Fondi italiani con pochi vizi

Sono meno esposti rispetto a quelli di altri paesi europei a settori quali l’alcol, il tabacco o il gioco d’azzardo. In linea con l’offerta estera per quanto riguarda l’energia nucleare e il carbone.

Sara Silano 06/07/2017 | 15:46

Il giro d’affari generato dal gioco d’azzardo in Italia nel 2016 è stato di 96 miliardi di euro, circa l’8% in più dell’anno precedente (dati del ministero dell’Economia). L’Istituto superiore di sanità, invece, ha censito 11,7 milioni di fumatori in Italia, di cui sei milioni sono donne, per un fatturato di miliardi di euro l’anno. Infine, l’Organizzazione mondiale della sanità ha stimato in 7,6 litri l’alcol puro consumato in media da un italiano (con più di 15 anni di età) nel 2016.

Questi pochi numeri rivelano che in Italia l’industria dei “vizi” è in buona salute, ma nel portafoglio dei fondi azionari domiciliati nel Belpaese è meno rappresentata rispetto ad altri Paesi europei. E’ quanto emerge dall’elaborazione condotta da Thomas Furuseth, analista di Morningstar, dei dati di Product Involvement. Questi ultimi misurano il grado di esposizione a determinati prodotti e servizi, che l’investitore può non volere per coerenza con le proprie sensibilità o i propri valori religiosi (per ciascun mercato è stato considerato l’universo dei fondi azionari domiciliati, utilizzando le classi più anziane).

I pesi in portafoglio
Le aziende che operano nel settore del gioco d’azzardo, ad esempio, rappresentano in media solo lo 0,71% del portafoglio dei fondi italiani contro l’1,47% del Lussemburgo o le percentuali molto più elevate dell’area nordica (Svezia e Finlandia in testa). Per quanto riguarda gli alcolici, l’esposizione è dell’1,42%, contro oltre il 4% del Belgio e il 3,97% della Francia. L’industria delle sigarette pesa l’1,56% nel Belpaese e solo la Norvegia ha valori più bassi; quella pornografica, invece, non è presente sulla base dei dati analizzati.

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Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia

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