Donne gestori, troppo poche

Uno studio Morningstar in 56 paesi rivela che solo un money manager su cinque appartiene al gentil sesso. Bocciati i grandi centri finanziari. Le opportunità sono nei nuovi segmenti di mercato.

Sara Silano 02/12/2016 | 11:15

Nel mondo, un gestore su cinque è donna. Gli uomini continuano ad essere la stragrande maggioranza nell’industria del risparmio, con una sproporzione che non si trova in altri settori, come quello dei medici o degli avvocati. Non solo, da otto anni la situazione è praticamente la stessa. A dirlo è uno studio di Morningstar, dal titolo Fund managers by genders, realizzato in 56 paesi su un totale di 26.340 gestori.

In Italia, il 17% dei money manager è donna, contro il 42% degli avvocati e il 40% dei dottori. Il Belpaese è posizionato meglio dei grandi centri finanziari come Londra o New York, ma peggio di Spagna e Francia. Tra le nazioni occidentali, la meno virtuosa è la Germania, dove solo il 9% dei gestori appartiene al gentil sesso.

Le donne gestori nel mondo

La lista nera
“Abbiamo registrato significative differenze a livello geografico”, spiega Laura Pavlenko Lutton, tra le autrici del report. “In particolare, i mercati più grandi sono anche quelli con i più bassi tassi di inclusione, in peggioramento rispetto agli anni scorsi”. La lista è lunga: oltre a Stati Uniti e Germania, include il Lussemburgo (dove hanno sede molte società di gestione che operano in tutta Europa), la Gran Bretagna, l’Australia e il Canada.

In molti di questi paesi, dove gli uomini hanno leadership consolidate, le donne incontrano reali difficoltà ad intraprendere la carriera di fund manager, anche quando hanno tutti i requisiti per farlo. Negli Usa, ad esempio, le professioniste con certificazione CFA (Chartered Financial Analyst) sono più di quelle che trovano impiego nella gestione dei portafogli.

Fare squadra
Tuttavia, ci sono aree dove le donne hanno più opportunità di carriera, alcune delle quali sono in espansione. E’ più probabile che un fondo passivo sia guidato da un team femminile rispetto a uno attivo, tradizionalmente in mano agli uomini. Lo stesso discorso vale per i fondi di fondi e i prodotti co-gestiti. “Studi accademici dimostrano che le donne preferiscono fare squadra”, si legge nel report, “mentre gli uomini sono più propensi alla competizione individuale. Per fortuna, il lavoro di team è in crescita: da gennaio 2008 a dicembre 2015 è passato dal 39,7 al 45,1%”.

Le donne sono state storicamente protagoniste nel segmento degli investimenti sostenibili. Ma, nel tempo, il gap con gli uomini si sta riducendo, per effetto della crescita dei prodotti socialmente responsabili, quindi delle opportunità di lavoro.

Gestione in rosa
Si può parlare di uno stile femminile di gestione? In un certo senso, sì. L’analisi dei portafogli dei fondi “in rosa” rivela un più basso turnover, quindi maggiore convinzione nella selezione dei titoli. Inoltre, è più probabile che un gestore donna di un fondo azionario o obbligazionario abbia il CFA rispetto a un uomo, quindi sia altamente qualificato per il ruolo che ricopre.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia