Industria globale dei fondi, l’avanzata degli indicizzati

MORNINGSTAR GLOBAL ASSET FLOW REPORT. Nel 2015 i flussi netti totali sono stati inferiori al 2014. I bilanciati sorpassano gli obbligazionari e i cross-border balzano davanti agli Stati Uniti.

Sara Silano 31/03/2016 | 13:58
Facebook Twitter LinkedIn

La torta del risparmio gestito mondiale si è ristretta. Nel 2015, Morningstar ha stimato flussi netti di un terzo inferiori al 2014 e pari a 949 miliardi di dollari. Anche se il dato rimane comunque positivo, il patrimonio netto complessivo è sceso da 29,21 mila miliardi a 28,9 mila miliardi a causa del volatile andamento dei mercati finanziari.

Il 2015 è stato un anno più turbolento del precedente, a causa di fattori come la divergenza nelle politiche monetarie delle banche centrali europea ed americana, il rallentamento della crescita e il calo del prezzo delle materie prime, in particolare del petrolio. Questi fattori hanno contribuito a un cambiamento nella mappa dell’industria. Gli Stati Uniti hanno perso il primato di paese con la maggior raccolta a vantaggio delle offerte cross-border (fondi domiciliati nei cosiddetti paradisi fiscali, come il Lussemburgo e l’Irlanda). Nonostante gli Usa siano scesi solo al secondo posto, hanno visto quasi dimezzarsi i flussi netti, passati da 580 a 263 miliardi tra il 2014 e il 2015. L’Europa ha mostrato una maggior tenuta: 170 miliardi contro 195 dell’anno precedente. Tuttavia, è l’Asia ad avere il più elevato tasso di crescita organica (flussi in rapporto al patrimonio iniziale), pari al 18,6%.

Flussi netti nei fondi per area geografica -2015

Tempo di alternativi
Tra le asset class, la più popolare è stata quella azionaria, come nel 2014 ma con flussi netti inferiori (305 contro 476 miliardi). Al secondo posto si sono collocati i bilanciati, che hanno superato gli obbligazionari, 171 a 132 miliardi. Come in Europa, anche nel resto del mondo, la sorpresa sono stati gli alternativi, che hanno registrato il più alto tasso di crescita organica. Questi fondi adottano strategie flessibili, simili agli hedge fund e cercano di rispondere alle esigenze di diversificazione (rispetto alle azioni e alle obbligazioni) e di rendimento, in un contesto di bassi tassi di interesse.

I dati generali nascondono differenti comportamenti nelle varie parti del globo. Gli americani continuano a preferire i prodotti azionari, mentre tra gli investitori europei e cross-border la preferenza va ai bilanciati, probabilmente per la minore tolleranza al rischio. Infine, i maggiori flussi in alternativi e obbligazionari arrivano dalle regioni cross-border.

Largo agli indicizzati
Bilanciati e flessibili sono le tipologie dove prevale la preferenza per la gestione attiva, mentre tra gli azionari si fa sempre più strada l’indicizzazione, soprattutto negli Stati Uniti. Inoltre, gli index fund avanzano nel reddito fisso: non solo i flussi verso i passivi sono stati superiori nel 2015, ma quelli verso gli active fund sono diventati negativi. Nel complesso il quadro appare ancora piuttosto variegato: in America il gap tra indicizzati e non sta diventando sempre più ampio ed è maggiormente evidente nell’equity, mentre nel Vecchio continente il trend è ancora all’inizio e interessa in particolare il segmento obbligazionario. Infine, in Asia e nell’offerta cross-border prevale ancora la gestione attiva.

Vanguard non delude
La società fondata da John Bogle rimane al primo posto per flussi netti e asset under management, grazie alla crescente popolarità delle sue strategie passive (ma anche di quelle attive). “Continua ad essere favorita dagli investitori perché mantiene le promesse di rendimenti competitivi a basso costo”, dicono gli analisti di Morningstar. In seconda posizione per raccolta netta globale si colloca il gruppo BlackRock (che comprende iShares), grazie in particolare ai risultati nel segmento index. Tra i gestori attivi “puri”, Fidelity è prima, seguita da JPMorgan.

Verso i migliori
Il rapporto offre anche alcuni spunti sulle scelte degli investitori in relazione al profilo di rischio/rendimento dei fondi. A livello globale, i prodotti con quattro o cinque stelle (i migliori secondo la scala di giudizio quantitativa di Morningstar) hanno ottenuto flussi positivi, mentre quelli a uno, due o tre stelle sono stati penalizzati dai riscatti. In ogni caso, la raccolta maggiore riguarda i nuovi fondi (meno di tre anni di vita), il che non stupisce dal momento che sono promossi in modo massiccio attraverso campagne di marketing e non hanno ancora un track record. Si giunge agli stessi risultati guardando l’Analyst rating, con i fondi Gold che sono stati gli unici (tra l’universo con rating) ad avere un tasso di crescita organica positiva nel 2015.

Le informazioni contenute in questo articolo sono esclusivamente a fini educativi e informativi. Non hanno l’obiettivo, né possono essere considerate un invito o incentivo a comprare o vendere un titolo o uno strumento finanziario. Non possono, inoltre, essere viste come una comunicazione che ha lo scopo di persuadere o incitare il lettore a comprare o vendere i titoli citati. I commenti forniti sono l’opinione dell’autore e non devono essere considerati delle raccomandazioni personalizzate. Le informazioni contenute nell’articolo non devono essere utilizzate come la sola fonte per prendere decisioni di investimento.

Facebook Twitter LinkedIn

Info autore

Sara Silano

Sara Silano  è caporedattore di Morningstar in Italia