L’accordo commerciale spinge gli Usa. Ma c’è da fidarsi?

La Borsa americana ha iniziato con slancio il 2020 dopo la buona chiusura del 2019. La firma della Fase 1 per finire la guerra dei dazi, per il momento, tranquillizza gli operatori. Ma i nodi più importanti, dicono, devono ancora essere trattati. La Fed non tocca i tassi e studia il coronavirus.

Marco Caprotti 31/01/2020 | 15:45

La speranza che l’accordo commerciale fra Usa e Cina fosse a portata di mano ha continuato a spingere il mercato americano all’inizio del 2020 dopo la buona chiusura dell’anno precedente. L’indice Morningstar US market dai primi di gennaio (fino al 30 del mese e in euro) ha guadagnato il 3,5% (+33,6% nel 2019).

Indice Morningstar US
usa gennaio
Dati in euro aggiornati al 30 gennaio 2020
Fonte: Morningstar Direct

In questo quadro, a livello di fondi, ad approfittarne sono stati soprattutto quelli che puntano sulle Large cap growth che hanno deciso di mantenere la leadership detenuta anche nel 2019 (nel 2018, peraltro, era stato l’unico segmento Usa a chiudere in territorio positivo).

Nella tabella sotto sono indicate le categorie Morningstar in base al rendimento da inizio 2020 e la performance dell’anno scorso.

Andamento categorie Morningstar Usa
categorie usa gennaio

E’ arrivata la pace commerciale?
Gli operatori hanno tirato il primo sospiro di sollievo quando i delegati americani e quelli cinesi hanno firmato l’accordo detto di Fase 1 per arrivare, col tempo, a un agreementpiù completo:

-Pechino ha acconsentito ad acquistare più prodotti americani per un ammontare di 200 miliardi di dollari in due anni.

-In cambio l’America si è impegnata a non aumentare i dazi su 162 miliardi di dollari di esportazioni cinesi e a tagliare della metà il 15% dei dazi esistenti su altri 120 miliardi di prodotti cinesi (restano invece in vigore i dazi del 25% su 250 miliardi di dollari di esportazioni cinesi).

-Fuori dall’intesa (e oggetto della Fase 2 dell’accordo) ci sono il capitolo Huawei sul 5G e quelli dei sussidi di stato all’industria cinese.

Ma qual è il valore di questa prima fase della pace commerciale? “La Casa Bianca aveva bisogno di un accordo, a prescindere dai suoi contenuti, per poter dimostrare che l’approccio adottato sta dando i suoi frutti”, spiega Kim Catechis, Head of investment strategies di Martin Currie (affiliata di Legg Mason). “La sua importanza è data dal fatto che segna il congelamento dei dazi. Questo congelamento ha però buone probabilità di rivelarsi temporaneo, anche perché Pechino non vede vantaggi nel venire incontro agli Usa nella prossima fase, quando verranno al pettine i nodi più complicati. La raccomandazione per gli investitori, quindi, è di non lasciarsi prendere da facili entusiasmi e continuare a monitorare la situazione”.

Gli occhi sulla Fed
Accantonate, almeno nell’immediato le preoccupazioni sui dazi, gli investitori si sono concentrati sulla prima riunione dell’anno della Federal Reserve, per cercare indicazioni sulle prossime mosse dell’istituto. Il Fomc (Federal Open Market Commitee, il braccio operativo della Banca centrale Usa) ha confermato la propria politica monetaria mantenendo fissi i tassi d'interesse tra l'1,5% e l'1,75%.  La Banca Centrale statunitense ha anche segnalato che l'inflazione resta bassa, mentre l'economia sta crescendo ad un "tasso moderato". L'attuale politica, ha spiegato il presidente dell’istituto, Jerome Powell, è considerata adeguata per sostenere il ritorno dell'inflazione all'obiettivo del 2%.

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Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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