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Le dimensioni dell’investimento sostenibile

In Italia arrivano l’obbligo di rendicontazione non finanziaria e il riconoscimento della finanza etica. Intanto si amplia la gamma di strategie. Morningstar le ha mappate per aiutare gli investitori a orientarsi.

Sara Silano 09/02/2017 | 09:43

L’obbligo di rendicontazione non finanziaria delle imprese è diventato legge anche in Italia. Il 10 gennaio è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto legislativo n. 254 del 30 dicembre 2016, che recepisce la direttiva europea in materia.

Il bilancio non finanziario
Il provvedimento, che si applica agli esercizi finanziari dal 1 gennaio 2017, stabilisce che le imprese rendano pubbliche le informazioni sulle politiche adottate e i risultati ottenuti in materia ambientale e sociale, nonché quelle riguardanti i dipendenti, i diritti umani e la lotta contro la corruzione. L’obbligo riguarda i “grandi gruppi”, definiti in base a diversi requisiti, come il numero di dipendenti (superiore a 500 in media nell’esercizio finanziario), l’attivo dello stato patrimoniale (oltre i 20 milioni di euro) o i ricavi netti (sopra i 40 milioni).

La banca etica
La nuova legge è un altro tassello al riconoscimento della finanza etica, dopo che era stata prevista, nella legge di bilancio approvata il 7 dicembre 2016, una modifica al Testo unico bancario, che aveva introdotto i requisiti che un istituto di credito deve avere per essere definito “etico” e fissato alcuni incentivi fiscali per il loro rispetto.

Il ruolo della Borsa
Recentemente, inoltre, Borsa Italiana e London stock exchange group hanno pubblicato una guida per l'integrazione volontaria dei criteri ambientali, sociali e di governance (ESG, environmentalsocial governance) nelle comunicazioni agli investitori. Gli obiettivi sono l'aumento della consapevolezza di fornire informazioni di qualità su questi temi, l'aiuto agli emittenti e agli operatori per l'orientamento nel complesso panorama della reportistica sulla sostenibilità e l'attivazione di flussi di dati completi tra i diversi attori del mercato.

Perché investire “sostenibile”
Le nuove normative assumono grande rilevanza per gli investitori, che anche in Italia sono sempre più sensibili alle tematiche ambientali, sociali e di governo societario. Sono diverse le ragioni che spiegano una maggior responsabilità sociale nelle scelte di portafoglio: dalla volontà di influenzare positivamente la transizione verso un mondo più sostenibile, al desiderio di allineare le decisioni finanziarie ai propri valori, all’esigenza di ridurre il rischio patrimoniale complessivo. 

L’esclusione
Il tutto si inserisce in un contesto di aumento delle possibilità di scelta tra le strategie sostenibili. Morningstar ha recentemente mappato i diversi approcci per aiutare gli investitori a orientarsi e a prendere decisioni più consapevoli.

Un tempo, le strategie erano quasi esclusivamente basate sull’esclusione di determinate industrie, come ad esempio quella degli armamenti. Oggi questo approccio continua a raccogliere le masse patrimoniali più consistenti in Europa (10 mila miliardi di euro a fine 2015 secondo Eurosif), ma presenta molte varietà.

I criteri di esclusione sono spesso alla base dei portafogli con mandato socialmente responsabile (Sri), che hanno l’obiettivo di creare valore non solo per i sottoscrittori, ma per tutti gli attori coinvolti, sia interni (ad esempio i dipendenti) sia esterni (la società civile).

Un altro approccio, sempre basato sull’esclusione, consiste nel selezionare i titoli, tenendo in considerazione le normative e gli standard globali in tema di ambiente, società o governance promossi da organismi sovranazionali (ne è un esempio il protocollo di Kyoto sul surriscaldamento globale).

Infine, una strategia di esclusione a più ampio raggio è rappresentata dal divestment, in quanto movimenti formati da cittadini, studenti o comunità civili fanno pressioni perché i governi, le organizzazioni di vario tipo, i fondi pensione, ecc. non investano in industrie inquinanti o produttrici di armi di distruzione di massa. Tra il 2013 e il 2015 ha registrato tassi di crescita elevati, grazie soprattutto alle politiche per la dismissione dei combustibili fossili e la riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Henderson Global Investors è stata la prima nel 2006 a calcolare il Carbon footprint, misura del totale delle emissioni di gas ad effetto serra associate ai propri comparti socialmente responsabili. Ma sono state numerose negli ultimi anni le iniziative simili intraprese da fondi sovrani, fondi pensione e prodotti del risparmio gestito.

L’inclusione
Accanto agli approcci “di esclusione”, si stanno facendo strada quelli inclusivi, in base ai quali gli investitori e le aziende cercano di produrre un cambiamento positivo in relazione ai fattori ESG. Nel caso del best-in-class approach, selezionano le società con i più alti rating ambientali, sociali e di governance. Le strategie tematiche, invece, si focalizzano su un elemento specifico, come ad esempio le energie alternative o l’ambiente o l’agricoltura sostenibile.

Gli approcci diretti
Infine, esistono alcuni approcci diretti, quali l’impact investing e l’active ownership. Il primo combina il raggiungimento di risultati finanziari con la generazione di un impatto positivo sull’ambiente o la società, ad esempio con il sostegno a progetti abitativi per chi si trova in difficoltà (housing sociale) o il microcredito. Il secondo consiste nell’influenzare il comportamento di un fondo o di un’azienda con il proprio voto in modo da promuovere cambiamenti che creino valore nel lungo termine e quindi nella direzione di una maggiore sostenibilità.

Le dimensioni dell'investimento sostenibile

Vai al mini-sito Morningstar sul Sustainable investing.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Info autore Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia