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Il Giappone sfida se stesso

I fondi dedicati al Sol levante cercano di guadagnare terreno. La situazione macro non invita all’ottimismo. Ma l’Abenomics non è ancora fallita. E il paese può contare sulla Banca centrale. 

Marco Caprotti 31/03/2016 | 11:50

L’azionario giapponese prova faticosamente a recuperare terreno, ma deve fare i conti con un paese che stenta a ripartire. Almeno per il momento. L’analisi delle categorie Morningstar mostra che il gruppo che raccoglie i fondi equity small e mid cap dedicati al Sol levante nell’ultimo mese ha guadagnato il 2,04% mentre quello che raggruppa gli strumenti orientati alle blue chip è salito del 4,68%. Ancora poco, tuttavia, per recuperare il 14,6% che il primo ha perso dai massimi degli ultimi tre anni (giugno 2015) e il 10% lasciato per strada dai secondi (ad agosto dell’anno scorso).

In questo senso le notizie che arrivano dall’Arcipelago non invitano all’ottimismo. La frenata dell'economia giapponese è stata confermata dall’ultimo dato sul Pil che, nel quarto trimestre, ha registrato una contrazione dello 0,3% rispetto al terzo. Su base annua il calo è dell'1,1%. Il dato ufficiale del quarto trimestre è leggermente migliore della prima stima che indicava una contrazione trimestrale dello 0,4%. Nel quarto trimestre i consumi delle famiglie si sono ridotti dello 0,9% rispetto al periodo precedente.

Fallimento Abenomics?
C’è poi la flessione della produzione industriale. Secondo i dati diffusi dal ministero dell'Industria (Meti) a febbraio l’attività è calata del 6,2% su base mensile dopo il progresso del 3,7% registrato a gennaio. Il calo è più ampio di quanto stimassero gli analisti. Si tratta della contrazione mensile maggiore dal marzo del 2011. La discesa ha fatto tornare la produzione industriale ai livelli minimi del novembre 2012, prima del ritorno al potere del premier Shinzo Abe che ha varato una politica economica espansiva nota come Abenomics. “Molti iniziano a pensare che il piano di rilancio sia fallito”, spiega Emma Wall, editor di Morningstar. “In realtà bisogna leggere la situazione nella giusta prospettiva. Quando il progetto è stato lanciato nella primavera del 2013 il Giappone era sull’orlo di un abisso sia dal punto di vista del mercato borsistico, sia da quello socio-politico. Non sempre Abe è riuscito a procedere nella direzione che aveva deciso di intraprendere, ma ora il paese è passato da una situazione di deflazione a una di leggera inflazione, così come altre economie del mondo”.

C’è sempre la BoJ
Una mano cerca di darla la Banca del Giappone, che ha deciso di mantenere invariata la politica monetaria e il piano di incremento della base monetaria di 80 trilioni di yen all'anno. L'istituto centrale ha sottolineato che, mentre l'economia giapponese prosegue nella ripresa, le esportazioni e la produzione crescono lentamente, soprattutto per il rallentamento delle economie emergenti. Malgrado le aspettative di inflazione, il cui tasso annuo si aggira intorno allo zero, appaiano in rialzo nel lungo termine, “nel periodo recente - avverte la Banca centrale - si sono indebolite”.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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