei maggiori asset manager mondiali, BlackRock e State Street Global Advisors, hanno annunciato che avrebbero considerato come priorità assoluta il cambiamento climatico nei rapporti diretti con le aziende di cui sono azionisti. Insieme alle imprese, BlackRock vuole promuovere l’utilizzo del sistema di reporting sviluppato dal gruppo di lavoro sul clima del Financial Stability Board, che rappresenta per le società e gli investitori un punto di partenza per analizzare, comunicare e valorizzare i rischi e le opportunità legate al clima.

Nell’ultimo decennio è aumentata la complessità delle risposte ai temi-chiave della sostenibilità. Gli asset manager dispongono di dati migliori sul comportamento delle imprese e la ricerca accademica suggerisce che l’attenzione a questi fattori può contribuire a contenere il rischio, individuare società di qualità e ottimizzare i risultati. Stanno nascendo istituzioni che offrono formazione, ricerca e piattaforme di discussione sui temi ESG; inoltre, i portafogli socialmente responsabili ottengono performance competitive rispetto a quelle dei fondi convenzionali.

Migliori indicatori ESG
Oggi gli asset manager utilizzano i parametri ESG nel processo d’investimento, indipendentemente dal fatto che ci sia o meno un mandato di sostenibilità. I dati ESG permettono agli asset manager di valutare centinaia di indicatori aziendali, operare comparazioni rispetto a gruppi, settori e regioni di riferimento e, infine, valutare i progressi di una società nel migliorare la sua performance relativamente a questi fattori. Ciò non sarebbe possibile senza i database di società di ricerca come Sustainalytics e MSCI ESG Research.

Nel 2006 queste analizzavano un numero contenuto di imprese e rilevavano pochi indicatori ESG. Dieci anni dopo, oltre a disporre di dati più affidabili, offrono serie temporali utili ai fini della ricerca accademica. Secondo la Global Initiative for Sustainability Ratings, oltre a Sustainalytics e MSCI ESG Research, ci sono almeno altre sette società che fanno ricerca di questo tipo, insieme a oltre 100 organizzazioni attive in ambiti più specializzati. Per molti asset manager sono un punto di partenza delle loro analisi interne e un utile contributo per le valutazioni sui titoli.

La ricerca ha anche reso possibile lo sviluppo di indici ESG, fra cui i Morningstar Sustainability Index Series, sui cui sono basati i veicoli d’investimento passivi.

È inoltre diventato normale per le società pubblicare dettagliati rapporti sulla sostenibilità che si concentrano sui fattori ESG importanti per i risultati finanziari dell’impresa. Secondo il Governance and Accountability Institute, solo il 20% delle società che compongono l’Indice S&P 500 avevano pubblicato questi report nel 2011. Nel 2015, il loro numero era salito all’81%.

Ricerca accademica
Le ricerche accademiche sugli effetti dei fattori ESG sul portafoglio e sulla performance delle aziende, moltiplicatesi nel corso degli ultimi dieci anni, sono giunte a due conclusioni positive per il settore.

La prima è che l’evidenza empirica non corrobora la tesi secondo la quale i portafogli di investimenti sostenibili, o i loro predecessori che si concentravano sull’esclusione, ottengano performance inferiori a quelle dei portafogli tradizionali. In passato molti studi hanno verificato l’ipotesi secondo la quale gli investimenti basati sull’esclusione avrebbero sottoperformato a causa di portafogli meno efficienti. In realtà, Mercer e U.N. (2007) hanno riassunto 20 studi accademici, giungendo alla conclusione che non emergeva alcuna penalizzazione nella performance. 

Nel 2015 le ricerche pubblicate erano così numerose da dover ricorrere a metastudi per ricomporre il quadro generale, ma le conclusioni sono rimaste inalterate. Friede e altri (2015), attraverso 2.000 studi empirici pubblicati, hanno riscontrato risultati negativi soltanto nell’11% dei casi, a fronte di un 16% di risultati positivi, mentre la parte restante ha evidenziato risultati eterogenei o neutri. Si è dunque rafforzata ulteriormente la convinzione che l’inefficienza del portafoglio sia una tesi priva di riscontri.

Si tratta di una risposta importante per gli investimenti sostenibili poiché infonde fiducia nei gestori e negli investitori sulla capacità di un processo che integra i fattori ESG di ottenere performance in linea con quelle degli investimenti convenzionali e, sotto la guida di un abile gestore, persino migliori.

Infatti, Statman e Glushkov (2016) hanno indicato l’utilizzo della ricerca ESG nella selezione titoli e nella costruzione del portafoglio quale fattore di performance positivo. Ricorrendo a un modello multifattoriale, i due analisti hanno riscontrato un apporto importante ai risultati derivante soprattutto dall’integrazione dei fattori ESG.

La seconda conclusione della ricerca accademica riguarda l’esistenza di una relazione positiva tra la sostenibilità e la performance finanziaria di un’azienda. Arabesque e Oxford (2015) hanno esaminato oltre 200 studi sulla relazione fra le pratiche di sostenibilità aziendale e la performance finanziaria. Più dell’80% degli studi analizzati evidenzia un collegamento tra migliori pratiche di sostenibilità aziendale e minor costo del capitale, performance operative superiori e rendimenti azionari più elevati.

