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Il mercato crede ancora agli Usa

Gli ultimi dati macro mostrano una situazione nebulosa, ma gli investitori continuano a comprare asset a stelle e strisce. I radar restano puntati sulle prossime mosse delle Fed. 

Marco Caprotti 08/06/2016 | 14:39

Gli investitori continuano a scommettere sulla ripresa dell’America. Anche se le ultime notizie arrivate dal fronte macro non sono proprio confortanti. L’analisi delle categorie Morningstar mostra che i diversi segmenti dedicati all’azionario a stelle e strisce nell’ultimo mese (fino al 7 giugno e calcolati in euro) hanno avuto andamenti positivi. Si va dal +3,93% del segmento dedicato alle large cap value al 6,35% delle small cap, passando per il 4% segnato dagli altri settori delle blue chip e per il +5,45% delle mid cap.

In attesa della Fed
Questo non significa che le preoccupazioni non manchino. Secondo l’ultimo Beige Book (il rapporto sullo stato di salute dell’economia americana che la Federal Reserve pubblica ogni sei settimane), dall'inizio di aprile a metà maggio l'occupazione e i salari sono cresciuti “in modo modesto”. Il virgolettato pesa, visto che il documento verrà utilizzato nella prossima riunione della Fed in calendario il 14 e 15 giugno in cui la banca centrale potrebbe decidere nuove manovre sui tassi di interesse.

Il dato va letto insieme a un altro elemento: quello relativo al settore delle costruzioni che ha rallentato a sorpresa il passo ad aprile. Secondo quanto reso noto dal Dipartimento americano del commercio, le spese per costruzioni sono scese dell’1,8% a 1.134 miliardi di dollari, mentre gli analisti attendevano un aumento dello 0,7%. In marzo il dato era salito dell'1,5% a 1.155 miliardi (rivisto al rialzo dal +0,3% della prima stima). Su base annuale, il dato è comunque in rialzo dell'8,7% rispetto ad aprile 2015. Le spese per costruzioni residenziali sono scese dell'1,5%, quelle per edifici pubblici sono diminuite del 2,8%, mentre quelle per autostrade sono calate del 6,6%. “La speranza, a questo punto, è che il dato sul lavoro continui a trattenere la Fed dall’alzare i tassi di interesse, dando in questo modo una mano al settore del mattone”, spiega Robert Johnson, responsabile della ricerca economica di Morningstar che mantiene la sua stima su un miglioramento del Pil Usa compreso fra il 2% e il 2,5% nel 2016. “La crescita, tuttavia, sta rallentando. Gli investitori e le economie che dipendono dagli Stati Uniti si dovranno muovere di conseguenza”.

La foto delle banche
Che la situazione oltreoceano sia complessa lo dimostra anche il settore finanziario. Le banche americane hanno archiviato il primo trimestre del 2016 con utili netti in calo rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso per la prima volta dal quarto trimestre del 2014. Il dato emerge dall’ultimo rapporto della Federal Deposit Insurance Corporation (Fdic), l'agenzia indipendente che garantisce i depositi bancari, secondo cui il numero delle istituzioni finanziarie problematiche è comunque sceso a 165, il minimo da oltre sette anni. Nei primi tre mesi dell'anno soltanto un gruppo è fallito. Nel periodo considerato, i profitti aggregati degli istituti di credito statunitensi sono arrivati a quota 39,1 miliardi di dollari, l'1,9% in meno rispetto al periodo gennaio-marzo del 2015. La contrazione è legata in larga parte a un balzo di 4,2 miliardi di dollari di accantonamenti dedicati a coprire future perdite sui prestiti. A pesare è stato il declino di 2,2 miliardi di dollari dei profitti generati da commissioni (e questo è colpa anche della contrazione degli introiti nell’attività di trading). “Il settore bancario ha registrato risultati misti nel primo trimestre", ha spiegato in una nota Martin Gruenberg, presidente della Fdic, facendo notare che le banche operano in una situazione difficile. “I risultati riflettono un contesto economico in evoluzione”. Gruenberg ha citato un “periodo prolungato di bassi tassi di interesse” che ha “ridotto i margini e spinto alcune istituzioni ad andare alla ricerca di rendimenti”. Secondo la Fdic l'impatto dei prezzi energetici bassi sul comparto bancario è ancora da valutare.

 

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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