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Banche europee più snelle e tecnologiche

Gli istituti della regione stanno tagliando il personale e le filiali mentre investono sui servizi fintech. Le assicurazioni, intanto, cercano di migliorare l’attività di asset management. 

Marco Caprotti 31/10/2017 | 15:01

Sviluppo digitale e taglio dei costi. Sono questi gli elementi con cui devono fare i conti le banche europee. “Gli istituti della regione si devono adattare ai trend che si registrano a livello globale”, spiega Derya Guzel, analista di Morningstar. “Per questo investono nella digitalizzazione e riducono la presenza di personale”. Guardando ai piani di ristrutturazione presentati dai diversi istituti del Vecchio continente (e analizzati dalla European banking federation) si nota che le banche europee l’anno scorso hanno chiuso circa 9mila filiali e hanno tagliato il personale di 50mila unità. Nell’Unione europea il numero delle branch è sceso del 4,6% rispetto al 2015.

La rivoluzione fintech
“Il processo di riduzione del personale andrà avanti almeno fino al 2020 e, nel frattempo, le banche continueranno a investire nella digitalizzazione e nelle startup specializzate nel fintech”, spiega l’analista. Il secondo punto in particolare è frutto della crescente competizione che questo tipo di società finanziarie pongono agli istituti classici. La svedese Klarna (uno dei gruppi fintech più grandi della regione con 60 milioni di clienti e con transazioni per 13 miliardi di euro), ad esempio, ha appena ottenuto la licenza per operare come banca e si propone di diventare un istituto low cost che potrebbe dare filo da torcere ai gruppi tradizionali.

“Nel lungo periodo ci aspettiamo una collaborazione sempre più stretta fra gli istituti di credito e le società fintech”, spiega Guizel. “Alcune grandi merchant bank come Goldman Sachs, intanto, hanno già iniziato a investire nelle società di questo segmento”.

Più asset management per le assicurazioni
Qualcosa, intanto, potrebbe cambiare anche nel comparto assicurativo europeo. “Qui il tema emergente è quello dell’asset management”, spiega l’analista. “Queste società devono trovare un modo per combattere le minacce poste dagli strumenti low cost come gli Etf e dai bassi tassi di interesse”. Alcuni colossi si sono già mossi in questa direzione. Generali, ad esempio, a maggio ha detto che punta ad allargare la sua offerta di prodotti e a migliorare la strategia sul fronte della distribuzione.

In Francia, Axa ha annunciato di voler separare le sue attività in America per poi quotarle in Borsa. L’ultima a muoversi, in ordine di tempo, è stata l’inglese Prudential che, ad agosto, ha comunicato la fusione fra Prudential UK & Europe e M&G Asset Management. “Questa mossa è stata pensata per avvicinare le diverse attività di asset management e per migliorare i canali distributivi”, spiega l’analista. 

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Titoli citati nell'articolo

Nome TitoloPrezzoCambio (%)Morningstar Rating
Assicurazioni Generali18,20 EUR0,52
AXA SA23,92 EUR0,02
Goldman Sachs Group Inc206,52 USD0,03
Prudential PLC1.506,00 GBX0,53

Info autore

Marco Caprotti

Marco Caprotti  è Giornalista di Morningstar in Italia.

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