I risultati dimostrano che le società con performance di sostenibilità superiori presentano rating creditizi migliori e che le imprese dotate di sistemi di gestione ambientale vantano spread creditizi ridotti, mentre le società coinvolte in difficili questioni ambientali presentano spread creditizi più elevati. Un altro studio dimostra che il costo del capitale proprio è sensibilmente inferiore nelle società che sanno gestire meglio tali aspetti.  Eccles e altri (2014) hanno rilevato una marcata sovraperformance di lungo periodo delle imprese “ad elevata sostenibilità”, sia in termini contabili che di prezzo dell’azione. 

I Forum e le altre organizzazioni
Le organizzazioni nate per promuovere gli investimenti sostenibili hanno oltre dieci anni, ma è soprattutto nell’ultimo decennio che si sono sviluppate e ne sono emerse di nuove.

Il Forum per gli investimenti socialmente responsabili noto oggi con l’acronimo US SIF è attivo da oltre vent’anni. È un’organizzazione che raccoglie prevalentemente asset manager e consulenti che promuovono gli investimenti sostenibili. Oggi una rete di forum per investimenti sociali globali copre non solo gli Stati Uniti bensì anche il Canada, l’Europa (Italia inclusa, Ndr) e l’Australia/Asia. Ceres, fondata nel 1989, riunisce investitori, comitati d’impresa e gruppi d’interesse pubblico per accelerare l’adozione di pratiche aziendali sostenibili e la transizione verso una sana economia a basse emissioni di carbonio. Il Ceres Investor Network on Climate Risk and Sustainability, lanciato alla fine del 2003, conta fra i suoi membri più di 130 investitori istituzionali che gestiscono un patrimonio di oltre 17.000 miliardi di dollari. Nel 2002 è stato lanciato il Carbon Disclosure Project (CDP) a cui hanno aderito inizialmente 35 investitori istituzionali che gestiscono un patrimonio superiore ai 4.000 miliardi di dollari. Il CDP chiede alle società di comunicare le modalità di gestione dei rischi connessi al cambiamento climatico e fornisce linee guida per istruire sulla loro corretta gestione. Oggi, il CDP conta più di 800 aderenti che gestiscono un patrimonio di oltre 100.000 miliardi di dollari.

Nel 2006, i Principi di investimento responsabile (PRI) sponsorizzati dalle Nazioni Unite sono stati sottoscritti da 100 case d’investimento che raccolgono un patrimonio gestito pari a 6.500 miliardi di dollari. I principi si basano sull’idea che i temi ESG possano influenzare la performance degli investimenti e, pertanto, debbano essere affiancati ai criteri finanziari più tradizionali affinché gli investitori assolvano i propri doveri fiduciari. I PRI forniscono ai firmatari un quadro comune per integrare i criteri di sostenibilità negli investimenti, insieme a competenze tecniche e all’appartenenza a un network globale. Nel 2016 i firmatari erano saliti a più di 1.600 per un patrimonio pari a 62.000 miliardi di dollari.

Nel 2011 è nato il Sustainability Accounting Standards Board (SASB) con l’intento di definire standard settoriali specifici di reporting aziendale sui temi ESG. Le attività del SASB sono importanti perché fanno dialogare gli analisti aziendali con esperti settoriali e industriali nell’intento di definire la rilevanza dei temi ESG e di aiutare le imprese a capire come rendicontare questi parametri. L’obiettivo è quello di standardizzare la documentazione prodotta sui temi ESG, analogamente a quanto accade con quella finanziaria promossa dal Financial Accounting Standards Board. SASB mira ad essere riconosciuto come standard della sostenibilità.

Tutte queste organizzazioni sono sempre più riconosciute come fonti di informazione e formazione da parte degli investitori, del pubblico e delle autorità politiche.

Portafogli ESG e performance
Sebbene la stragrande maggioranza degli attivi investiti in strategie ESG appartenga a soggetti istituzionali, negli ultimi dieci anni è cresciuto notevolmente il numero di fondi sostenibili a livello mondiale e negli Stati Uniti. Nel 2006, operavano circa 1.200 comparti di questo tipo in tutto il mondo. Alla fine del primo trimestre del 2017, il database Morningstar contava 2.180 fondi con mandato responsabile.

Inoltre, negli ultimi dieci anni, questi strumenti hanno evidenziato un certo miglioramento della performance corretta per il rischio. Alla fine del 2006, il numero di fondi ESG con 1-2 stelle di Rating Morningstar superavano leggermente quelli con 4 o 5 stelle. Alla fine del 2016, questi ultimi erano in netta maggioranza.

Lo Star Rating dei fondi sostenibili

Prospettive future
La maggior parte dei grandi asset manager mondiali integra, almeno in parte, i temi ESG. Molti sono firmatari dei PRI e hanno avviato formalmente la procedura di inclusione dell’analisi ESG nei loro processi d’investimento. Alcuni hanno anche lanciato fondi tematici. Dato l’interesse mostrato dagli investitori verso l’impact investing, servono ulteriori strumenti per misurare l’impatto ambientale e sociale dei portafogli e per porre maggiore sull’engagement

Tutti gli indicatori evidenziano l’interesse degli investitori privati, inclusi quelli con elevati patrimoni, verso gli investimenti sostenibili, in modo particolare le donne e la generazione dei millennial. È soprattutto per questa ragione che gli asset manager stanno lanciando fondi di questo tipo.

Tuttavia, per gli investitori privati non è semplice integrare la sostenibilità negli investimenti. Inoltre, pochi consulenti finanziari utilizzano questi criteri come si può vedere nella figura 3. Queste sono alcune delle sfide future.  

Vai al mini-sito di Morningstar sugli investimenti sostenibili.

Investitori interessati negli investimenti sostenibili e consulenti finanziari

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Info autore

Jon Hale  è Head of sustainable investing research in Morningstar.