Etf, i migliori e i peggiori del trimestre

Nel periodo luglio-settembre in spolvero Europa periferica e risorse di base. Male i mercati emergenti. Le commodity mostrano una doppia faccia.

Valerio Baselli 07/10/2013 | 14:38
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Nonostante gli alti e i bassi nella raccolta, il 2013 si sta dimostrando un anno record per gli Exchange traded product (Etp, acronimo che racchiude Etf, Etc ed Etn). Nei primi otto mesi dell’anno, infatti, la raccolta netta globale è pari a 138,5 miliardi, un livello mai toccato prima. Proprio per la sempre più massiccia presenza dei replicanti nei portafogli degli investitori, occorre sottolineare come la scelta del prodotto giusto faccia la differenza. Secondo i dati Morningstar, infatti, tra il miglior Etp in termini di rendimento nel terzo trimestre 2013 e il peggiore ci sono quasi 50 punti percentuali (prendendo in considerazione quelli quotati su Borsa Italiana ed escludendo i prodotti strutturati, cioè a leva o short).

A differenza dei fondi comuni tradizionali, gli Etp possono venire scambiati sul mercato intra-day e anche i loro costi di entrata e uscita sono molto più contenuti. Per questo si prestano a implementare allocazioni tattiche anche di breve periodo. Detto questo, nulla vieta di tenere in portafoglio Etf anche per molto tempo, Anzi, spesso fare trading troppo di frequente può rivelarsi dannoso. A questo proposito, Morningstar ha pubblicato l’anno scorso una breve guida sul trading con Etf (clicca qui per approfondire).

Alcune sorprese
Secondo i dati Morningstar, tra i primi della classe nell’ultimo trimestre troviamo il settore tecnologico, quello delle risorse di base, cioè le materie prime utilizzate nei processi industriali, e alcuni paesi dell’Europa periferica al centro della bufera da parecchio tempo, come Spagna, Grecia e Italia. Inoltre, si trovano commodity piuttosto particolari come stagno e cacao. Come si può notare dalla tabella sottostante, questi replicanti arrivavano da un periodo precedente abbastanza negativo, a conferma della loro spiccata volatilità.

Sul fronte dei bocciati, invece, la situazione è più simile alla prima parte dell’anno. I grossi mercati emergenti (come Brasile, India e Turchia) e le commodity agricole sono le asset class che hanno sofferto di più. Male anche un investimento alternativo come la volatilità americana, andato piuttosto bene invece nel secondo trimestre, prova del fatto che bisogna sempre valutare attentamente questi strumenti più complessi. L’Etf in questione mira a replicare l’andamento dello S&P 500 Vix Futures Enhanced Roll Total Return Index, un indice che è rappresentativo di una strategia basata sulla volatilità attesa del mercato azionario statunitense. In particolare, esso fornisce esposizione, al rialzo o al ribasso, ai movimenti dei contratti future quotati sul mercato Cboe (Chicago board options exchange) e relativi alla volatilità attesa dell’indice S&P 500. 

 

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Info autore

Valerio Baselli

Valerio Baselli  è Giornalista di Morningstar.

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